domingo, 10 de abril de 2016

Il Tempio Perduto degli Anunnaki: Intervista ad Angelo Virgillito. “Gli Anunnaki sbarcorono anche in Italia?

Intervista di Giuseppe Oliva/Giuseppe Ceddia, Mistery Hunters, 20/04/2014

Invito a visionare anche l'intervista di Fabio Sipolino ad Angelo Virgillito

Fabio Sipolino ed Angelo Virgillito, 16/03/2016

1) Chi é Angelo Virgillito?

Angelo Virgillito è un ex giornalista siciliano free-lance, nato a Catania cinquantacinque anni fa, vive e lavora a Ragalna, un paesino della fascia pedemontana meridionale dell’Etna. I suoi esordi nel giornalismo risalgono al 1987 collaborando con il quotidiano catanese Espresso Sera. La sua carriera giornalistica è una continua ascesa, infatti, dal 1988 al 1990 divenne il responsabile della cronaca nera per Catania e provincia per il suddetto quotidiano.

Furono anni particolarmente cruenti per la provincia catanese a causa della guerra di mafia che si scatenò tra le rivali fazioni criminali presenti nel territorio. Intanto le sue collaborazioni si allargano con i quotidiani La Sicilia e La Gazzetta del Sud, con Rai-Sicilia e con le emittenti televisive Antenna Sicilia, Teletna e TelevideoInn. Nel 1990, grazie a una borsa di studio europea, ha frequentato un corso di formazione professionale giornalistico, con stage in diversi Paesi dell’Unione Europea, ottenendo un attestato formativo europeo riconosciuto dall’Ordine. E’ la passione per i libri che lo spinge nel 1995 a scrivere il suo primo libro in versione ridotta: “I tesori leggendari dei Dongioni Etnei”. Il libro è una raccolta di antiche leggende legate al territorio del versante meridionale dell’Etna. Nel 2008 pubblica la versione integrale. Nel 2010 ci riprova con i “Ricordi dal passato”, pubblicato dalla casa editrice LULU. Il libro E’ un fantastico viaggio nella natura agreste e romantica della Sicilia degli anni ‘30, tra i profumi dei giardini d’aranci, riscaldati da un caldo sole sicano e dall’agro sapore dei fumi dell’imponente vulcano. Nel 2013, per le edizioni Cerchio della Luna, di Verona pubblica “Il tempio perduto degli Anunnaki”, il cui sottotitolo recita: COME TUTTO EBBE INIZIO – GLI DEI DEL CIELO E DELLA TERRA. Un’indagine storico-leggendaria nel mondo perduto degli antichi dèi del cielo, alla ricerca di un importante tempio divino scomparso nel VIII millennio a.C.

2) Da cosa nasce il libro ed il suo lavoro su queste tematiche?

Ho sempre avuto una natura molto estroversa, sempre alla ricerca di quel qualcosa che non riusciva a completarmi come essere umano o ospite di questo pianeta. L’occasione giunse da un fatto alquanto strano e curioso che influenzò notevolmente la mia sfera emotiva. Ci si può credere o meno, ma la sensazione che ebbi quando calpestai i resti quell’antico ponte romano, che costituiva il passaggio obbligato delle messi siciliane per i porti dell’impero romano. Riporto quanto ho scritto nel mio libro: “Notevolmente emozionato, ebbi la sensazione di aver attraversato una porta temporale per ritrovarmi in un tempo non mio, dove ridavo vita alla storia di quel luogo. Vidi schiere di contadini abbracciati alle loro runche e soldati romani che in formazione marziale scortavano una lussuosa lettiga, mentre il ponte indefesso e nella sua imponente costruzione sorreggeva il lento passo dei carri carichi di granaglie. Furono pochi secondi, ma ebbi la sensazione che fosse trascorsa un’eternità, dove gli eventi del passato, di quel tempo remoto, sono ritornati in vita per rappresentare, ancora una volta, la storia antica. “. Questa fu la causa che associata alle incongruenze storiche con i fatti leggendari a proposito di un antico tempio e del suo dio, Adranòs, che contrastavano con la storia canonica del versante meridionale dell’Etna. Queste incongruenze mi portarono alla determinazione di svolgere delle indagini in merito. L’indagine ben presto si arenò. La mancanza di prove e documentazioni che potessero spiegare le asserzioni degli storici locali sul dio Adranòs e il suo culto mi spinse ad allargare il panorama investigativo. Anche in questo caso l’indagine non portò alcun frutto. Fu soltanto quando modificai l’approccio investigativo che mi resi conto che ogni tassello della storia della preistoria siciliana si collocava nel giusto ordine. La storia antica delle comunità isolane può essere raccontata soltanto se inquadrata nel contesto storico delle popolazioni del bacino orientale del Mediterraneo.

