miércoles, 9 de marzo de 2016

Arabia Saudita: la pena di morte non risparmia nemmeno i bambini

Federica Albano, Il Faro Sul Mondo, 08/03/2016 - Via IRIB



RIAD - L’Arabia Saudita e la pena di morte che non risparmia nemmeno i bambini L’Arabia Saudita non ha mai sdegnato il ricorso alla pena di morte, solo nel 2015 sono state 153 le condanne alla pena capitale, ma quello che è emerso dall’ultimo rapporto di European Saudi Organization for Human Rights (Esohr) è sconcertante.

I dati 55 condanne in via di esecuzione nei prossimi mesi, un sesto di loro meno che ventenne, molti arrestati quando erano ancora minorenni. I numeri parlano chiaro: in Arabia Saudita sarà una mattanza. Buona parte degli arresti sono stati ufficializzati come logica conseguenza di indagini anti-droga ma il numero di condannati si è impennato dopo le manifestazioni contrarie al regime.


Secondo il rapporto, sono tantissimi gli attivisti anche pacifisti imprigionati, le donne e le minoranze religiose discriminate e sono oltre 9 milioni i lavoratori senza diritti in balia di processi fantoccio. La situazione quindi non cambia dagli anni passati: centinaia di persone sono costrette a processi sommari (anche se a volte il processo viene addirittura saltato) e a detenzioni arbitrarie. Nel 2014 le pene capitali sono state circa 70 per omicidio, rapina e droga. Uno dei condannati era accusato di stregoneria.

In Arabia non c’è un codice penale ufficiale, il governo tramanda negli anni norme e leggi, ma in assenza di un codice scritto la giustizia si fa spesso sommaria. Le detenzioni, che non risparmiano nemmeno i bambini, spesso sono fatte di torture e violazioni delle norme processuali, di terapie mediche coatte anche quando non necessarie. I bambini possono essere arrestati e scontare la loro pena non appena compariranno su di loro i segni della pubertà, i giudici possono emettere gli ordini di detenzione a loro discrezione.

Molto spesso inoltre, le autorità non avvisano gli imputati che sono soggetti ad indagini, così accade che si ritrovino arrestati senza nemmeno sapere di essere stati sospettati. Gli avvocati dell’accusa non possono portare testimoni o prove dell’innocenza dei loro assistiti: il processo è quindi una farsa, una vuota formalità con un finale già deciso. Il numero delle esecuzioni è purtroppo in aumento secondo le organizzazioni per i diritti umani, un dato allarmante soprattutto perché l’Arabia Saudita, tra i 38 Paesi del mondo che ancora adottano la pena di morte, secondo i dati di Amnesty International del 2014.
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