miércoles, 10 de febrero de 2016

Giubileo 2016: il mercimonio sulla miseria che avanza. L’immane edificio cattolico è ormai una massa escrementizia, espressione della putrefazione imperialista, che tuttavia immancabilmente galleggia imperterrita.

Dante Lepore, Ponsinmor/Facebook, 10/02/2016

Parto dall’ultima notizia, appena sciorinata da «La Stampa» (1), secondo la quale la Guardia di finanza di Bolzano ha arrestato monsignor Patrizio Benvenuti, alto prelato 64enne di origini argentine, accusato di una truffa da 30 milioni di euro ai danni di quasi 300 persone, prevalentemente residenti all'estero, per lo più in età avanzata. Benvenuti è stato bloccato a Genova, da dove stava partendo per le Canarie. I devoti beoti versavano i propri soldi al sacerdote, destinati alla sua fondazione umanitaria Kepha, che finivano però in un articolato meccanismo di riciclaggio tra persone, società estere e italiane.


La Guardia di finanza ha sequestrato in via preventiva, tra l'altro, Villa Vittoria, lussuosa dimora del ’400 a Piombino, del valore di 8 milioni di euro e sede della fondazione; un grande sito archeologico nel Centro archeologico museale di Triscina di Selinunte, del valore di 850.000€, di proprietà della Icre srl, con sede in Lussemburgo ma riferibile all’indagato latitante Ventisette; un immobile a Poggio Catino (Rieti) del valore di 530.000 euro; altri terreni e immobili a Poppi (Arezzo) per un valore di 670.000 euro; una villa considerevole in Corsica.

L’operazione non è terminata. È stato spiccato un mandato di cattura internazionale per l’affarista francese Christian Ventisette, 54 anni, stretto collaboratore del monsignore. L’uomo è tuttora ricercato. Di notizie del genere ce ne sono ormai un giorno sì e l’altro pure.

La santa madre Chiesa vive obbiettivamente anch’essa la sua crisi.

Non poteva essere diversamente, d'altronde, per un’istituzione già nata per assecondare la divisione sociale in classi e per adeguarla ai mutamenti richiesti dal crollo dell’economia antica fino alla nascita del capitalismo, oggi in evidente crisi planetaria. Anni fa (2) avevo descritto il contesto del precedente Giubileo 2000, quando il papa polacco, l’unico rimasto, a detta del filosofo del «pensiero debole» Gianni Vattimo, a parlare un linguaggio marxiano, aveva ancora la forza di condizionare i laici in crisi e scudisciarli a dovere: oggi quel panorama, sia pure nella parvenza di un papa presentato anche lui come un riformatore, è largamente superato, la crisi permea proprio Santa Madre Chiesa e Roma Capitale da ogni lato, in un crogiolo tritatutto che coinvolge amministrazioni comunali capitoline di vario colore, cooperative di appalto, finanza e pezzi di ministeri e, anche come componente del Capitale e del suo apparato statale. E tuttavia, anche se non si addice più il clima delle satire pasquinate, questa organizzazione ci offre ancora una volta col suo comportamento dove stia la forza del suo potere sulle coscienze, una funzione peraltro ingigantita dalla globalizzazione e dalla medialità mondializzata. 

Nelle crisi si scoperchiano come vasi di Pandora fatti e misfatti a lungo tenuti segreti, come gli scandali finanziari o la documentazione sui prelati pedofili, e vengono fuori i Vatileaks con relativo trafugamento di carte riservate e loro pubblicazione in due libri, e il papa che protesta… al ladro (3). Certo qualche processo, ma ormai la capacità di reazione della Chiesa non è più quella della messa all’indice, né dei processi dell’Inquisizione, o dei roghi come quello del giubileo del 1600 in cui periva Giordano Bruno. 

Nonostante tutto, in piena crisi occidentale delle vocazioni, ma pure dei matrimoni e della natalità, questo potere richiede che, ancor più di prima, larghe masse di sfruttati siano sempre più immiserite e oppresse al punto da trovar ristoro in quello che Marx definiva l’oppio per il popolo. 

