sábado, 16 de julio de 2016

COLPO DI STATO FALLITO IN TURCHIA: UN BENE O UN MALE?

Emiliano Bonatti, Il Quinto Elemento, 16/07/2016

Nota di Attilio Folliero: Perché c'è stato questo tentativo di colpo di stato? Tale colpo di stato, che a prima vista sembra più una ribellione di una parte dei militari, mostra la profonda spaccatura esistente non solo all'interno della forze armate, ma della società in generale. E poi bisogna anche chiedersi quale sia stato il ruolo degli USA e della NATO. Non dimentichiamo che la Turchia è un importante membro della NATO, anzi il suo ruolo è fondamentale per gli interessi dei paesi occidentali. E non bisogna neppure dimenticare la Russia, per la quale lo stretto del Bosforo e lo Stretto dei Dardanelli (Turchia) rappresentano il passaggio obbligato per l'accesso al Mediterraneo della sua flotta di stanza nel Mar Nero. In passato a causa delle restrizioni nel passaggio attraverso questi stretti ci sono state varie guerre fra Russia e Turchia. Qualsiasi variazione negli assetti politici della Turchia ha enormi ripercussioni a livello mondiale, perché incide sugli interessi degli USA, dei paesi europei, della Russia e dei loro alleati. Seguire le vicende della Turchia è dunque di fondamentale importanza. 

Il tentativo di colpo di Stato da parte dell'esercito turco (o di una sua parte) è fallito goffamente nel giro di poche ore, permettendo ad un trionfante Erdogan di rientrare in patria dopo aver atteso al sicuro l'evolversi della situazione, con un coraggio da leone, sorvolando i cieli di mezza Europa. I caduti paiono circa 300, di cui meno di un centinaio civili, ma il tutto poteva trasformarsi in una carneficina proprio grazie all'invito sconsiderato dello stesso Erdogan rivolto ai turchi affinchè manifestassero in piazza a suo favore. Una specie di "armiamoci e partite" in salsa turca che avrebbe potuto mandare al massacro centinaia di innocenti, se solo le forze golpiste avessero deciso di aprire il fuoco in maniera pesante sui manifestanti. Fortunatamente i soldati, dimostrando una statura diversa da quella del leader turco, si sono rifiutati di usare violenza contro i propri connazionali, cosa che Erdogan non s'è certo risparmiato dal fare in diverse manifestazioni di piazza.

Per valutare se il fallimento del colpo di Stato sia un bene o un male per il futuro della Turchia e degli equilibri strategici europei e mondiali, bisognerà attendere di capire chi si muovesse realmente dietro a questo tentativo di rovesciare il governo turco. Erdogan ha accusato immediatamente l'ex alleato islamista, Fetullah Gulen, di essere il burattinaio nascosto dietro le quinte e, se così fosse, l'esito della vicenda sarebbe senza dubbio positivo. Un'ulteriore accelerazione della distanza da una Stato laico, ancora più potente di quella già intrapresa dallo stesso Erdogan, sarebbe stato un problema per tutto lo scacchiere medio-orientale, con l'Isis alle porte della Turchia e già capace di compiere attentati sul territorio turco senza particolari problemi. Appare però fin troppo facile accusare un personaggio che, per quanto potente possa essere, vive in esilio dall'altra parte del mondo da ormai 16 anni. Ed appare altrettanto facile e redditizio accusare qualcuno più "estremista" per sembrare agli occhi del mondo il salvatore della democrazia turca. Nel quadro generale, dunque, pare esserci qualcosa che non torna tant'è che anche il Governo americano ha chiesto a Erdogan di fornire adeguate prove che dimostrino il coinvolgimento di Gulen, che vive negli Stati Uniti dal 1999.

