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sábado, 21 de febrero de 2015

Invito a rileggere un vecchio articolo del 2004: Il dollaro, l'Euro, il petrolio e l'invasione nordamericana (Italiano/Español)

Invito a rileggere un vecchio articolo del 2004, di grande attualità oggi; si parla delle vere ragioni ell'invasione dell'Iraq per frenare l'abbandono del dollaro da parte di Saddam Hussein:

Il dollaro, l'Euro, il petrolio e l'invasione nordamericana.
Invito a leer un viejo articulo del año 2004, todavia actual; en este articulo se trata de las verdaderas razones de la invasión a Iraq para frenar el abandono del dolar por parte de Saddam Hussein:

El dolar, el Euro, el petroleo y la invasión norteamericana.

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miércoles, 24 de diciembre de 2014

Dal massimo storico del Dow Jones all’oro dei russi e dei cinesi

Attilio Folliero, Caracas 24/12/2014

Gli occidentali, statunitensi ed europei, credono ciecamente in Wall Street; anche ieri, il Dow Jones ha fatto segnare l’ennesimo massimo storico a 18.024,17. Sono abituati alle scartoffie. 

Anche quando comprano oro, non comprano oro fisico, il metallo giallo perchè pensano che tenere oro è demodé e ingombrante; preferiscono l’oro di carta, le scartoffie. Certo lo fanno anche per una questione pratica: guadagnare (poco) e via, ovvero speculare nell’immediato. Ma investire nella speculazione, nei titoli future non fa guadagnare tutti; certamente c’è chi guadagna a fronte degli altri che perdono, anche perchè ci sono da pagare le commisioni per poter operare; in definitiva a vincere, a guadagnare è sempre la banca.

Di fatto il mercato dell’oro di carta, il mercato dei contratti “future” ammonta a circa 350 miliardi ´di dollari al mese, mentre il mercato dell’oro fisico, del metallo giallo è inferiroe ai 300 milioni di dollari al mese. Una differenza abissale!

L’oro dei russi

miércoles, 3 de diciembre de 2014

Il debito pubblico statunitense supera i 18.000 miliardi di dollari ma nessuno ne parla. Il bilancio di tutti i presidenti USA

Attilio Folliero, Caracas 03/12/2014

Il 28 novembre scorso il debito pubblico degli Stati Uniti ha sfondato per la prima volta la barriera dei 18.000 miliardi di dollari, arrivando per l’esattezza a 18.005,55 miliardi. Nessun commento da parte dei principali media statunitensi e mondiali. Qualcuno ha semplicemente riportato la cifra come se si trattasse di bruscolini e niente di più. Insomma per i media è tutto normale.

Nei 2.138 giorni di “Governo Obama” il debito pubblico degli USA è cresciuto di 7.378,67 miliardi, ad una media di 3,45 miliardi al giorno. Obama passerà alla storia come il peggior presidente USA di tutti i tempi, capace di produrre il 41% di tutto il debito pubblico USA.

Nella seguente tabella riportaimo i dati del debito pubblico USA di mille in mille (miliardi). Sotto Ronald Reagan il debito raggiungeva i 1.000 miliardi; in 33 anni il debito è passato dai 1.000 di allora ai 18.000 di oggi.

lunes, 7 de julio de 2014

La bolla dei derivati

Attilio Folliero, Caracas 06/07/2014

Nessuno ne parla; nessun media a livello mondiale parla della bolla dei derivati. La bolla dei derivati sta crescendo e prima o poi esploderà. Secondo gli ultimi dati pubblicati da BIS, al 31 dicembre 2013 il valore nominale di tutti i contratti derivati del mondo ammontava a 710.182 miliardi di dollari, in aumento del 12% rispetto al dicembre anteriore. Il dato del 31 dicembre rappresenta il massimo storico, ossia il valore più alto mai raggiunto dai contratti derivati.

