viernes, 11 de diciembre de 2015

In Venezuela vince l’Unione Democratica, contro il Polo Patriottico chavista. Intervista ad Attilio Folliero

Federico Dal Cortivo intervista Attilio Folliero, 10/12/2015

Il Direttore Federico Dal Cortivo ha intervistato il Prof. Attilio Folliero, politologo, già professore contrattato de la Escuela de Comunicacion Social de la Universidad Central de Venezuela e dell’Università Militare.

D: Prof. Folliero l’Unione Democratica vince le elezioni parlamentari in Venezuela, un risultato che non pareva così scontato alla vigilia. Chi rappresenta questa coalizione e quali  sono secondo lei le cause interne che hanno portato dopo 17 anni alla sconfitta del partito chavista PSUV?

R: Fino ad un mese fa circa la vittoria della MUD sembrava scontata, anche se ovviamente non nelle dimensioni assunte oggi. Negli ultimi mesi il governo aveva adottato una serie di strumenti atti a mitigare la crisi che viveva il proletariato venezuelano e la maggior parte della popolazione: un aumento considerevole dei salari; un cambio nel modo di calcolare il “buono alimentazione” che accompagna il salario, diventando più sostanzioso; ha decretato un mese extra di “aguinaldo”, l’equivalente della nostra tredicesima, che in Venezuela equivale a due mesi extra di stipendio e quest’anno dunque corrispondeva a tre mesi extra; migliaia di mercati a cielo aperto straordinari per fare arrivare a tutta la popolazione i prodotti alimentari di prima necessità ed a prezzi controllati. Questi ed altri provvedimenti sembravano avessero ridato una certa fiducia nel governo; evidentemente non è stato così. Alla fine i partiti di opposizione hanno vinto.

Detto in maniera semplice, la causa della sconfitta è da ricercare nel malcontento esistente nella popolazione, ma ovviamente i motivi sono profondi. Il malcontento è stato causato dalla scarsità di beni e per conseguenza l’alta inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto dei salariati.

Due sono stati i fattori che hanno determinato la scarsità: la caduta dei prezzi del petrolio e la guerra economica.

La caduta internazionale dei prezzi del petrolio ha determinato un minor ingresso in valuta straniera, dollari, e per conseguenza minor disponibilità economiche da destinare alle importazioni. Purtroppo il Venezuela vive del petrolio, vende petrolio, incassa i dollari e con questi importa la maggior parte dei prodotti di cui ha bisogno; quindi produce ben poco. Nel momento in cui si determina la caduta del prezzo del petrolio aumenta la scarsità di prodotti e le file davanti ai negozi che hanno qualcosa da vendere si ingigantiscono.

In realtà già esisteva una scarsità di prodotti, scarsità creata artificialmente dall’oligarchia economica. L’oligarchia, la vecchia classe dominante che era stata spodestata dal potere politico con l’avvento di Hugo Chavez e della sua “Rivoluzione bolivariana”, con la morte di Hugo Chavez (5 marzo 2013) pensava di riprenderesi il potere; invece alle elezioni presidenziali dell’aprile 2013 vince Nicolas Maduro. Doi fronte a questa ennesima sconfitta elettorale reagisce innanzitutto scatenando azioni violente di strada che provocheranno decine e decine di morti. Sul piano economico reagisce con la cosiddetta “guerra economica”. Sa che per vincere una elezione è necessario convincere la maggioranza degli elettori a votare per i propri rappresentati politici ed in Venezuela non era facile perché il popolo aveva ottenuto numerosi benefici dal governo. L’unico modo per convincere i cittadini ad appoggiare i propri rappresentanti politici era creare malconento nella popolazione, facendo ricadere la colpa sul governo. L’oligarchia economica controllando la produzione e la distribuzione dei prodotti fa sparire dal mercato molti beni di prima necessità, dalla farina di mais, base dell’alimentazione venezuelana, alla carta igienica, allo shampoo, al sapone, ecc..., prodotti che spariscono dai negozi e supermercati e si trovano solo al mercato nero a prezzi enormemente superiori. Solo i negozi statali vendono tali prodotti a prezzo controllato; ovviamente essendo i negozi statali una minima parte della catena distributiva si creano code colossali; per cercare di ridurle e regolarle il governo introduce la regola che ogni persona può accedere ai negozi una volta a settimana, in base al numero finale della carta d’identità e per evitare possibili imbrogli si provvede a leggere le impronte digitali del compratore; progressivamente tutti i negozi vengono dotati di lettore per le impronte digitali. Malgrado ciò le file continuano e superarono in molti casi le 10/12 ore, cominciando dalla notte.

