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viernes, 24 de marzo de 2017

Perché le superstizioni sopravvivono a dispetto della scienza (A proposito della Sindone, un articolo di Dante Lepore)

Dante Lepore, PonSinMor, 06/05/2010
NOTA. È importante e utile precisare che il brano che segue è tratto da un libro scritto nel 1999 (*). A sua volta esso fa riferimento a fatti e personaggi di dodici anni prima. Ciò non toglie nulla, anzi aggiunge forza alle sue argomentazioni.

«[…] Basterebbero queste poche considerazioni sulle vicissitudini, un po’ beffarde, di questa antica idea [l’anima], per far luce sulla sua natura materiale. Ma esse non sono sufficienti a sradicare la superstizione, né i rituali macabri connessi, in un’epoca e in un paese del mondo come l’Italia, in cui persino le statue grondano lacrime e sangue! (1)

Basti pensare che un sindaco partenopeo (2), militante di un partito che si denominava “comunista”, si lascia riprendere dalle cineprese nell’atto di baciare l’ampolla contenente una sostanza presentata come la reliquia del sangue di S. Gennaro, offertagli per l’occasione da un cardinale (3in odore di un vizio tanto deprecato dalla chiesa e sinonimo di giudaismo, come l’usura.

martes, 12 de enero de 2016

MARXISMO E RELIGIONE di Ambrogio Donini*

Fonte: Sollevazione, 12/01/2016

Ambrogio Donini

Al netto del tentativo di assolvere i regimi staliniani dalle colpevoli persecuzioni ai danni di diverse chiese e sette religiose, questo intervento di Ambrogio Donini, uno dei più grandi studiosi di storia delle religioni, è davvero impeccabile. Riteniamo di fare cosa utile pubblicarlo, tanto più in tempi come questi segnati da una rinascita dei sentimenti religiosi alle diverse latitudini, anzitutto in terra islamica.

«La critica della religione, leggiamo in Marx, è «il presupposto di ogni altra critica» [1].

Attraverso la religione, nell’impossibilità di darsi ancora una spiegazione razionale della natura e della società, gli uomini hanno tuttavia preso contatto, sia pure in modo distorto, con la realtà che li circonda. La religione «non è altro che il riflesso immaginario, nella testa degli uomini, di quelle forze esterne che dominano la loro esistenza quotidiana», ammoniva Engels sin dal 1878, invitando allo stesso tempo la classe operaia a non lasciarsi trascinare, partendo da questa giusta analisi, sul terreno di una generica polemica antireligiosa [2].

miércoles, 29 de octubre de 2014

La religione, oppio del popolo

Da Filosofico.net

Il fondamento della critica alla religione é: è l’uomo che fa la religione, e non è la religione che fa l’uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sè e il sentimento di sè dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l’uomo non è un'entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il mondo dell’uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo punto d’onore spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una realtà vera. 

La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l’aroma spirituale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo. 

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la felicità reale.