Il PIL di tutti i paesi del mondo al 31 dicembre del 2013, secondo gli ultimi dati pubblicati dal FMI, era pari a 73.982 miliardi di dollari. L’ammontare dei derivati è quindi circa dieci volte il valore del PIL mondiale.

miércoles, 30 de abril de 2014

Cina sorpassa USA: Vox populi

Attilio Folliero, Caracas 30/04/2014

Per il Financial Times, come ripreso dalla RAI, la Cina supererà gli USA nel 2016. Noi lo avevamo previsto nel 2011; vedasi: "La Cina supererà gli Stati Uniti nel prossimo quinquennio". La RAI (e gli altri mezzi di comunicazione) parla italiano però capisce solo l'inglese con la pronuncia del Financial Times. Meglio tardi che mai!

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martes, 8 de abril de 2014

Catastrofe annunciata per il dollaro e l’economia USA?

Attilio Folliero, Caracas 08/04/2014

Nota: Articolo pubblicato da tantissimi siti, tra cui Yahoo Finanza Italia, Comedonchisciotte, Trendonline, Selvas, Rischio calcolato, Informare per resistere ...


Alexander Dyukov, direttore generale di Gazprom Neft, una delle principali quattro imprese petrolifere della Russia ha anncunciato che esiste la possibilità di abbandonare il dollaro nelle transazioni petrolifere.

Dyukoy ha dichiarato alla agenzia russa “Itar-Tass” che il 95% dei propri clienti è disponibile ad abbandonare il dollaro ed utilizzare l’Euro. Ha aggiunto che “in via di principio niente è impossibile, si può abbandonare il dollaro ed adottare l’Euro e teoricamente anche il rublo”.

Una delle più importanti imprese petrolifere della Russia e del mondo sta quindi sondando il terreno per abbandonare il dollaro come moneta di scambio del petrolio.

miércoles, 6 de julio de 2011

Agenzia cinese Dagong: “Il debito Usa è spazzatura”

Attilio Folliero, Caracas 06/07/2011

Il 27 giugno del 2010, il presidente cinese Hu Jintao durante la riunione del G20 a Toronto, ha dichiarato che era necessario riformare il sistema di qualificazione del debito pubblico, sistema incentrato su tre agenzie di rating, tutte statunitensi. Hu Jintao ha parlato della della necessità di arrivare ad un nuovo sistema di qualificazione del debito pubblico più giusto e che riflettesse pienamente la situazione economica del paese.

Oggi, praticamente ad un anno di distanza da quella dichiarazione, interviene Guan Jianzhong, presidente dell’unica agencia cinese di qualificazione del credito. la Dagong Global Credit Rating Co. Ltd. e ribadisce nuovamente che è necessario cambiare il sistema di qualificazione del credito; inoltre, avverte che il debito pubblico degli USA è di fatto spazzatura.

domingo, 24 de abril de 2011

Il Bilancio USA per il 2012

Negli USA raddoppieranno le imposte nei prossimi sei anni. Obama, come Bush, toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 24/04/2011

Negli USA, dopo mesi di frenetiche trattative sulla legge finanziaría del prossimo anno (anno fiscale 2012, che inizia il primo ottobre 2011), repubblicani e democratici hanno raggiunto l’accordo e scongiurato il pericolo di un blocco dell’attività amministrativa.

L’accordo

L’accordo prevede un taglio di 38 miliardi di dollari. I grandi media USA e del mondo, nel loro patetico tentativo di schierarsi sempre e comunque dalla parte degli USA, non perdono occasione per esaltare questo accordo e parlano di pericolo scongiurato, del più grande taglio, in termini reali, mai operato nella storia degli USA e cavolate del genere. Parlano a vanvera!

miércoles, 13 de abril de 2011

La Cina supererà gli Stati Uniti nel prossimo quinquennio

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 13/04/2011, attualizzato 26/12/2011 (*)  

Gli Stati Uniti sono un paese in profonda crisi ed avviati ad un irreversibile tramonto. Gli USA, oggi ancora prima potenza economica, sono inevitabilmente destinati a perdere il primato a favore della Cina. Quando avverrà il sorpasso? Secondo alcuni analisti, il sorpasso dovrebbe avvenire nella seconda metà del prossimo decennio ed al massimo verso il 2030.

