martes, 7 de marzo de 2017

Intervista di Gian Luca Valentini agli Sleaford Mods, gruppo inglese del momento

Gian Luca Valentini, Tom Tom Rock, 07/03/2017

Milano, Torino, Bologna e Roma: arrivano gli Sleaford Mods, la band più figa del Regno Unito, con English Tapas, la nuova fucilata in pieno petto dal West Heath Garage di Londra. Il disco esce per Rough Trade, uno dei pochi marchi sicuri della musica fin dagli anni ‘70 del millennio scorso. Gli Sleaford Mods ci sono dentro per la prima volta.

Sottobicchieri per la birra, rizla kingsize, foto a go-go, vinile rosso o 150 cassette con in più il live a Dismaland del 2015 e una traccia lussuriosa.

English Tapas si riferisce a un piatto di merda venduto in un maldido postaccio. Sì, perché nel Regno Unito è sempre difficile mangiare decentemente. Brexit anche in quello. Io, lassù, ci ho lasciato un pezzo di fegato e parecchie cellule di Langerhans.
Si parte con Army Nights, prima tapa nello stomaco. Ci insultano come inabili mentali e noi ce ne stiamo, consci delle loro buoni ragioni. Anche quando vorremmo scansare quell’accusa che sembra (ed è) proprio rivolta a noi.
Sleaford Mods: parole come calci nei denti
Un disco di parole, sottolineato dal minimalismo di Andrew Fearn; le parole di Jason Williamson, sempre  al posto giusto, che piovono dal cielo e dal puzzo dell’urina che scorre nei vicoli bui dell’Inghilterra post-moderna. Parole cariche di muffa, di cupo squallore nascosto, Bombe giugulari squarcianti, incazzate, furiose, fumose, scagliate contro le grandi realtà eco-finanziarie, contro il governo e i suoi luridi e corrotti scagnozzi. Parole di goduria, di soddisfazione, di gioia nello sputarle in faccia come immondizia e come segno di derisione goliardico-grottesco-ludica.
Dodici calci nei denti già grondanti di sangue. Partiamo, ad esempio, dallo yacht e dal disprezzo per il lavoro umano e gli esseri umani di Sir Philip Green, medium tycoon. Green ha mandato a puttane una catena di montaggio e magazzinaggio come la BHS, comprata nel 2000 per 200 milioni di sterline e rivenduta per 1 sterlina nel 2015. Naturalmente lasciandola con un deficit di 571 milioni di sterline e sbattendo sulla strada donne, uomini, giovani e meno, madri e padri di famiglie. Losers, come lui ama chiamarli.


Snout manda letteralmente a fare in culo il colosso Snapchat e i suoi selfie. Magna Carta, Superdry… vivi in una stronzissima working glass invece che nella working class. Sì, gli Sleaford Mods vanno diretti al cervello. Nessuna scorciatoia. Nella finisce-tutto-male Dull c’è l’invito a fare lo scroll sul sito web del NME (”Fallo senza ridere, seriamente, e ti darò 10 sterline se riuscirai a tenere la faccia seria”) e una menzione di disonore per il Ringo Starr pro-Brexit: “Il mortorio del bingo/ Brexit ama quello stronzo di Ringo”.
Snout manda letteralmente a fare in culo il colosso Snapchat e i suoi selfie. Magna Carta, Superdry… vivi in una stronzissima working glass invece che nella working class. Sì, gli Sleaford Mods vanno diretti al cervello. Nessuna scorciatoia. Nella finisce-tutto-male Dull c’è l’invito a fare lo scroll sul sito web del NME (”Fallo senza ridere, seriamente, e ti darò 10 sterline se riuscirai a tenere la faccia seria”) e una menzione di disonore per il Ringo Starr pro-Brexit: “Il mortorio del bingo/ Brexit ama quello stronzo di Ringo”.

English Tapas è un disco da vivere, non solo da ascoltare

Bene, ora entrateci dentro. Al cd, intendo. Bisturi senza garza, lasciatelo sanguinare, sgorgare a fiumi e a fiotti. Frugate nelle sue viscere, cercate e troverete la socio-analisi geniale del mondo di Williamson e i suoni post-elettro-punk mai banali di Fearn. Da Key Markets, loro cd del 2015, le cose son cambiate in peggio. Ti aspetti buone notizie dagli Sleaf? Allora hai sbagliato traccia.
Non sono feroci, no, ma nei 12 dipinti viscerali di vita moderna, con tanto umorismo macabro, nero all’inglese, fumoso come le ciminiere di Londra, entri in un nuovo inferno fatto di britannici ottusi che ingoiano merda importata e che cercano di scappare da un futuro simboleggiato da “una bandiera su cui pisciare e una grande borsa con disegnate le note musicali della fine, la nostra fine.”
Sembrano quadri di Caravaggio, quelli violenti, o di Bosch e Brueghel zeppi di indemoniati, demoralizzati, sputati fuori dal mondo. “Siamo sul nostro albero, ma non arriviamo mai in cima”, bellissima la metafora di Cuddly, così come la descrizione di una vita attraverso le immagini deviate e devianti di una clessidra che passa la sua sabbia a un’altra clessidra e a un’altra ancora e via di passaggio in passaggio, solo per esserne capovolti, sconvolti, scioccati, meccanismi di un processo futile, capzioso. Time Sands, le sabbie del tempo. Splendida.
Drayton Manored è fatta di traiettorie che s’allontanano, di un’umanità assimilata a “linee come quelle di una metropolitana o quello che ti pare, un mucchio di linee che possono anche attraversarsi ma senza dirsi mai e poi mai una parola”. Evidente il riferimento a Brexit.

Attenzione! Gli Sleaford Mods sono più sfaccettati di quanto sembri

Questo lavoro è una trivella, un escavatore senza fine.
Molti dicono che non è cambiato nulla nella band e in English Tapas c’è solo un andamento musicale più groove. Falso. Messy Everywhere può avere il piglio di un David Byrne un pò funkedelico, ma poi Williamson, come sempre, se ne va per la sua strada, unico, solitario, anche quando s’incazza coi gruppi rivali citandoli di plagio. Vero, peraltro.
E’ un disco politico? E’ pura “anarchia”? E’ “punk’s not dead”? Oppure: è straripante gossip? Atteggiarsi? Fare i fighi?
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