Bisogna aggiungere anche che la classe dominante controlla la maggior parte dei mezzi di comunicazione del paese e con la diffusione di notizie allarmistiche sulla scarsità ha contribuito ad alimentarla: l’utente televisivo ascolta che manca o mancherà questo o quel prodotto e si riversa nei negozi a comprarlo, determinandone la scarsità. Contemporaneamente diffondono l’informazione che la causa della scarsità è dovuta all’inefficienza del governo. Con tale metodo hanno creato il malconento ed attribuito la colpa al governo.

Ovviamente la guerra economica riguarda tutti gli aspetti dell’economia. Per esempio hanno bloccato il mercato immobiliare, aumentando artificialmente i prezzi degli immobili. Nel 2013 un appartamento medio di 80 metri in una zona residenziale di caracas costava attorno a 600.000-800.000 bs; in pochi mesi le grandi agenzie immobiliari che dettano legge nel settore hanno portato i prezzi a 20/30 milioni ed oltre; nessuno in Venezuela può oggi comprare un appartamento. Rricordo che nel 2014 il reddito medio del venezuelano era 14.000 bs. Questo meccanismo è stato adottato per tutti beni, contribuendo a far crescere il malcontento e facendo ricadere la colpa sul governo, che ovviamente ha le sue reposnabilità.

Domenica scorsa, nel silenzio delle urna, la popolazione lo ha penalizzato, votando per i partiti di opposizone. Il sistema elettorale maggioritario ha finito per ingigantire la dimensione della vittoria; in termini di voti i partiti di opposizione hanno ottenuto attorno al 56% ed i 2/3 dei seggi.

D: Chi rappresenta questa coalizione?

R: Questi partiti di opposizione rappresentano le classi ricche, l’oligarchia econmica. In Venezuela i partiti sono tantissimi, sia di opposizone che quelli che appoggiano il governo. Oltre alle liste locali, vi sono circa 40 partiti che hanno più o meno carattere nazionale. Di questi 16 fanno parte del blocco che appoggia il governo ed il principale è il Partito Socialista (PSUV), primo partito del Venezuela che rimane tale anche dopo questa elezione; una ventina di partiti fanno parte della “Mesa de la Unidad Democratica” (MUD), l’Unione Democratica. Per questa elezione, a causa di dissidi interni, molti di questi partiti di opposizione hanno deciso di presentare candidati propri, che all’atto pratico hanno riscosso poco successo. Della MUD, per questa elezione facevano parte partiti come Primero Justicia, Un Nuevo Tiempo, Voluntad Popular, AD e Copei, premiati dagli elettori.

D: Che ruolo hanno giocato secondo lei e se lo hanno giocato, gli Stati Uniti  e le grandi Corporation atlantiche sul risultato elettorale?

R: Innanzitutto bisogna dire che gli USA (ovvero presunte organizzazioni senza fini di lucro, come la NED, la National Endowment for Democracys e simili) sono i principali finanziatori dei movimenti politici di opposizione. Ovviamente i partiti non ricevono direttamente finanziamenti dall’estero, perchè le leggi venezuelane lo proibiscono; tali finanziamenti arrivano a ONG e associazioni varie, fittiziamente create con l’unico scopo di raccogliere fondi per l’attività di propaganda antigovernativa.