Se invece l'esercito si fosse mosso nel rispetto del ruolo ormai istituzionalizzato nella realtà turca di garante della laicità dello Stato e dei diritti civili, in difesa dell'ideale di Turchia di Ataturk, lo scenario sarebbe completamente rovesciato. Erdogan, nella sua strana concezione di democrazia, ha di fatto virato verso l'islamizzazione delle istituzioni deviando profondamente dalla strada di un paese laico e moderno. Ha "giocato" con Isis, dapprima appoggiandolo sottobanco in chiave anti curda, poi scaricandolo ufficialmente a seguito delle pressioni occidentali subendo la rappresaglia del califfato che senza grossi problemi ha scatenato l'inferno con diversi attentati sul suolo turco. Ha soffocato con la violenza diverse manifestazioni di dissenso interne, con un pesante giro di vite nella libertà di espressione. Ha ricattato i paesi europei sfruttando la disperazione delle masse di migranti e le paure europee, ottenendo dall'UE fiumi di euro per non scaricare il problema direttamente ai nostri confini, tirando sempre più la corda per ottenere maggiori benefici. Insomma, la Turchia di Erdogan in questo momento non è certo un fulgido esempio di democrazia, quantomeno nell'accezione di democrazia occidentale. Ne tantomeno appare come un partner affidabile per i paesi europei o per gli Stati Uniti. Lo dimostra il tentennamento, durante la notte di scontri, da parte di tutte le principali Cancellerie che hanno atteso ore prima di decidere quale parte in campo sostenere. Molto probabilmente diversi leader, senza poterlo dire apertamente, hanno sperato che il golpe riuscisse. Dallo strettissimo punto di vista della Realpolitik una Turchia in mano all'esercito, se mosso realmente nel ruolo di garante contro derive islamiche/islamiste, garantirebbe maggiore stabilità, un maggior impegno contro Isis, una più rigorosa gestione dei flussi migratori e un partner più affidabile e vicino all'Occidente.


L'unica realtà concreta, al momento, è però il fallimento del golpe che restituisce un Erdogan sicuramente più forte e assetato di vendetta. Il popolo pare essere con lui, anche se buona parte dei giovani turchi che hanno spesso manifestato nelle piazze la pensa in maniera totalmente diversa. La reazione contro i "traditori" si attende cruenta e sarà interessante valutare la conseguente posizione dei Governi mondiali circa la violazione dei diritti umani in caso di punizioni esemplari. La situazione nello scacchiere mediorientale è già altamente intricata di suo, una Turchia nel caos peggiorerebbe ulteriormente la situazione, con pesanti ripercussioni sopratutto per i paesi europei.
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2 comentarios :

  1. A parte la "sceneggiata" militare, che dai generali non te li aspetti.
    Quello che si può dire, è che risulta strano che la base americana sia stata per così dire sigillata per un periodo limitato.
    Come risulta a dir poco strano che solamente una fazione dell'esercito, si sia schierata contro Erdogan, mentre altre forze - Esercito e Marina filo Americani, non si sono mossi, i casi sono due:
    1 potevano essere tutti d'accordo, ma poi qualche generale si è rimangiato la parola:
    2 Che tutti lo sapevano e che è stata l'occasione per far uscire allo scoperto coloro che erano contro Erdogan.
    Ora non vorrei sembrare + complottista del solito ma, se tanto mi da tanto, posso pensare che tramite questa burletta cui la gente ci ha creduto, ci sarà una depurazione di tutti gli avversari politici o meno;
    Ci sarà un avvicinamento alla Russia per motivi strettamente economici, stante il fatto che gli USA, in tale regione con la Russia in mezzo ha ben poco da fare.
    Ultima osservazione, la possiamo individuare nel fare il doppio gioco cui i Turchi sono bravi, ovvero incunearsi tra USA E RUSSIA.

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  2. Infatti le epurazioni sono già iniziate in maniera pesante. Erdogan esce molto rinforzato da questa strana farsa e, forte delle sirene di "riavvicinamento" con Putin si permette addirittura di tentare lo scontro diplomatico con gli Stati Uniti.
    Sono curioso di vedere in che modo proseguirà questa presunta luna di miele con la Russia, sopratutto nel momento in cui si siederanno ad un tavolo a discutere del futuro di Assad... argomento su cui le esigenze delle parti sono diametralmente opposte.

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