miércoles, 8 de octubre de 2008

America Latina: il tramonto degli USA e l’ascesa di Hugo Chavez (Dopo l'operazione Fenix di Juan Manuel Santos e l'omicidio di Raul Reyes)

Attilio Folliero, Caracas, 08/03/2008 - Aggiornamenti: 13/03/2008 e 14/03/2008 

Lo scorso primo marzo l’esercito colombiano ha bombardato il territorio ecuadoriano col fine di assassinare un gruppo di guerriglieri della FARC (1). Tra gli altri, sono stati uccisi Raul Reyes, esponente di primo piano della FARC e sua moglie, figlia di Manuel Marulanda, capo supremo dell'organizzazione.

Sotto i bombardamenti, oltre ai guerriglieri, sono morti anche degli studenti universitari messicani, che nulla avevano a che fare con la guerriglia e si trovavano nel campo bombardato per svolgere una inchiesta; questi studenti, un paio di giorni prima, avevano partecipato al II Congresso della "Coordinadora Continentale Bolivariana" svoltosi a Quito. Di seguito il video dell'operazione militare che ha portato alla morte di Raul Reyes.


L'accampamento dei guerriglieri della FARC bombardato dalle Forze Armate colombiane (Operazione Fenix)


Le immagini dell'operazione militare "Fenix", che ha posto fine alla vita di Raul Reyes, sono state presentate al Congresso colombiano da Juan Manuel Santos, principale artefice di questa operazione. Ricordiamo che Santos è il Ministro della Difesa del Governo colombiano, presieduto da Alvaro Uribe Velez.

Va detto che è stata un'azione realizzata in totale violazione dei diritti umani. Inoltre, tale azione militare, un chiaro atto di guerra condotto in prima persona dal Ministro della Difesa del governo colombiano, ha violato il territorio di uno stato sovrano e rischia di accendere un conflitto in America Latina: l'Ecuador, il paese bombardato, ha prontamente rotto le relazioni diplomatiche con la Colombia; il Venezuela ha rafforzato la propria frontiera con la Colombia, inviando dieci battaglioni; anche il Nicaragua, che da tempo ha un contenzioso aperto con la Colombia per via della sovranità dell’arcipelago di San Andrés, nel Mar dei Caraibi, ha rotto le relazioni diplomatiche con la Colombia, schierandosi apertamente con l'Ecuador.

Praticamente tutti i paesi dell’America Latina hanno preso posizione a favore dell’Ecuador, condannando l’azione della Colombia, sia pure in maniera diversa. Anche vari paesi europei si sono pronunciati contro la Colombia; tra questi la Francia e l’Italia. La OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani ha condannato l’azione della Colombia, sia pure in maniera molto blanda. Gli unici che apertamente hanno appoggiato la Colombia sono stati gli USA. 

Partecipanti alla XX Riunione del Gruppo di Rio
Il sette marzo scorso, a Santo Domingo, durante la XX riunione del Gruppo di Rio, organizzazione che aggruppa paesi dell’America del Sud e dei Caraibi, la Colombia ha riconosciuto lo sbagliato e come uno scolaretto pentito di una mala azione, ha promesso di non violare mai più nessun territorio sovrano. Tutto bene, dunque? Crisi scongiurata?

E' importante notare che la Colombia già in passato aveva bombardato il territorio ecuadoriano, anzi in passato a causa di questi bombardamenti sono rimasti uccisi anche cittadini dell'Ecuador. La pratica della fumigazione da parte dell’esercito colombiano, congiuntamente a quello statunitense, per estirpare la coltivazione delle coca spesso è stata effettuata anche in territorio ecuadoriano, provocando varie vittime per avvelenamento tra i cittadini dell'Ecuador. Eppure mai nessun governo ecuadoriano aveva alzato la voce, o altro paese dell’America Latina aveva preso posizione. Quei morti non sono importati a nessuno.