A parte i finanziamenti, gli USA hanno giocato un ruolo importante anche nel campo comunicazionale, creando da un lato una matrice di opinione internazionale contro il Venezuela e dall’altro con i propri mezzi contribuiscono ad influenzare l’opinione pubblica locale, facendo apertamente campagna elettorale a favore dei partiti di opposizione atraverso programmi televisivi che arrivano ai venezuelani attraverso la TV via satellite. Poi ci sono gli SMS: i cellulari dei venezuelani sono indondati da messaggi pro opposzione che arrivano dall’estero. Infine c’è Internet: una persona residente in Venezuela quando naviga, qualunque sia il sito nel mondo che visita, appare sempre una pubblictà a favore della MUD. Io per esempio navigo spesso siti italiani, ebbene in tutti quelli che hanno programmi pubblictari appariva la pubblicità elettorale in favore della MUD. La maggior parte dei siti ovviamente non sa neppure di stare facendo questo tipo di pubblicità, che avviene attraverso l’affiliazione a ben noti programmi pubblcitari.

Accanto a questi interventi diciamo finanziari e comunicazionali, durante questa campagna elettorale c’è stato anche il tentativo di spaventare la popolazione diffondendo notizie circa un intervento militare da parte di forze internazionali.  Ne ha dato notizia anche il vostro sito. Effettivamente la portaerei USA “George Washington”, stanziata solitamente in California, è stata posizionata in acque caraibiche, vicino alla costa venezuelana; e qui era il giorno delle elezioni parlamentari

I siti vicini ai partiti di governo hanno reagito diffondendo notizie dell’arrivo di una portaerei russa e navi cinesi a difesa della sovranità territoriale del Venezuela. Uno dei più importanti siti web filogovernativi è “Con el mazo dando”, la versione Internet di un noto programma teelvisivo, diretto da Disodado Cabello, presidente uscente del Parlamento e vice presidente del PSUV. Ebbene questo sito ha riportato la notizia dell’arrivo di una portaerei russa (allego lo screenshoitt della pagina, poi cancellata). Il lettore può quindi farsi una idea del clima pensate e stressante che si è vissuto in Venezuela in questi ultimi due anni circa.


Screenshot della Notizia dell'arrivo di navi russe e cinesi in Venezuela (da "Con el mazo dando")

D: Anche il Venezuela, come l’Argentina dopo anni di governo di orientamento nazionale e sociale, sterza a destra, come direbbe lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano ”le oligarchie dell’America del Sud guardano sempre a Washington e a Londra, mai ai propri popoli, visti quasi con disprezzo”, lei che ne pensa di questo passo indietro e un ritorno al vecchio passato che sembra non passare mai?

R: Purtroppo è la realtà. Analizziamo i motivi. Il Venezuela e tutti i paesi dell’America Latina sono ricchi di materie prime che affluiscono nei mercati occidentali e di tutto il mondo. Tutti i paesi della regione ed i loro governi dipendono moltissimo dagli ingressi derivanti dalla vendita delle materie prime. I governi a tendenza nazionale e sociale possono portare avanti certe politiche sociali proprio grazie a questi ingressi; con la caduta dei prezzi delle materie prime di questi ultimi tempi, vengono meno questi ingressi e quindi i governi si trovano in difficoltà. Ovviamente le vecchie oligarchie, appoggiate da Washington e Londra, ne approfittano immediatamente per cercare di riprendersi il potere.

I governi progressisti cercano di far pagare prezzi più equi possibili per le proprie materie prime, al fine di avere gli ingressi necessari a finanziare le proprie politiche sociali. Ai governi che rappresentano le oligarchie non interessano i popoli, non interessano le politiche sociali; loro fanno gli interessi delel classi domninanti e pertanto privatizzano e svendono tutto ciò che appartiene allo stato, imprese statali e materie prime.Clamoroso il caso del petrolio venezuelano, che veniva letteralmente “regalato” alle compagnie anglo-statunitensi, le quali per la concessione dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi pagavano commissioni dell’ordine dell’1%! È ovvio che Washington e Londra appoggino queste oligarchie.