Come scritto tante volte, noi consideriamo la crisi attuale non una semplice crisi ciclica, ma una delle grandi crisi che ogni 70/80 anni sconvolgono il panorama mondiale; la crisi attuale, inziata nel 2007 e fin dall’inizio paragonata alle grandi crisi del 1873 e del 1929, sta letteralmente sgretolando l’impero statunitense. Noi pensiamo che gli USA possano perdere il primato già in questo decennio e addirittura entro 5/6 anni. Questa nostra affermazione si basa sull’analisi dei dati del FMI.

lunes, 14 de marzo de 2011

Gli USA verso la fame e le rivolte sociali

Attilio Folliero, Caracas, 14/03/2011

Artiolo pubblicato in numerosi siti, tra cui: Anticorpi, Sequenza profetica, Mario Gangarossa, Italiasociale, Ondaviola.

Nel mese di febbraio, il debito pubblico USA è continuato a crescere; dall’inizio dell’anno è aumentato complessivamente di 169,55 miliardi. Nell’ultimo anno, a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli, in molti paesi del nord Africa e del Medio Oriente sono scoppiate rivolte popolari. La fame è, dunque, alla base di queste rivolte, che solo negli ultimi mesi sono arrivate all’attenzione dei media mondiali; basta citare la rivoltain Egitto, di cui noi abbiamo parlato già un anno fa circa e che i media ufficiali hanno scoperto solo all’inizio di quest’anno!

Oggi, nessuno ne parla, ma presto vedremo queste rivolte anche negli Stati Uniti. Molto presto gli statunitensi, che fino ad ora sono i più ricchi del pianeta, avranno problemi di fame ed inevitabilmente i rimorsi della fame conducono alle rivolte, alle esplosioni sociali.

domingo, 27 de febrero de 2011

Il macrobuco del debito pubblico degli USA

Attilio Folliero, Caracas 27/02/2011

Articolo pubblicato in numerosi siti; tra gli altri, cito: Come Don Chiscotte, Arianna EditriceBye Bye Uncle Sam.

L’indice Dow Jones della borsa di New York, che può essere considerato il termometro dell’economia mondiale, pur in presenza di una crisi spaventosa, come quella in atto dal 2008, non è crollato. Infatti, prima della crisi, il Dow Jones aveva raggiunto il suo massimo storico per ciò che riguarda la chiusura di una giornata borsistica a  14.164,53 il 9 di ottobre del 2007; nel momento di massima crisi, il 9 marzo del 2009, l’indice è sceso fino a 6.547,05; quel giorno stava perdendo il 54% rispetto al suo massimo. E’ una caduta enorme ovviamente, ma non ha rappresentato il tracollo che molti avevano previsto, come nel 1929, quando il Dow Jones si era ridotto praticamente del 90%.

Chi scrive aveva previsto un tracollo dal 70% al 90%, ma aveva anche avvertito che la discesa poteva essere fermata, sia pure momentaneamente, grazie alle sovvenzioni pubbliche, ossia con quell’operazione che poi effettivamente si è data ed è passata alla storia col nome di “salvataggio delle imprese in crisi” da parte del governo statunitense, imitato nei ripsettivi paesi dagli altri governi occidentali. I dati ufficiali, fino ad oggi, parlavano di un trasferimento di denaro pubblico pari a 700 miliardi di dollari. Tale cifra per quanto potesse essere alta a noi è sempre sembrata poco credibile per riuscire a frenare il crollo dell’economia USA e quindi dell’indice di Wall Street.

sábado, 12 de febrero de 2011

Verso il tramonto del dollaro: anche Dominique Strauss-Kahn, segretario del FMI, chiede l’abbandono del dollaro

Attilio Folliero, Caracas, 12/02/2011

L'articolo in questione venne scritto il 12 febbraio del 2011. Quando nel maggio del 2011 scoppia il caso di Domenique Strauss-Khan, l'articolo viene riscoperto, pubblicato e tradotto in varie lingue, per esempio in russo.

Dalla fine della seconda guerra mondiale il dollaro, la moneta degli Stati Uniti, è l’unica moneta di riferimento per gli scambi internazionali. Gli USA sono riusciti ad affermare il loro potere economico a livello mondiale anche grazie al fatto che la loro moneta è l’unica utilizzata per gli scambi commerciali mondiali; in particolare, è utilizzata per la compravendita del petrolio Tutti i paesi del mondo per poter effettuare scambi commerciali debbono comprare dollari, ovvero accumulare riserve internazionali in dollari.