Oggi le cose sono andate molto diversamente, arrivando ad un crisi che è stata sul punto di sfociare in guerra. Come mai? Cosa è successo realmente? Chi sono gli sconfitti? Chi i vincitori? Indubbiamente questa breve crisi è servita a fare chiarezza sui rapporti di forza esistenti attualmente in America Latina. Ma andiamo per ordine.

Chi c’era dietro il bombardamento?

Il Governo colombiano diretto da Uribe è totalmente manovrato dal Governo di George Bush; Uribe è semplicemente un burattino nelle mani degli USA. Non c’è dubbio che dietro questo bombardamento ci sia l’esercito USA. Tra l’altro la Colombia non ha la tecnologia ed i mezzi che sono stati impiegati in questa operazione; non ha la forza umana e tecnologica per controllare quella parte del suo territorio che confina con l’Ecuador e che di fatto è nelle mani della FARC.

Ben ha messo in evidenza Rafael Correa, presidente dell’Ecuaodor, quando ha detto che il suo paese non confina a nord con la Colombia, ma con la FARC. E’ un dato di fatto. In Colombia da sessant’anni si vive una guerra civile: da un lato l’esercito dello stato colombiano, diretto dall’oligarchia da sempre al potere e dall’altro l’esercito organizzato della FARC e di altre organizzazioni in guerra. 

La FARC, assieme alla ELN, è la più importante delle forze organizzate che si oppongono all’oligarchia al potere e controlla precisamente quel territorio che confina con l'Ecuador.

A seguito dei presunti attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001, gli USA hanno incluso la FARC nell’elenco dei gruppi terroristi. La FARC, però non è un gruppo terroristico, ma un esercito di liberazione nazionale. In sostanza inserendo la FARC tra i gruppi terroristici, gli USA possono intervenire direttamente nel conflitto colombiano e negli affari interni dell’America Latina.

L'inserimento della FARC nell’elenco dei terroristi, oltre a permettere agli USA di intervenire direttamente in Colombia, attraverso il “Plan Colombia”, oggi chiamato “Plan Patriota”, era stato deciso anche per contrastare la possibile ascesa del governo bolivariano di Hugo Chávez. Non a caso proprio in questi giorni il Governo Usa sta pensando di inserire il Venezuela fra i paesi “terroristi”, in quanto - dicono, senza ovviamente nessuna prova concreta - finanzia proprio i terroristi della FARC.

Per gli USA, l’America Latina ha rappresentato da sempre il proprio mercato di riferimento, sia per piazzare i propri prodotti, sia per rifocillarsi a prezzi stracciati delle immense risorse naturali di cui è ricco il territorio latinoamericano.

Negli ultimi anni, però la presenza di Hugo Chávez con la sua politica tendente a creare un blocco latinoamericano svincolato dagli USA e basato su un grande mercato latinoamericano, con una propria organizzazione politica (di cui UNASUR è l’embrione), con una propria Banca Centrale (il Banco del Sur, recentemente costituito) e una futura moneta unica, sta ponendo le basi per isolare gli USA, non solo politicamente, ma anche e soprattutto economicamente. Ovviamente gli USA non accetteranno mai di ritirarsi con la coda fra le gambe, abbandonando quello che per loro è il vitale mercato di riferimento; di conseguenza cercheranno in tutti i modi di continuare a controllarlo.

Oggi gli USA hanno pochi alleati nella regione Latinoamericana. Sebbene non tutti i governi dell’America Latina possono definirsi bolivariani ed alleati di Chávez (come Bolivia, Ecuador, Nicaragua e Cuba, ossia i paesi dell’ALBA), anche quelli che non si rispecchiano negli ideali di Chávez sono legati al Venezuela, per via della necessità di rifornirsi delle sue ingenti riserve energetiche. I paesi più reazionari alla politica di Chávez sono il Perù di Alan Garcia, il Messico di Calderon e la Colombia di Alvaro Uribe. Anche altri paesi, sia pure in maniera più blanda avversano Chávez, come il Cile. Ma alla fine, nella sostanza tutti i paesi dell’America Latina hanno necessità del Venezuela sia per rifocillarsi di petrolio, sia per vendere i propri prodotti. Anche la Colombia, di fatto il più reazionario dei paesi latinoamericani, non può fare a meno del Venezuela.