3) Qual’é stato l’aspetto più duro da affrontare nella realizzazione del libro, e quale invece gli elementi che lo hanno spinto a continuare?

Mi resi subito conto che cambiando l’approccio investigativo avrei scardinato le roccaforti dogmatiche dei paradigmi storici e religiosi che da millenni sono i cardini dell’evoluzione della civiltà umana. La difficoltà maggiore è stata il conflitto interiore con cui ho convissuto per tutti gli anni che ho impiegato nella ricerca (dal 1995 al 2013). Ciò nonostante se per un verso vedevo crollare tutte quelle verità che mi sono state insegnate, dall’altro ogni volta che scoprivo nuovi indizi la mia curiosità, si accresceva, tanto da divenire una vera ossessione che alimentava il desiderio di conoscenza e consapevolezza che la Storia, raccontata dagli studiosi, è solo una parte della verità sulla genesi dell’uomo sulla Terra.

4) Puoi dirci in grandi linee gli argomenti del libro?

E’ un’indagine storico-leggendaria nel mondo perduto degli antichi dèi del cielo, alla ricerca di un importante tempio divino scomparso nel VIII millennio a.C. e del dio che lo costruì. La ricerca che ho raccontato nel libro, dunque riguarda la storia di un essere giunto da un altro mondo che insieme ai suoi compagni, dopo aver colonizzato il pianeta Terra, molti millenni fa, giunse sulle coste orientali della Sicilia per eseguire dei sondaggi minerari nel sottosuolo dell’isola, alla ricerca di minerali come oro e argento. Le poche pagine che raccontano la storia del periodo protostorico siciliano, ad esempio, non rendono giustizia al territorio della valle del Simeto che, nonostante i metodi e le tecnologie moderne applicate a nuovi sistemi di ricerca archeologica, antropologica e paleoantropologica, fornisce poche informazioni che non chiariscono del tutto l’aspetto evoluzionistico dell’area, oggetto della nostra indagine. E il modo migliore era di suddividerla in tre filoni investigativi ben distinti: I. Nel primo abbiamo dovuto fare una lunga premessa che racchiudesse gli aspetti della religiosità dell’uomo primitivo tentando di raggruppare le diverse scuole di pensiero create da studiosi e accademici, ma anche di coloro i quali si contrappongono alle tesi dell’ortodossia canonica; tutti eventi che caratterizzarono lo sviluppo culturale e religioso che contribuì, in seguito alla nascita di quel panorama mitologico, sviluppatosi durante la colonizzazione greca a ridosso del versante meridionale dell’Etna;

II. Nella seconda parte ho raccontato la genesi dell’isola, la naturale evoluzione e la discutibile provenienza delle prime popolazioni che in quest’oasi si stabilirono agli albori della storia;

III. Nella terza parte, infine, ho raccontato la storia della prima civiltà apparsa apparentemente, dal nulla e gli sviluppi religiosi legati al retaggio divino, che influenzarono tutte le culture del Mediterraneo in epoca postdiluviana. Nello stesso tempo ho collocato nella giusta posizione temporale la gran mole di tracce e indizi che nel corso di tale indagine sono emersi; ciò
mi ha permesso di elaborare una nuova ipotesi finale.

5) Ti definiresti un teorico degli antichi Astronauti?

Nel corso della mia carriera letteraria sono stato definito in molti modi, ma quello che più mi si addice è la definizione di “Investigatore del passato”, perché è il modo e il metodo utilizzato nellamia indagine. No, non mi ritengo un teorico degli antichi astronauti, ma un sostenitore di tali teorie, si, perché alla luce delle moderne congetture espresse da più parti sul pianeta, che ben s’inquadrano nel panorama evolutivo della razza umana, dal mio punto di vista sono molto più probanti rispetto alle ipotesi profuse sia dalla scienza canonica sia dalle caste religiose.

6) Cosa cercavano questi Anunnaki in terra sicula e perché?

