Mostrando entradas con la etiqueta Lotta di classe. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta Lotta di classe. Mostrar todas las entradas

sábado, 13 de mayo de 2017

La situazione in Venezuela (Maggio 2017)

Attilio Folliero, Caracas 03/05/2017 – Aggiornato 11/05/2017 e 13/05/2017

Le violenze dell’opposizione, la contromossa di Nicolas Maduro e la manipolazione dei media italiani

Da circa un mese, ed esattamente dal 6 aprile in alcune zone del Venezuela sono in corso manifestazioni di protesta portate avanti dalla coalizione di partiti che si oppongono al Governo di Nicolas Maduro.

Tali manifestazioni spesso sono sfociate in violenti disordini che hanno provocato alla data odierna (3 maggio 2017) 33 morti, centinaia di feriti, qualche migliaio di persone fermate ed arrestate, danni ingenti per milioni e milioni di dollari.

Tranne rari casi, tali manifestazioni sono sempre state concentrate nelle zone dei quartieri bene di Caracas e qualche altra città del Venezuela. Fin da quando Hugo Chávez è salito al Governo nel 1999, hanno protestato contro di lui sempre e solo le classi più ricche, la classe alta e settori delle classi medie.

sábado, 6 de febrero de 2016

Morire da marxisti oggi. La morte di Giulio Regeni in Egitto

Ruggero Rognoni, Partito Comunista dei Lavoratori, 05/02/2016


Ancora una volta un compagno viene brutalmente ucciso. Compagno è un termine legato alla coscienza, alla lotta di classe e alla militanza diventato per molti inusuale in questa ultima fase storica. Giulio Regeni aveva scelto il suo modo per essere un compagno e di esprimere la sua vicinanza alla lotta di classe e ai lavoratori. La sua vita di studente prima e di ricercatore marxista dopo è stata tutta protesa verso l’analisi e l’evoluzione dei movimenti operai. La sua ricerca l’ha portata direttamente sul campo, in uno dei luoghi dove la lotta di classe è più dura e difficile, l’Egitto.

jueves, 19 de noviembre de 2015

Caratteri e novità della «guerra tra la gente», ovvero: il nemico è pur sempre in casa.

Dante Lepore/PonSinMor, Torino, 16/11/2015

La locuzione ricorrente nei media mainstream dopo l’attacco mortifero in vari luoghi pubblici di Parigi del 16 novembre 2015 è che questa «è guerra!», la stessa che uscì dalla bocca di Sarkozy (1), dopo il blitz alla redazione di Charlie Hebdo. L’insistenza, più che a scarsa convinzione o a incredulità, sembra volta a rendere accettabili i ben più micidiali bombardamenti che il governo francese stava preparando e le relative misure interne di «sicurezza» che dovranno piovere sul fronte della guerra di classe. Ora, come si concili l’emblema della nonviolenza inalberato col canto militaresco della Marsigliese e i 5000 morti civili causati dai primi bombardamenti per rappresaglia bisognerebbe pure spiegarlo, ma non lo farà nessuno come non lo fecero l’ottobre 1961 in occasione dei massacri di centinaia di algerini. Questa è una faccenda che però è necessario comprendere.

domingo, 27 de septiembre de 2015

Colosseo: bene essenziale è la lotta di classe!

Combat-Coc, 22/09/2015

Nei giorni scorsi ha fatto molto scalpore la temporanea chiusura del Colosseo a causa di un’assemblea sindacale. Un’assemblea annunciata da una settimana e regolarmente autorizzata dalla Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica. Una assemblea ben conosciuta, visto che già il 17 settembre il sito web del Corriere della sera rendeva noto il rischio chiusura per alcuni siti archeologici; lo stesso articolo riportava le rimostranze dei dipendenti del settore: “ci sembra necessario denunciare: il mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie (1° maggio, aperture serali, ecc.); la mancata apertura di una trattativa per il rinnovo del contratto; la decisione tutta politica di costituire, in accordo con il Comune di Roma, una sovrastruttura burocratica come il Consorzio per la gestione dell’area centrale; la mancata apertura di un confronto sull’organizzazione del lavoro all’interno della Soprintendenza”.

Non si è trattato quindi neppure di uno sciopero, che in teoria dovrebbe essere un diritto garantito dalla Costituzione repubblicana e ammesso dalla legge anche nei servizi pubblici essenziali, ma di una semplice assemblea sindacale, indetta per decidere come rispondere alle mancanze del ministero, lo stesso ministero che oggi si indigna per quanto accaduto. Un’assemblea che avrebbe dovuto svolgersi nei mesi scorsi ma che è stata posticipata apposta per ridurre i disagi ai turisti.