Un esempio sono le periodiche ostensioni della Sindone, presentata ossessivamente come il lenzuolo di Cristo nonostante i referti internazionali richiesti proprio dal Vaticano, attestanti l’origine medievale del lenzuolo, quando fioriva il mercato delle reliquie. 

Ora ecco la mummia ripugnante di un improbabilissimo «santo» usato persino per lucrare sulla superstiziosità di massa, senza più riguardo allo scempio e al feticismo paganeggiante ormai buono solo per essere apparentemente dileggiato nelle prediche senza senso ma usato a piene mani per far cassa dalle coscienze abbindolate. Che poi padre Pio da Pietrelcina non fosse uno stinco di santo, non è bastato neppure il fatto che il libro dello storico Sergio Luzzatto su quello che si chiamò l’«immenso inganno», di alcuni anni fa, rivelasse dichiarazioni di papa Giovanni XXIII come questo appunto del 25 giugno 1960: «Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto. Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente. L’accaduto [cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona] fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti». Da mesi Roncalli assumeva informazioni sulla cerchia delle donne intorno a Padre Pio, annotandosi i nomi di «tre fedelissime: Cleonilde Morcaldi, Tina Bellone e Olga Ieci», più una misteriosa contessa per la quale il Pontefice chiese se il suo fosse «un vero titolo oppure un nomignolo». Il Papa condivideva il sospetto che la devozione delle donne nei confronti del cappuccino non fosse soltanto spirituale, e ciò confermava un giudizio formulato con anticipo di decenni.
La cosa mi fa ridere perché qualche anno prima io ero ricoverato in quell’ospedale per un trauma al pancreas, che mi aveva ridotto una larva e mia madre (che aveva la colpa di avermi inviato minorenne a lavoro praticamente coatto) volle consultare colui che godeva fama di santone per chiedergli un miracolo per suo figlio. Mia madre uscì dal confessionale per via che il burbero frate le aveva chiuso lo sportello in faccia chiamandola a suo dire, bugiarda. Naturalmente più che la voce del frate era la cattiva coscienza di mia padre che parlava. A tirarmi fuori, del resto, non fu il miracolo invocato né offerto come poi raccontò mia madre, dal santo frate cappuccino, ma la valentia di chirurghi dell’équipe di Valdoni, chirurgo di Giovanni XXIII.

Una prassi ormai consolidata quella di assecondare l’irrazionalità, a dispetto della verità, cui ora si accompagna la vecchia prassi di censurare la verità, facendo appello alla cosiddetta privacy. Non che Francesco papa somigli anche lontanamente al frate scalzo e poverello di assisi, per carità… di Dio, ma è un fatto che il ruolo sfacciato che deve svolgere è quello di incarnare la morale cattolica (vizi privati e pubbliche virtù). Curioso che proprio mentre nei suoi discorsi pubblici il papa argentino rammentava che «San Pietro non aveva conto in banca», qualcuno si incaricava di scartabellare tra i redditi vaticani per scoprire che non pochi erano piuttosto cospicui. 

E quando si scoprono proprietà fondiarie, beni immobili, per carità … di Dio, leciti, certo, ereditati alcuni di famiglia (non rifiutati come fece Francesco d’Assisi per i beni di Bernardone…), o anche mediante lasciti testamentari, ecco le proteste contro il libro inchiesta di M. Guarino, Vaticash (4).

Sfido io se il sedere non sfrigola agli oltre cento prelati (all’aprile 2014) di fronte alla messa in luce dei dati catastali durati sei mesi di ricerche, che non costituisce né denuncia né scandalo, perché regolari dati di catasto, e da cui scegliamo un piccolo florilegio dei più titolati: Mons. Liberio Andreatta, responsabile dell’Opera Romana Pellegrinaggi (38 fogli di visure immobiliari in catasto!), terreni coltivati tra Maremma e campagna trevigiana, un edificio di 1432 mq, tre immobili in usufrutto, svariati fabbricati rurali tra Fibbianello e Semproniano. 

Il card. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, vanta 8 appartamenti e 6 monolocali, 22 vani abitativi, edifici residenziali, terreni coltivati, tra cui un vastissimo agrumeto. 