Gli Stati Uniti, oggi, sono un paese in profonda crisi economica con un debito pubblico enorme equivalente praticamente al 100% del PIL. Il debito pubblico USA continua ad aumentare incessantemente, perché di fatto spendono più di quanto incassano. Como coprono questo deficit? Circa un terzo è finanziato dalle banche centrali di Cina, Giappone, Regno Unito e di tutti gli altri paesi del mondo. Il restante 70% è finanziato dalla Federal Reserve, sotto forma di acquisto dei titoli del debito pubblico del Tesoro USA. In sostanza la Federal Reserve sta stampando dollari ed il mercato mondiale è sempre più inondato di dollari, cosa che mina il suo valore. Per la legge economica della domanda e dell’offerta, quando l’offerta di un bene è superiore alla domanda il valore di quel bene tende a cadere. Ciò vale anche per il valore di una moneta. Malgrado ciò il valore del dollaro non è crollato; non si tratta di una eccezione alla legge economica suddetta e ciò è dovuto semplicemente al fatto che il dollaro continua ad essere praticamente l’unica moneta utilizzata per gli scambi commerciali a livello mondiale.

miércoles, 20 de octubre de 2010

Gli Stati Uniti verso la bancarotta.

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas, 20/10/2010 (*)

Articolo pubblicato da numerosi siti, tra i quali cito: Il caffe degli economisti invisibiliNexus; Selvas.

Passato, presente e futuro del debito pubblico di un paese destinato al default

1) Il passato ed il presente del debito pubblico USA

Il debito pubblico degli Stati Uniti, al 30 settembre scorso, giorno di chiusura dell’anno fiscale, ha raggiunto i 13.561,62 miliardi di dollari. Al 19 di ottobre è già salito a 13.676,11 (1). Il debito USA ha superato per la prima volta i 13.000 miliardi lo scorso primo giugno. Se consideriamo il tempo necessario per accrescersi di mille miliardi di dollari (Tabella n. 1), ci rendiamo conto che il debito USA ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni.

lunes, 24 de mayo de 2010

Obama chiama, l’occidente risponde

Attilio Folliero, Caracas 24/05/2010

Il seguente articolo è uno dei più letti di Attilio Folliero. Tradotto in varie lingue (Portoghesespagnolo, inglese, francese e giapponese) è stato ripreso e pubblicato da centinaia di siti web e blog, tra i quali citiamo: "Nexus"; "Altra Informazione"; "Caffe degli economisti invisibili", "Agoravox", "Il pane e le rose", "Sequenza profetica", "Emigrazione notizie", "Bella Ciao", "Voci dalla strada", "Come Don Chisciotte"; "Maximo kinast"; "Selvas".

Gli stati occidentali obbligati ad aiutare gli Stati Uniti! Gli Stati Uniti hanno un debito pubblico spaventoso, praticamente 13.000 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono decine di migliaia di miliardi di dollari in altre obbligazioni. Una parte del debito pubblico statunitense è finanziato dagli stati esteri, mediante l’acquisto di titoli di stato del tesoro Usa.

Alla fine di marzo del 2010, gli stati esteri detengono titoli di stato USA per un importo totale di 3.884,60 miliardi di dollari, secondo l’ultimo dato pubblicato lo scorso 17 maggio (1).

Il dato è in continuo aumento, se è vero che tale importa ammontava a 3.071 miliardi a fine dicembre 2008; un anno dopo era 3.689 ed alla fine del primo trimestre di quest’anno è – come visto – 3.884 miliardi.

miércoles, 12 de noviembre de 2008

Due crisi a confronto: la crisi del 1929 e quella del 2008

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 12/11/2008 - Attualizzato 15/11/2008

L’indice più evidente per misurare le crisi ricorrenti del capitalismo è quello delle borse. In particolare l’indice borsistico più importante è il Dow Jones della Borsa di New York, i cui dati sono disponibili dal 1895. Si tratta dunque di un indice che abbraccia oltre un secolo di storia del capitalismo, in cui ha predominato essenzialmente l’economia statunitense.

