martes, 28 de abril de 2015

Mercoledi’ 29 aprile Tappa romana della Carovana da Ayotzinapa

Irene Salvi, Mediapolitika, 27/04/2015

La notte del 26 settembre 2014 un gruppo di alunni della Escula Normal di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero (Messico) viaggiava verso la capitale per partecipare all’annuale manifestazione in ricordo della strage di studenti avvenuta nella piazza di Tlatelolco nel 1968. Il loro pullman è stato fermato da un commando armato: in seguito alla sparatoria tre ragazzi sono stati uccisi, diversi feriti e alcuni sono riusciti a fuggire, mentre gli altri sono stati sequestrati.


Sette mesi dopo, 43 di loro risultano ancora desaparecidos. In seguito alle prime indagini il sindaco di Iguala Josè Luis Abarca e sua moglie, sorella di un boss del locale cartello di narcotrafficanti Guerreros Unidos, si sono dimessi dai rispettivi incarichi. Il governo di Enrique Peña Nieto si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, attenendosi alla versione ufficiale – massicciamente diffusa dai media messicani – secondo la quale l’aggressione sarebbe stata commessa da agenti della polizia municipale di Iguala e sicari del narcotraffico, con la complicità del sindaco Abarca. Ma il cono d’ombra della complicità si è subito allargato a tutti i livelli dello Stato: gli studenti sopravvissuti hanno identificato tra gli aggressori agenti in divisa della Policìa Federal, e l’ultimo segnale GPS dei cellulari degli scomparsi proviene da una caserma dell’Esercito messicano nella città di Iguala.

Le principali associazioni internazionali per la difesa dei diritti umani denunciano che in Messico negli ultimi anni sono scomparse decine di migliaia di persone, tra cui moltissimi studenti; secondo gli ultimi rapporti di Amnesty International e Human Rights watch, i corpi armati dello Stato sono responsabili delle sparizioni nella maggior parte dei casi. “Spesso nella stessa famiglia” – affermano i comitati di parenti delle vittime – “ci sono nonni, figli e nipoti desaparecidos”. Il circuito delle Escuelas Normales y Rurales, che dai primi del ‘900 formano maestri nelle aree meno sviluppate del Messico, è storicamente malvisto dai governi centrali; negli ultimi anni sono stati drasticamente ridotti i fondi loro dedicati nel bilancio federale, portando alla chiusura di numerose scuole. Delle oltre 40 esistenti, oggi ne restano aperte solo quindici: una di queste è la Lucho Cabañas di Ayotzinapa, da sempre sede di un collettivo studentesco attivo, vicino alle vertenze contadine e zapatiste.

Alle richieste dei familiari dei 43 scomparsi di Ayotzinapa il governo ha continuato a opporre un muro di silenzio fino al febbraio 2015, quando la Procuradorìa General di Città del Messico, incaricata del caso, ha dichiarato chiuse le indagini diffondendo una nuova ricostruzione: gli studenti sarebbero stati uccisi dai narcotrafficanti dei Guerreros Unidos e i loro corpi bruciati nella discarica di Cocula, poco lontano dal luogo del sequestro. Questa versione sembra smentita da un’indagine indipendente commissionata al Gruppo Argentino di Antropologia Forense (EAAF), team di ricercatori esperti in desaparecidos che ha studiato molti casi di sparizioni forzate nel continente sudamericano, secondo il quale “i resti rinvenuti non consentono un’identificazione su base genetica”. Cocula è effettivamente un’immensa fossa comune, dove periodicamente emergono resti umani carbonizzati destinati – quasi sempre – a rimanere non identificati.

Rifiutata la versione ufficiale e ritenendo di non poter ottenere giustizia nel loro paese, i familiari degli scomparsi hanno deciso di internazionalizzare la lotta: a marzo sono partite le “Carovane per Ayotzinapa”, con le quali gruppi di familiari e compagni dei 43 studenti girano il mondo per raccontare la loro esperienza e chiedere solidarietà. Due delegazioni hanno attraversato gli Stati Uniti e il Canada, un’altra ha percorso diversi Stati dell’America del sud; l’ultima, la Eurocaravana43, è arrivata nel nostro continente lo scorso 16 aprile. Nelle prossime settimane attraverserà 20 città in 14 paesi per incontrare associazioni, rappresentanti istituzionali e movimenti sociali. Omar Garcìa, studente sopravvissuto al 26 settembre e membro della delegazione, lo definisce un viaggio “di lotta e denuncia, di globalizzazione della dignità”. In Italia sono previste due tappe: il 28 aprile a Milano e il 29 a Roma, dove si terranno un presidio mattutino all’ambasciata del Messico e un incontro con studenti e collettivi nella facoltà di Lettere della Sapienza.

Info su EuroCaravana43 a Roma

La delegazione, composta da Eleucadio Ortega Carlos – membro del comitato dei familiari e padre di uno degli studenti desaparecidos -, Omar Garcìa – rappresentante degli studenti di Ayotzinapa – e Román Alejandro Hernández Rivas – del centro di difesa dei diritti umani Tlachinollan (Guerrero) – pretende a gran voce il ritorno a casa degli studenti. All’Europa chiede di tenere alta l’attenzione sugli atti di repressione contro il movimento sociale che lotta per la liberazione dei ragazzi e di sostenere la loro lotta per ottenere garanzie reali di rispetto dei diritti umani da parte dello stato messicano.

Ad accoglierli a Roma sarà un assemblea – nata in occasione della visita – composta da comitati di solidarietà internazionale, centri sociali, collettivi studenteschi, media indipendenti e il comitato “Madri per Roma città aperta”.

Il programma della giornata prevede

– h 11, presidio sotto l’Ambasciata messicana in via Lazzaro  Spallanzani, 16

– h 13, pranzo presso il pratone della Sapienza

– h 15, incontro pubblico con la delegazione presso la Facoltà di Lettere della Sapienza

– h 20, cena al L.O.A. ACROBAX (via della Vasca Navale) per finanziare le spese della carovana

Info e contatti: 338 7241425

Blog Eurocaravana43: sulugarlosespera.wordpress.com/


Mercoledi’ 29 aprile “Tappa romana della Carovana da Ayotzinapa”

Le tappe europee dell'Eurocaravana43 2015



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