Gli Anunnaki, raccontano le cronache semitiche, giunsero sulla Terra per sfruttare le risorse aurifere terrestri. Guidati dal loro comandante Enki, in 50 approdarono sul pianeta circa 450mila anni fa. I primi tentativi di estrarre il prezioso metallo dalle acque dell’oceano fallirono, perché troppo dispendioso si dimostrò il processo di conversione. Il successo arrivo quando furono individuate delle sacche aurifere nei territori dell’Africa meridionale. In seguito e il susseguirsi di diatribe tra il fratello Enlil ed Enki, quest’ultimo oltre ad essere il responsabile delle estrazioni minerarie era un abilissimo scienziato, al quale il Consiglio degli dèi gli ordinò di creare un lavoratore primitivo che sostituisse gli Anunnaki nel lavoro dell’estrazioni minerarie. Così dopo 250mila anni fu creato il primo Homo Sapiens. Il successo portò questi dèi a clonare un certo numero di lavoratori che infine sostituirono gli Anunnaki. Una volta ripristinati i rispettivi ruoli, gli Anunnaki ripresero le loro normali funzioni di esploratori e ricercatori minerari. Giunsero anche in Sicilia dove, nella valle del Simeto, s’imbatterono in una sorgente d’acqua ricca di ferro. Non occorse molto tempo che fu avviato uno studio meticoloso delle aree circostanti, ma in particolare su questa sorgente, i cui parametri chimico-fisici erano talmente atipici rispetto alle acque delle normali sorgenti, che fu necessario un approfondimento. Per eseguire tali compiti, furono realizzate alcune strutture (almeno 4), il cui accesso fu negato agli ominidi presenti sull’isola, come attestano alcune leggende legate al territorio.

7) Sei il primo autore a parlare degli Anunnaki da un punto di vista Italiano… una bella responsabilità?!

Non mi da pensiero! Non ho la pretesa di aver scoperto il Santo Graal della storia siciliana, ma di aver messo, semplicemente, in correlazione tutti gli indizi storici, leggendari, cosmologici,
astronomici, filologici e altro ancora, che ho trovato sparsi nel panorama della storia antica. Sono orgoglioso del mio lavoro e di essere uno dei primi in Italia che ha avuto il coraggio di squarciare il velo che separa il resto della storia umana dalle mezze verità che fino ad oggi ci hanno propinato. Vorrei riportare un’importante citazione egizia tratta dal famoso Papiro di Ani, risalente alla XVIII dinastia e datato tra il XVI e il XIV secolo a.C., la cui citazione esprime l’essenza di tutta la mia ricerca. Essa vuole essere anche un invito sulla necessità di una ricerca dettagliata, approfondita e costante nel tempo, che vada oltre i preconcetti medioevali ai quali siamo stati abituati. Un’indagine che sia aperta e generosa negli aspetti religiosi, sociali, cosmologici e cosmogonici del Primo Tempo, sviluppatisi tra le popolazioni del versante meridionale del vulcano etneo, all’alba dell’Umanità. Perché in tale territorio si celano molte più verità di quanto vogliono farci credere. La citazione è tratta dal Libro dei morti degli antichi egizi, tradotto da Normand Ellis che, da Il risveglio di Osiride, così recita: “ … Ciò che deve essere nominato deve esistere.Ciò che viene nominato può essere scritto.Ciò che è scritto deve essere ricordato.Ciò che è ricordato vive. …“

8) Secondo te la storia, é da riscrivere ?

Si! Possiamo continuare ad accettare quanto la scienza ufficiale ci propina quotidianamente, ma se vogliamo continuare a evolverci dobbiamo conoscere la Vera storia del nostro passato. Ciò può
accadere soltanto se prendiamo coscienza che l’uomo, inteso come Homo Sapiens/Sapiens è il frutto di una manipolazione genetica, messa in atto da coloro che i nostri avi considerarono degli
dèi, per servirli. Questo è un dato di fatto riportato in tutte le culture del pianeta e non soltanto nei dogmi religiosi di tutte le religioni. Ogni aspetto della storia umana è costellato della sapienza che gli antichi “dèi” donarono al genere umano agli albori della storia. Le piramidi, ad esempio, le antiche città dell’America meridionale e quelle mesoamericane, Baálbek, Stonehenge e tanti altri siti megalitici sparsi sul pianeta, non furono realizzati dall’uomo, ma con la sua collaborazione. A realizzarle furono gli dèi con le tecnologie a loro disposizione, che gli permisero di trasportare, sollevare e disporre monoliti di svariate tonnellate. La Grande piramide ad esempio, fu costruita utilizzando le pietre estratte nella cava di Assuan, distante 965 Km, ora, possiamo credere a quanto l’egittologia sostiene che furono trasportate per via fluviale, o renderci conto che tale trasporto con i mezzi a disposizione nel 2500 a.C., era umanamente impossibile. La città di Tiahanaco fu costruita su un altopiano che domina una valle il cui dislivello è di 400 mt., in che modo le antiche popolazioni riuscirono a trasportare le enormi pietre ad acca, dal peso di decine di tonnellate, la cui conformazione geologica è composta da diorite, un minerale durissimo da incidere, figuriamoci tagliarle e sagomarle, le cui angolazioni rasentano la perfezione. L’ortodossia afferma che furono trascinate dalla valle fin su l’altopiano, superando degli accesissimi dislivelli.
Roba da non crederci! E potrei continuare con centinaia di esempi.

Intervista di Giuseppe Oliva/Giuseppe Ceddia – Team Mistery Hunters
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