Dunque, cosa è successo?

Gli USA hanno tentato di creare una crisi in America Latina: l’obiettivo è Chávez ed il Venezuela. Con il bombardamento dell’Ecuador ovviamente si intendeva colpire Chávez. Gli Usa per cercare di riprendere totalmente il controllo nella regione debbono necessariamente liberarsi di Chávez e dividere fra di loro i vari stati.

Dietro il bombardamento dell’Ecuador, con la scusa di colpire i guerriglieri della FARC, il vero obiettivo era dunque cercare di dividere i vari paesi del blocco. Se i paesi dell’America Latina riescono ad unirsi attorno al progetto unionista di Chávez, per gli Usa è la fine del suo strapotere nella regione. Questo dunque il vero obiettivo: creare una crisi fra i vari stati, fino al punto da sfociare in una possibile guerra.

La reazione però è stata completamente opposta. Al bombardamento del territorio dell’Ecuador, il Venezuela ha reagito prontamente, mostrando i muscoli, spostando dieci battaglioni alla frontiera con la Colombia; in sostanza Chávez sta dicendo agli Usa di essere preparato e pronto ad affrontarli. Congiuntamente, la diplomazia, attivatasi prontamente, ha portato tutti gli stati a schierarsi dalla parte dell’Ecuador, il che significava dire dalla parte del Venezuela. Perfino i paesi più reazionari ed i più blandi hanno preso posizione contro la Colombia. Se nei fatti, paesi come il Perù o il Messico sono filostatunitensi, nella sostanza dagli USA non ricevono alcun aiuto, perché ormai la superpotenza economia che fu gli Usa è solo un lontano ricordo. Gli Usa sono una superpotenza militare, ma lo strapotere economico ormai è finito: dietro l’angolo c’e una profonda crisi economica ed un forte ridimensionamento del suo ruolo a livello mondiale.

In sostanza questa crisi ha messo in evidenza quali sono i nuovi rapporti di forza esistenti in America Latina e soprattutto il potere riconosciuto del Governo Venezuelano. Hugo Chávez è il vero vincitore di questa crisi.

Ma c’è anche un’altra riflessione da fare. In Colombia esiste la guerra civile: da un lato l’oligarchia e le classi dominati al potere e legate agli USA e dall’altro lato una gran parte della popolazione che appoggia la FARC e le altre organizzazioni guerrigliere, che ovviamente attingono al proletariato ed al sottoproletariato.

Anche se vi sono ancora numerosi falchi in Colombia, fra le parti in guerra esiste la convinzione di poter arrivare alla pace. Questa crisi, con l’accordo voluto e cercato dal governo colombiano (sintomatica la corsa di Uribe alla fine della riunione del Gruppo di Rio nel tentativo di raggiungere e stringere la mano prima a Correa e poi a Chávez) ha dimostrato che anche la parte più reazionaria inizia a rendersi conto che gli USA non rappresentano il futuro, ma il passato e quindi poco a poco dovranno abbandonare la via delle armi, per potersi alleare al blocco latinoamericano.
Al termine della "Cumbre" di Rio, Uribe corre ad abbracciare e stringere la mano prima a Correa poi a Chavez
Tutto il processo non sarà semplice, ne indolore, ma sembra stia andando in questa direzione. Il processo di pace in Colombia significherà la sconfitta definitiva degli USA.

Nota

(1Per maggiori informazioni sulla FARC, consigliamo "Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia" e "Línea de mando de las FARC-EP" (wikipedia in spagnolo); inoltre consigliamo il sito ufficiale de la FARC, Url: http://www.farc-ep.co/
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