Dall’Argentina al Venezuela, dunque stiamo assistendo ad un ritorno al passato. I governi progressisti privati degli ingressi derivanti dalle materie prime incontrano difficoltà a finanziare i propri programmi sociali e quindi finiscono per essere penalizzati dai propri elettori al momento del voto. Ovviamente ci sono anche altri motivi: a volte l’inefficienza, a volte la corruzione, a volte si unisce la guerra economica, come nel caso del Venezuela...


D: Prof. Folliero, che possiamo aspettarci dalla nuova maggioranza in tema di politica interna e internazionale, dove in quest’ultima il Presidente Chavez prima e Maduro poi avevano  intessuto importanti legami con Russia, Iran e Cina? E sul fronte del continente Latino Americano? Verranno  meno anche il contributo del Venezuala all’ALBA-Alleanza Bolivariana per le Americhe e  al  Mercosur-Mercato Comune America del Sud?

R: Va precisato che l’opposizione adesso controlla il Parlamento, ma il potere esecutivo è ancora nelle mani del chavismo. Certamente possono influenzare l’azione di governo, in base alla Costituzione venezuelana.

Il problema principale è che l’opposizione, essendo adesso maggioranza nel paese, può richiedere la revoca del presidente attraverso il referendum revocatorio. La Costituzione venezuelana prevede la possibilità di revocare qualasiasi carica elettiva attraverso un referendum revocatorio, a metà del mandato. Ad aprile 2016, compiendosi la metà del mandato presidenziale, scattano i termini per richiedere la revocaca del presidente Maduro appunto attraverso il referendum revocatorio e in questo momento un eventuale referendum revocatorio metterebbe sicuramente fine al mandato del presidente Maduro. Dopo la revoca del presidente (che al momento dunque sembra scontata) l’opposizone provvederebbe ad effetuare una “pulizia” totale del chavismo; questa opposizione non si limiterebbe alla semplice rimozione del funzionario, ma avvierebbe una spietata caccia al chavista. Insomma, se la attuale opposizione riuscisse ad arrivare nuovamente al governo tornerebbe l’omicidio politico, i desaparecidos, la sparizione forzata dell’avversario politico, gli abusi ed i soprusi di ogni genere. Chi sono i personaggi che conformano la attuale opposizione, o una parte di essa e cosa facevano negli anni settanta, ottanta o novanta ce lo dice la storia.

Un eventuale ritorno al governo dell'attuale opposizione, comporterebbe notevoli cambiamenti per quanto riguarda la politica interna, soprattutto in campo economico. Il loro programma è chiaro ed è notorio: ridurre ai minimi termini l’intervento dello stato nell’economia; privatizzare imprese statali; liberalizzare i prezzi dei serivzi pubblici essenziali; congelare stipendi e pensioni; hanno già annunciato che vogliono riformare la legge sul lavoro. Non hanno detto niente circa lo smantellamento del controllo cambiario, ma è chiaro che questo è il loro principale obiettivo. 

Adesso controllano il Parlamento e possono emanare leggi, che però necessitano della firma del Presidente per poter entrare in vigore; in caso di uno scontro tra Parlamento e Presiodente avrebbe un ruolo determinante il Tribunale Supremo. Per esempio l'opposzione ha annunciato che la prima legge che approveranno riguarderà la liberazione dei “prigionieri politici”; è chiaro il riferimento a Leopoldo Lopez. Sul tema ci sarebbe molto da dire; diciamo solo che in Venezuela non ci sono prigionieri politici, ma politici finiti in prigione per aver commesso dei reati previsti dal codice pensale. Lopez è in galera per istigazione alla violenza ed all’omicidio; dopo il suo intervento si è scatenata la violenza che è costata la vita a 43 cittadini! Questo sarebbe un prigioniero politico? Nel caso approvassero una simile legge, il Presidente ha già annunciato che mai la firmerebbe. Si preannuncia quindi un periodo di forti contrasti.

