miércoles, 23 de noviembre de 2016

Riforma sì, Riforma no... L’infame dilemma sulla riforma costituzionale. Una forte astensione fa la differenza (Dino Erba)

Fonte: Dino Erba, Jàdawin di Atheia, 24/10/2016 

Il postulato politico della classe operaia non è il trovare un posto nello Stato costituzionale presente, in quanto i posticini vi sono solo «per quelli dei membri della classe dominante che ogni tanti anni gli operai possono scegliere a rappresentarli» (Marx).

Il suo postulato sociale non è nemmeno di trovare un posto nella gestione dell’azienda. Nemmeno la fabbrica è l’ideale cui tendono le conquiste del socialismo. Se Fourier chiamò le fabbriche capitalistiche ergastoli mitigati, Marx, ricordando le inglesi «case di terrore» per i poveri, dice che questo ideale si realizzò nella manifattura borghese, e il suo nome fu «fabbrica»!

Amadeo Bordiga, Abbasso la repubblica borghese, abbasso la sua costituzione!

L’estate sta finendo e prende fiato il tormentone sulla riforma costituzionale. Una questione quanto mai ignobile che ha l’unico scopo di spostare la nostra attenzione dalle miserie di questo disastro chiamato Italia. E intanto i politicanti si ingegnano per renderci vita e lavoro ancora più miserabili.

La riforma costituzionale targata Renzi-Boschi ha lo scopo di rafforzare l’esecutivo, il governo, rendendolo ancora più libero di fare il bello e il cattivo tempo, secondo i desideri di industriali e finanzieri Al Parlamento è riservato il ruolo di cassa di risonanza per decisioni che passano bellamente sulla testa dei «cittadini» che, come elettori, conteranno come il due di picche, perdendo anche quelle effimere occasioni per manifestare il proprio dissenso (referendum).

A ben vedere, l’attuale riforma riflette le linee guida indicate nel Piano di rinascita democratica della Loggia massonica P2 di Licio Gelli & Co. che, a qui tempi (1982), tanto scandalizzò i sinistri.

La riforma Renzi-Boschi non è un fulmine a ciel sereno. Giunge dopo anni di dibattiti, entro e fuori dal Parlamento, nel corso dei quali il terreno fu accuratamente arato, con provvedimenti apparentemente marginali ma che hanno via via intaccato alcuni cardini della Carta costituzionale originaria. A tutto svantaggio dei «cittadini» elettori. Aprendo così la breccia alla Renzi-Boschi.

«Questa “Carta” è stata sfigurata via via, nel corso della Seconda Repubblica dalla legge elettorale maggioritaria, che dopo il tentativo fallito del 1953 [la legge truffa, secondo le “sinistre” di allora, ndr], è diventata la prima legge elettorale truffa della repubblica [il “Mattarellum”, ndr], peggiorata nel 2006 dal famigerato “porcellum”, a sua volta in via di modifica in termini aggravati; dalla decretazione di urgenza; dalla modifica, ad opera del governo Monti, dell’art. 81 che in nome del “fiscal compact” impone l’obbligo, deciso da Bruxelles, di ridurre il debito pubblico di un ventesimo l’anno per 20 anni a partire dal 2014; dalla prassi presidenzialista.

Questa prassi spinge a modificare la forma di Stato, la forma di governo e il cameralismo perfetto. Quindi la “revisione costituzionale” investe e stravolge i cardini della “Carta”, sfuggendo per sovrammercato al percorso per le modifiche costituzionali prescritto dall’art. 138, con l’obiettivo di legalizzare i nuovi dispositivi di direzione e di comando a favore di ristretti gruppi di potere» [Combattere la repubblica presidenziale nella prospettiva del potere proletario, «Rivoluzione Comunista», Milano, 2014, p. 39].

Come si vede, chi volesse difendere la Costituzione, votando NO, difenderebbe un frutto avariato. Non solo, la Costituzione italiana, la costituzione più bella del mondo … quando fu promulgata, nel 1947, era già un frutto marcio. Fu un parto tardivo di una democrazia sul viale del tramonto.

La Costituzione italiana presenta tutte le tare di un compromesso deteriore tra laicisti e clericali, tra socialisti e liberisti. Sullo sfondo, c’era poi la pesante eredità del Ventennio fascista, le cui radici pervadevano (e pervadono) la società italiana. Il gioiello fu l’esaltazione del lavoro, ovviamente altrui. Che accomuna fascisti, nazional-comunisti e cattolici. Tutti insieme appassionatamente, nello sfruttamento degli operai.

Svuotiamo le urne. Riempiamo le piazze

Vari costituzionalisti, ben pagati, come Zagrebelsky, Rodotà & Co. si arrampicano sugli specchi nel truffaldino tentativo di difendere la Costituzione «nata dalla Resistenza». E farci votare NO.

Non facciamoci imbrogliare

La Costituzione italiana già alla sua nascita fu un vero proprio pateracchio, come ben spiegò a suo tempo Amadeo Bordiga nell’articolo che allego (nell’e-mail, NdR). E poi, è stata stravolta in peggio. Difenderla è una battaglia di retroguardia, assolutamente controproducente e dannosa, in cui noi proletari non abbiamo nulla da guadagnare ma tutto da perdere. Meglio lasciar che lor signori si scannino tra loro … senza fornirgli gratuiti supporti che ci costerebbero assai cari. Ci faremmo coinvolgere in una battaglia che non è la nostra. Anzi, è contro di noi.

La nostra battaglia è contro il capitale e si fonda sull’autorganizzazione dal basso, contro ogni forma di delega, di cui il sistema parlamentare è la più nefasta espressione.

Con la riforma costituzionale il governo Renzi sta giocando una partita assai azzardata: si gioca il suo futuro. Oltre alle opposizioni di destra e di sinistra, Renzi deve affrontare la fronda interna (D’Alema & Co.).

Son tutti sciacalli pronti a scannar la carogna per interessi di bottega. Assai grassi, peraltro. In questa tormentata contesa, la vittoria potrebbe essere assai risicata, senza vincitori né vinti.

È una prospettiva in cui una forte astensione fa la differenza: sarebbe una minacciosa spada di Damocle sulle teste dei politicanti e dei loro padroni. E allora, tutti questi farabutti dovranno fare i conti con le piazze incazzate! E non con l’inerzia delle urne.

Dino Erba, Milano, 8 settembre 2016.
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