In questi 113 anni, dal 1895 ad oggi, vi sono state nuemerose e ricorrenti crisi, che trovano riscontro nella caduta dell’indice Dow Jones.

La prima grave crisi si ebbe nei primi anni del secolo: fra il 1901 ed il 1903, quando l’indice perse il 33%. Ma tutto il primo decennio del secolo XX è un periodo di forte instabilità e crisi economica. La prima guerra mondiale è la conseguenza diretta di questa crisi.

miércoles, 10 de octubre de 2007

L’indice Dow Jones della borsa di New York al massimo storico ma noi prevediamo una imminente crisi

Attilio Folliero, Caracas 10/10/2007 (1)

Ieri, il Dow Jones, l’indice del NYSE, la borsa di New York, ha chiuso la giornata a 14.164,53. Si tratta del massimo storico assoluto per quanto riguarda la chiusura di una giornata borsistica a Wall Street. C’è da dire che l’euforia di New York si trasmette a tutte le altre borse del mondo, anche esse ai massimi storici o molto vicine ai massimi.

Dall’inizio dell’anno, la borsa di New York sta guadagnando il 13,65%. Quasi tutte le borse del mondo, con poche eccezioni, stanno guadagnado (Vedasi Tabella 1 al finale dell'articolo). Alcune stanno facendo fare guadagni stratosferici agli investitori. Basta pensare alla borsa della Mongolia che dall’inizio dell’anno sta crescendo del 471%. Anche la borsa cinese di Shenzen (+190%), quella ucraina (+119%), quella del Montenegro (+115%) e quella cinese di Shanghai (+113%) hanno margini di crescita superiori al 100%. Insomma, una euforia generalizzata che ha coinvolto quasi tutte le borse del mondo. Rispetto alla chiusura dello scorso anno, solo dodici borse stanno in terreno negativo, ossia stanno perdendo. La borsa italiana è praticamente stabile: l’indice MIBTEL aveva chiuso il 2006 a 31.892 punti e ieri ha chiuso a 31.925; sta guadagnando un misero 0,10%; è dunque stabile. Ricordiamo che la borsa italiana lo scorso 18 maggio ha fatto segnare il suo massimo storico a 34.365, pertanto rispetto a tale data sta perdendo il 7,10%. Quindi, possiamo dire che la borsa italiana è tra le poche che dopo la sbornia della grande crescita di maggio ha cominciato la discesa.

Anche se il Dow Jones e la maggior parte delle borse del mondo vivono momenti di grande euforia, noi pensiamo che, molto presto, il mondo si ritoverà a vivere una grave crisi economica, di cui nessuno sembra essere consapevole.

lunes, 9 de febrero de 2004

Il dollaro, l'euro, il petrolio e l'invasione nordamericana

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas, 09/02/2004 – Ultimo aggiornamento 10/02/2006

Pubblicato in numerosi siti, tra cui Pacelink

Articulo en Español

L'invasione dell'Iraq da parte degli USA e suoi alleati, fu giustificata da motivazioni, poi rivelatesi infondate, che l'Iraq era in possesso di armi di distruzione, in grado di porre in pericolo la sicurezza dell'intero occidente.

La scusa per la prossima invasione dell'Iran si fonda sulla convinzione che questo paese stia sviluppando armi di carattere nucleare. Secondo noi non ci sono dubbi che ci sarà una invasione dell'Iran ed una successivo possibile attacco al Venezuela, perché le cause vere sono ben più profonde e praticamente necessarie per la sopravvivenza stessa della superpotenza americana.

Ma andiamo per ordine. Se le cause non sono quelle annunciate, quali sono i veri motivi che rendono necessarie queste guerre costose e sanguinose? Il petrolio? Indubbiamente Iraq, Iran e Venezuela sono paesi petroliferi ed il petrolio, nel nostro sistema capitalistico attuale è la merce più importante. Si è detto - tra le altre - che la causa vera di queste guerre sia il controllo della produzione del petrolio. Anche questa è una ragione, che per quanto valida, non giustifica totalmente guerre così costose e sanguinose.