Riguardo le relazioni internazionali, il Venezuela ha una enorme importanza strategica per gli USA. Oggi gli USA sono una superpotenza mondiale, ma nel futuro sono destinati a ridimensionarsi; per la presenza di potenze come Russia, Cina o India gli USA sono destinati a ripiegare verso il continento americano e diventare dunque una potenza regionale. Di qui la necessità di concentrarsi sul Venezuela, prima riserva mondiale di petrolio, oltre che di tante altre risorse, dal gas, all'oro, al coltan, alle terre rare, ecc...

Gli USA hanno dunque la necessità di riprendere il controllo sul Venezuela e attraverso il Venezuela potranno riprendere anche il controllo sul resto dei paesi della regione, i quali negli ultimi anni, nell’era Chavez, si erano allontanati. Il Venezuela con gli enormi ingressi petroliferi (quando il prezzo del petrolio era superiore ai 100 dollari) è risucito a cementare relazioni con il resto o con molti dei paesi dell’America Latina. Ovviamente se il Venezuela venisse controllato da un governo filo statunitense, che avrebbe per obiettivo rompere l’unità latinoamericana, il rischio, che venga meno o comunque ridimensionata per esempio l’ALBA, è alto. L’ALBA senza il Venezuela ne uscirebbe fortemente compromessa, come tutte le altre istituzionei regionali, Petrocaribe, Celac, ecc...

Per quanto riguarda i legami commerciali con la Russia o la Cina, credo che anche un governo a tendenza non chavista difficilmente possa farne a meno; alla fine il Venezuela da un lato ha bisogno di vendere il petrolio e dall’altro lato ha bisogno di importare prodotti e servizi; non può certo pensare di importare tutto dagli USA visto che gli stessi statunitensi importano tutto o quasi dalla Cina. 

Certamente con Chavez oltre all’aspetto commericale erano in gioco altri aspetti, politici e militari. Questi legami verrebbero sicuramente meno, ma nel nostro mondo è impensabile vivere senza i prodotti comemrciali cinesi. Le relazioni commerciali soprattutto con i cinesi sono impensabili ormai.

D: Quale è la principale eredità di Hugo Chavez sulla cui base, i suoi successori dovranno basare la rivincita in futuro?

Piuttosto che chiedermi quale possa essere l’eredità di Chavez su cui basarsi per la rivincita, io mi chiedo se la attuale classe dirigente sia veramente interessata a portare avanti il progetto di Chavez. La attuale classe dirigente si è sempre detta seguace di Chavez, ma nella pratica si è allontanata ed anche tantissimo dalla sua linea politica. Dopo l’arrivato al governo di Maduro, molti collaboratori di Chavez sono stati allontanati: Jorge Giordani, braccio destro di Chavez, Rafael Ramirez, ministro del petrolio, Edmée Betancourt, Analisa Osorio, Herctor Navarro, ecc.... La lista è lunga. Una sorta di epurazione c’è stata anche nel campo della comunicazione. Molti giornalisti vicini a Chavez sono stati allontanati, i loro programmi chiusi o le rubriche, che avevano nella carta stampata, eliminate: Vanessa Davies, giornalista della televisione statale VTV e punto di riferimento importante per Chavez; Alberto Nolia, che conosce tutte le malefatte dei leader dell’opposizione e dei proprietari dei media;  Antonio Aponte, la cui rubrica nel giornale “Diario Vea” era letta ogni domenica dal Presidente Chavez; Valdimir Acosta, Toby Valderrama e tanti altri hanno perso il loro spazio nei differenti media.

