viernes, 8 de junio de 2007

Due Opinioni su RCTV (Attilio Folliero e Antonio Pasquali intervistati da "La Voce d'Italia")

La Voce d'Italia di Caracas, 08/06/2007

Vedasi anche:
Il caso RCTV
Ahora la libertad de expresión es de todos

L'opinione di Attilio Folliero

Favorevole o contrario alla decisione di non rinnovare la concessione delle frequenze note come “canal 2” a Rctv? Perchè? Tutti sappiamo che qui in Venezuela ed in generale in America Latina anche nel settore delle telecomunicazioni c’è un profondo squilibrio a favore del privato. Quando Chávez arriva al Governo trova un solo canale pubblico nazionale (VTV), in stato di abbandono e non visibile in tutto il territorio nazionale. Per l’esattezza, nel 2000 c’era un solo canale pubblico e 19 privati in VHF; due pubblici e 28 privati in UHF. Nel 2006 abbiamo un solo canale pubblico e 20 privati in VHF; 44 privati, 6 pubblici e 28 comunitari in UHF. Venezuela sta portando avanti un processo di partecipazione attiva del popolo e si avverte la necessità che il popolo partecipi anche nei mezzi di comunicazione, dato che lo spettro radioelettrico gli appartiene. TVES interviene a colmare questo fabbisogno. Non è stato possibile realizzare prima questa nuova televisione perché le frequenze erano tutte occupate. Le frequenze hanno la caratteristica di essere un bene molto limitato per cui il governo ha dovuto aspettare che scadesse qualche concessione. Questo è successo il 28 maggio scorso, con la scadenza del contratto di concessione di RCTV. Il Governo di Chávez ha agito secondo legge, nell’interesse del popolo e sono pienamente d'accordo. Accennavo all’America Latina: presto assisteremo a qualcosa del genere in Ecuador, dove addirittura non esiste una TV pubblica e Correa sta disperatamente cercando di darne una al popolo ecuadoriano.


Come giudica il ruolo di RCTV negli eventi dell’11 aprile 2002? Nel caso ritenga si sia macchiata di colpe gravi, quali misure ritiene fossero da adottare nei suoi confronti? Non solo per quanto riguarda l’11 aprile, ma anche in precedenza, RCTV si era macchiata di reati gravi, tant’è vero che è stata ripetutamente oscurata, sia pure momentaneamente, nel 1976, nel 1980, nel 1981 ... e Chávez, all’epoca non esisteva. Non solo RCTV, ma le principali Tv private nazionali e locali sono state implicate nel Colpo di Stato. La mattina del 12 aprile, durante il famoso programma condotto da Napoleon Bravo su Venevision, pensando di essersi liberati del Governo Chávez, confessarono in diretta il loro ruolo, la loro partecipazione attiva nell’organizzazione di quegli eventi delittuosi. Ci sono le immagini. Negli anni successivi è avvenuto qualcosa di pianificato molto in alto. Conoscendo quali sarebbero stati gli sviluppi della politica di Chávez, ossia il cercare di abilitare un secondo canale nazionale per il popolo, cosa che avrebbe comportato il mancato rinnovamento di qualche contratto di concessione e le frequenze più indicate ed indiziate erano proprio quelle di RCTV, le migliori nello spettro radioelettrico, RCTV ha spudoratamente adottato una politica di scontro frontale e disonesto, nel tentativo di farsi chiudere, per poter dire al mondo che Chávez è un dittatore che chiude le voci della dissidenza. Chávez non è caduto nel tranello ed ha lasciato che RCTV continuasse a trasmettere fino alla scadenza naturale del contratto (28 maggio 2007). In Italia RCTV (e tante altre TV venezuelane) avrebbero incontrato sicuramente un qualche giudice che le avrebbe oscurate per evidenti violazioni della legge. Negli USA il proprietario ed i giornalisti di una TV che adotta il comportamento di RCTV avrebbero rischiato la sedia elettrica, perché il reato di istigazione all’omicidio del presidente è sanzionato precisamente con la pena di morte, di cui il sottoscritto dissente. Sicuramente ci troviamo di fronte ad una televisione che andava chiusa, ma non da Chávez, bensì dal potere giudiziario. Non è stato adottato tale provvedimento semplicemente perché in questo paese vige l’impunità. Ci sono stati colpi di stato, assalto di una ambasciata, la chiusura (questa si vera e con la forza) di VTV ed altri reati, tutti gravissimi di cui si conoscono i colpevoli, ma nessuno è finito in galera. Anzi diciamola fino in fondo: il Tribunale Supremo ha sancito che qui non c’è stato nessun colpo di Stato! Nessuno è finito in carcere. Gli unici due incriminati e catturati, Carlos Ortega e Pedro Carmona Estanga sono stati fatti scappare; addirittura Ortega due volte e la seconda volta è stato fatto evadere dal carcere di massima sicurezza!


Come ritiene debba essere una Tv di servizio pubblico? Ritiene che TVes garantisca un’informazione plurale, che dia voce anche a chi dissente dal governo? Sgomberiamo il campo da un equivoco: televisione pubblica non significa televisione al servizio del governo di turno, come accade più o meno ovunque, anche in Italia. Per definizione dunque deve essere aperta a tutti. Purtroppo, vediamo – e mi ripeto - che questo non accade spesso, se non in virtù di leggi molto ferree, qual’è il caso della Par Condicio in Italia. La pluralità, però, non può riguardare solo il momento delle elezioni. Stando alla mia esperienza personale venezuelana, penso che in questo paese ci sia piena libertà di opinione. Posso dare tranquillamente la mia testimonianza: ho potuto liberamente dissentire dall’idea di Chávez della possibilità di realizzare il socialismo in un solo paese e questo mi è capitato di dirlo alle telecamere di ANTV, la televisione del Parlamento. Anche dopo simile affermazione, ho continuato a frequentare i media venezuelani. Per mesi sono stato opinionista in due programmi radio, uno a RNV, la Radio Nazionale e l’altro a YVKE, la principale radio pubblica di questo paese. Più volte mi è capitato di dissentire. Ad esempio non ero e non sono d'accordo per il premio Nobel a Evo Morales, appoggiato da tutti in Venezuela, per via della partecipazione dei militari del suo paese nei massacri operati dalla forza dell’ONU a Ciudad Soleil in Haiti. Quando Evo Morales arriva al governo, trova che il suo esercito partecipa in questa coalizione, che di fatto si è trasformata in una vera e propria forza di occupazione e di repressione, per cui non avendo adottato – come era da aspettarsi - un provvedimento per il ritiro dei suoi militari, a mio avviso non merita il Premio Nobel della pace. L’ho detto dai microfoni venezuelani e nessuno mi ha mai censurato o impedito di ritornare. TVES credo possa essere una vera televisione pubblica; anche analizzando i nomi di coloro che sono stati chiamati a gestirla, mi sembrano tutte persone oneste e rispettabilissime. Ho piena fiducia in una TVES veramente pubblica e differente dalla precedente, ma solo il tempo potrà confermarlo.

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