Ettore Balestrero, arcivescovo di CL, nunzio apostolico in Colombia, ha numerose proprietà in Italia: una residenza di soli... 10 vani, a Roma, via Lucio Afranio, 4 unità immobiliari a Genova, 1 appartamento in nuda proprietà a Stazzano (Alessandria), dove possiede molti terreni agricoli e a bosco da taglio.

Ci sono poi il vescovo Corbellini (svariate centinaia di ettari di boschi, fabbricati, pascoli, seminativi in comproprietà sui colli piacentini), il card. Calcagno, presidente APSA (1 appartamento , 4 edifici residenziali 70 ettari di campi e vigneti in comproprietà in Piemonte). Senza dimenticare Camillo Ruini, già Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, (appartamenti, monolocali e seminterrati tra Modena e Reggio Emilia e Verona), Carlo Maria Viganò (idem).

L’inchiesta nomina anche preti come don Agostino Coppola, ex parroco di Carini, che sposò in segreto Totò Riina latitante, poi arrestato e condannato perché mafioso complice dei corleonesi. Pur essendogli stati sequestrati tutti i beni accertati dai giudici di Palermo, risulta proprietario di 83 ha di uliveti e 14 di agrumeti a Carini (ossia …la sua ex parrocchia) e altri ettari e due fabbricati a Partinico. Interessante il caso dell’arcivescovo Michele Castoro, di Altamura, dal 2010 Presidente della Fondazione che tra gli altri controlla il grande ospedale Casa Sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, più noto come l’ospedale di padre Pio. Questo … signore possiede come vero e proprio feudatario 43 ha di terreni nell’agro di Gravina di Puglia, con aggiunta di vari fabbricati rurali e 2 appartamenti, uno dei quali di 12,5 vani. Nella sua Altamura, è comproprietario con 5 della famiglia, di oltre 63 ha di vigneti. 

In termini di immobili, molti risultano nullatenenti, ma … chi può fare i conti in tasca nell’era del capitale fittizio? L’ex segretario di Stato card. Tarcisio Bertone, per es., viveva in una immodesta, lussuosa abitazione intestata al Vaticano: un attico… di solo 700 mq a Palazzo S. Carlo, ottenuta peraltro mediante accorpamento della residenza di un Monsignore morto nel 2013, con quello della vedova dell’ex capo della Gendarmeria Vaticana Cibin, indotta a sgomberare.

Sul piano etico la Chiesa cattolica romana si presenta sempre di più come una cloaca da basso impero, come si evince ormai da notizie come la prima di cui sopra e quello che è diventato un capitolo cospicuo, quello della pedofilia e abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico con coinvolgimento da alti prelati a semplici pretonzoli vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti.

L’aspetto piuttosto inquietante, a partire dal 2002 (5), quando fu scoperto il vaso di Pandora, e segnatamente tra il 2009 e 2010. Due giornali esteri, il New York Post e l'Independent inglese scoprono i file che vengono scaricati dai computer di San Pietro. Le stazioni più quotate sono “Chicago Fire”, “Lightfields” e “The Americans”. Solo 4 film piratati: “Snitch”, “Love Actually” e i film di azione di Schwartzenegger. E poi spazio ai film a luci rosse, con preferenza per quelli lesbo ... Nel mirino è finito un indirizzo IP della Città del Vaticano, dove sono residenti in 800 compreso il Papa. Non sarebbe difficile per i servizi segreti scoprire l'identità dello “scaricatore” (6)

Note



(3) EMILIANO FITTIPALDI, Avarizia, Feltrinelli,2015. L’inchiesta ha svelato scandali e ricchezze della Santa Sede grazie alla pubblicazione di carte segrete e inchieste esclusive sullo Ior, sugli investimenti all'estero dei monsignori e sugli affari dei cardinali. GIANLUIGI NUZZI, Via Crucis.

(4) La fonte è appunto: MARIO GUARINO, Vatikash. L’ultimo scandalo, Koinè, 2014. 

(5) Nel gennaio del 2002, un'inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe, registrava il primo caso di condanna a dieci anni di carcere comminata a John J. Geoghan, un prete che aveva violentato un bimbo di dieci anni; cfr. F. TULLI, Chiesa e pedofilia, L'Asino d'oro, Roma, 2010, p. 29.

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