Normale avvicendamento? È normale che quando un presidente arriva al potere, pur dicedosi continuatore dell’anteriore, si circonda di persone di propria fiducia, ma nel caso venezuelano mi sembra si sia andati ben oltre. Da questi cambiamenti si era intravisto che c’era una volontà di non seguire la linea dell’anteriore presidente, Hugo Chavez. Ma la differenza con Chavez è nella sostanza, nella linea politica.

La sconfitta dei partiti di governo è dovuta principalmente ai motivi descritti sopra (caduta dei prezzi del petrolio e guerra economica), ma non si possono tacere le responsabilità del governo, che vanno oltre l’inefficienza di cui lo accusa l’oppoosizione.

La politica di Chavez, incentrata sulla redistribuzione delle risorse economiche fra tutte le classi sociali si basava sostanzialmente sul controllo del cambio, che si badi bene, non è un semplice provevdimento mediante il quale si fissa il cambio della moneta nazionale rispetto al dollaro. I dollari arrivano alle casse dello stato; il governo decide non solo il prezzo (il cambio) a cui vendere i dollari in moneta nazionale, ma anche come utilizzare tali dollari, a quali operatori commerciali dare la priorità per importare questo o quel prodotto, cedendogli i dollari. Inoltre al controllo cambiario sono connesse una serie di politiche e provvedimenti.  Per esempio le banche in virtù della stabilità del prezzo del dollaro rispetto alla moneta locale erano obbligate a concedere prestiti a determinate categorie, come imprenditori del settore agricolo, o mutui per l’acquisto della prima casa ad un tasso agevolato a tutti i cittadini, anche a chi viveva di uno stipendio minimo; i soldi che avrebbe incassato la banca negli anni successivi erano protetti, perchè lo stato con il controllo del cambio garantiva che la moneta nazionale non si sarebbe svalutata in relazione al dollaro ed alle altre monete internazionali. Il cambio rimaneva invariabile per non meno di un anno ed in alcuni casi è rimasto invariato per vari anni consecutivi.

Inoltre, il governo concedeva i dollari, a prezzo controllato, ai differenti operatori commerciali in base alle necessità dei bisogni più urgenti da soddisfare. Ad esempio per permettere l’accesso all’informatizzazione (comupter, internet, cellulari e prodotti dell’informatica in generale) a tutti i cittadini, quindi anche ai più svantaggiati, concedeva i dollari a prezzo controllato agli operatori del settore informatico; grazie a tale poolitica nel mercato venezuelano i prodotti informatici avevano un prezzo accessibile a tutti. Per fare un esempio, un computer con prezzo finale al consumatore di 500 dollari, importato con un dollaro a prezzo controllato di 2,30, nel mercato venezuelano costava attorno a 1.100 bs, quindi accessibile anche all’operaio che prendeva uno stipendio minimo. Era questo uno dei modi in cui avveniva la redistribuzione della ricchezza nazionale fra tutte le classi sociali.

Ovviamente di tutti gli ingressi derivanti dalla vendita del petrolio, il governo riservava una parte importante per la realizzazione delle sue politiche sociali: pagamento delle pensioni, costruzione di università, scuole, ospedali, strade, ecc... Quindi alla base della redistribuzione della ricchezza tra tutte el classi sociali c’era il controllo del cambio.

Quando Nicolas Maduro, che si dice successore di Chavez, arriva al governo in realtà stravolge la politica economica di Chavez; questo stravolgimento è frutto soprattutto delle trattative di pace con l’oligarchia.

Dopo la vittoria elettorale di Maduro (14 aprile 2013), il paese si è ritrovato avvolto in un clima di violenza, come detto, con decine e decine di morti. Maduro per tentare di pacificare il paese ha chiamato al dialogo le opposizoni e particolarmente l’oligarchia economica (i Mendoza, per esempio). Alla fine è riuscito a pacificarlo. Le violenze sono cessate, ma in cambio ha dovuto cedere qualcosa alla controparte. L’oligarchia chiede fin dalla sua instaurazione nel 2003, l’eliminazione del controllo cambiario. Maduro ha concesso la flessibilizzazione del controllo cambiario, stravolgendo quindi la politica di Chavez.

Agenzia viaggi di Caracas vende biglietti in dollari
Il 24 marzo del 2014 è una data nefasta per il Venezuela e per il proletariato venezuelano perché entra in vigore il decreto che stravolge il controllo cambiario. 

Tale decreto innanzitutto prevede la depenalizzazione dei reati cambiari. Il controllo del cambio, così come avvenuto anche in Italia, dal 1861 all’avvento dell’Euro (tranne brevi periodi) si sostanzia nel corso forzoso della moneta, ovvero la moneta nazionale è l’unica utilizzabile nel paese ed è un reato, penalmente perseguibile, l’uso di altre monete, incluso il dollaro. Anche con Chavez ovviamente è un reato, perseguito penalmente, utilizzare il dollaro. Depenalizzando tale reato, come ottenuto dall’oligarchia, a partire dal 24 marzo 2014, l’economia si dollarizza: il dollaro, per esempio diventa la moneta per comprare un appartamento o per comprare un biglietto aereo internazionale; tutte le compagnie aeree cominciano a vendere in dollari anche perchè non è più un reato; ovviamente se il dollaro viene utilizzato così massivamente, l’aumento della domanda fa crescere il suo valore (è una legge economica normale nel sistema capitale, la legge della domanda e dell’offerta).

In Venezuela avveniva esattamente come in Italia, prima dell’Euro e dello SME: lo stato assegnava un certo numero di dollari ad una impresa che necessitava importare o ad una persona che ne facesse richiesta, per esempio per viaggiare all’estero. Nel momento in cui il dollaro è usato massivamente (da chi deve fare un viaggio all’estero, a chi vende un appartamento, fino al piccolo risparmiatore che compra dollari per cautelarsi dalla perdita del potere d’acquisto della moneta nazionale) il prezzo del dollaro parallelo comincia ad aumentare perchè l’unico modo per ottenere dollari è rivolgendosi al mercato nero. La compagnia aerea, per esempio vende il biglietto in dollari, ma l’unico modo per ottenere dollari è rivolgendosi dunque al mercato nero.

Non solo si depenalizza l’uso di una moneta differente dal Bolivar, la moneta nazionale, ma col decreto citato sopra c’è la parziale liberalizzazione del prezzo del dollaro per molti prodotti.

Maduro era arrivato al governo, in via transitoria, il 9 dicembre del 2012 a seguito dell’assenza di Chavez; poi con la sua morte, il 5 marzo 2013, guida la transizione verso le nuove elezioni, che avvengono il 14 aprile 2013. Il 9 febbraio del 2013 il suo governo svaluta la moneta nazionale del 50% in relazione al dollaro, che passa da 4,30 a 6,30. Successivamente accanto a questo cambio, che rimane solo per i prodotti di prima necessità, viene introdotto un nuovo cambio a circa 12 bs per dollaro; quindi per molti prodotti un’altra svalutazione del 100%; infine, il decreto del 24 marzo 2014, di cui sopra, prevede un terzo cambio a circa 50 bs per dollaro. Il 12 febbraio del 2015, a seguito della crisi economica  e della caduta dei prezzi del pterolio, quest’ultimo cambio viene portato a circa 200. In circa due anni di governo, prodotti che fino all’8 febbraio 2013 venivano importati a 4,30 passano ad essere importati ad un cambio a 12 o a 200 bolivares per dollaro; conseguenemente questi prodotti arrivano sul mercato venezuelano a prezzi non più sopportabili dalla maggior parte del popolo venezuelano. Un computer del valore finale di 500 dollari che si importa a 200 bs arriva sul mercato venezuelano ad un prezzo inaccessibile per la stragrande maggioranza del popolo. Ricordo ancora una volta che nel 2014 il reddito medio del venezuelano era 14.000 bs al mese. Accanto a questi tre cambi ufficiali, utilizzati a seconda  del prodotto importato, c’è il cambio parallelo. Tanti “rivoluzionari” italiani quando arrivano in Venezuela cambiano i propri euro al mercato parallelo ed alloggiano nei lussuosi hotel a cinque stelle (Hotel Alba, ex Hilton) grazie appunto al fatto che per ogni euro ottengono 1.000 bolivares ed oltre.

Dal giorno del decreto del 2014 il valore del dollaro parallelo è di fatto il punto di riferimento nel mercato. Se si entra in una agenzia di viaggi a comprare un biglietto aereo per l’Europa del costo internazionale di 1.000 dollari/euro, non avendo i dollari l’operatore lo vende in bolivares, applicando il cambio del dollaro parallelo. Questa è oggi la realtà del Venezuela.

La politica economica di Maduro non solo ha tradito la politica di Chavez, redistributiva della ricchezza nazionale fra tutte le classi sociali, ma ha trasferito sul proletariato l’intero peso della crisi economica. Se il prezzo di un prodotto o di un servizio che due anni fa era accesibile a tutti, oggi arriva sul mercato venezuelano in base al cambio del dollaro parallelo e duqnue diventa accessibile solo ad una parte molto ristretta della popolazione venezuelana. Il computer dell’esempio anteriore del valore finale di 500 dollari, nel mercato venezuelano oggi costa 500.000 bolivares, una cifra impossibile da pagare per la stragrande maggioranza.

Maduro si vanta di aver continuato la politica di Chavez di aumentare gli stipendi; effettivamente sono aumentati, inclusi gli stipendi minimi (e le pensioni ancorate allo stipendio minimo). Quando Maduro arriva al governo, il 9 dicembre del 2012, lo stipendio minimo era pari a 2.047,52 bolivares; oggi è 9.648,17 bs, quindi un incremento del 371%, ovvero un incremento medio annuo del 124% circa. Però, mentre nel 2012 era uno stipendio dignitoso che permetteva comprare, con sacrifici ovviamente, un computer da 500 dollari (2.500 bs) oppure acquistare un biglietto per l’Europa (4.500 bs), i circa 10.000 bolivares dello stipendio minimo di oggi non permettono neppure in sogno comprare un computer del valore di 500 dollari (500.000 bolivares, ovvero 50 mensilità) o un biglietto aereo per l’Europa. Se lo stipendio minimo è aumentato del 371%, il prezzo del computer e di molti altri beni sono aumentati del 20.000% circa. Colpa della guerra economica, della caduta dei prezzi internazionali del petrolio, ma anche della politica economica del governo che ha stravolto la politica di chavez del controllo cambiario. È duqnue evidente che non ci sia stata la volontà di continuare la politica di Chavez.

Chavez sembra un nuovo Bolivar, che dopo la sua morte veniva osannato come padre della patria, a parole riverito ed omaggiato nelle occasioni speciali, ma nella pratica il suo pensiero, i suoi principi erano poco osservati.

Io sostengo che la rivoluzione bolivariana sia finita. Con la possibile revoca del Presidente Maduro nel prossimo referendum revocatorio ed il ritorno pieno al potere dei rappresentanti dell’oligarchia, questi difficilmente permetterebbero il ritorno al potere del chavismo, in una successiva elezione. Questi non sono democrati ed una volta al potere, una volta che arriveranno a controllare anche l’apparato elettorale, torneranno i brogli elettorali tipici della IV Repubblica.

Ovviamente non finisce la lotta contro le ingiustizie, contro il capitalismo; anzi riprenderà più vigorosa che mai. Ancora una volta, mi sembra chiaro l’insegnamento della storia: le rivoluzioni democratiche e pacifiche, per la via elettorale non vanno da nessuna parte e l’Amerrica Latina ne ha tanti di esempi da mostrare. Più che sull’eredità di Chavez, snaturato dai sui stessi seguaci, secondo me gli “oppressi” del Venezuela debbono pensare ad una organizzazione classista.
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