martes, 28 de julio de 2015

La carta igienica come strumento di pressione politica

Manuale del perfetto colpo di stato: far mancare la carta igienica al popolo! Dal Cile di Allende al Venezuela di oggi la carta igienica è uno strumento di pressione politica nelle mani della classe dominante. Manipolare la diffusione della carta igienica può diventare un'arma capace di abbattere governi non graditi alle classi egemoni. 

Attilio Folliero, Caracas 28/07/2015

Vedasi: “Documentos secretos de la ITT” (Documenti segreti della ITT, in lingua inglese e spagnola). Scaricabili da Aporrea o da Savador Allende.

Probabilmente non saranno in molti a riflettere sull’importanza della carta igienica nella nostra vita quotidiana e nella nostra società. La carta igienica – come tutti sanno – è un prodotto di carta utilizzato per l’igiene intima dopo la defecazione.

Le prime notizie sull’utilizzo della carta igienica risalgono al II secolo avanti Cristo, quando in Cina si fabbricò una carta destinata alla pulizia intima. Sempre dalla Cina ci arriva la notizia che nel 1391 l’imperatore cinese ordinò la fabbricazione di fogli speciali per il bagno di 0,5 per 0,9 metri, utilizzati dalla famiglia imperiale.

Industrialmente, la prima carta igienica viene prodotta negli Stati Uniti, nel 1857 da Joseph Gayetty, sotto forma di fogli individuali. Nel 1879 la Scott Paper Company di Philadelphia commercializza la prima carta igienica in rotoli. In Italia ed in molti paesi del mondo, la carta igienica è considerato un lusso fino alla seconda metà del secolo scorso ed oltre.

La carta igienica è sicuramente una delle invenzioni più utili e indispensabili della storia. Il suo uso non solo ha contribuito a migliorare la qualità della vita umana, ma ha avuto un ruolo importante nella diffusione dell’igiene personale e quindi nella riduzione di malattie; in sostanza anche l’uso della carta igienica ha contribuito ad aumentare la durata della vita umana.

Prima dell’invenzione della carta igienica, per pulirsi il sedere, dopo la defecazione si utilizzavano i materiali più diversi: foglie, lattuga, erba, foglie di cocco o di mais, stracci... Gli antichi greci si pulivano il sedere con pezzi di argilla e pietra. Nell’antica Roma, nei bagni pubblici c’era l’usanza di pulirsi il sedere, dopo la defecazione, con una spugna legata ad un palo ed immersa in un recipiente con acqua salata; inutile dire che lo strumento era condiviso. Gli eschimesi della Groenlandia utilizzavano muschio e neve; gli abitanti delle zone costiere del mondo usavano conchiglie ed alghe.

In ogni caso, anche in fatto di igiene personale dopo la defecazione, le classi sociali erano ben delimitate: i ricchi romani utilizzavano lana imbevuta di acqua di rose; la regalità francese utilizzava perfino pizzo e seta; in linea di massima, a livello internazionale il materiale più diffuso fra le classi ricche e potenti era costituito dalle foglie di canapa. I poveri si pulivano il sedere con foglie, erbe e stracci vari.

Oggi è un prodotto che a tutti sembra scontato e nessuno è capace di poter vivere senza e meno che meno nessuno pensa che possa essere arma potente capace di abbattere governi non graditi.

Considerata la sua indispensabilità quotidiana, la carta igienica si è trasformata in un importante strumento di pressione politica, capace di far cadere governi. Qualcuno magari potrebbe farsi una risata di fronte a tale affermazione, eppure la storia dimostra che questa è una verità sacrosanta ed attuale.

La pressione contro un governo umanista

Quando in certi paesi è arrivato al governo qualcuno che si è messo in testa l’idea di realizzare una società più ugualitaria, la carta igienica è stata utilizzata come strumento di pressione per abbattere un simile governo. Tale strumento di pressione è utilizzato anche oggi, in questo preciso momento, ad esempio in Venezuela.

Nella maggior parte dei paesi del mondo, esistono condizioni di profonda disuguaglianza fra le classi sociali. Spesso, la profonda disuguaglianza è la condizione tipica dei paesi ricchi di materie prime, dove una parte ristretta della popolazione si appropria di tutti i benefici derivanti dallo sfruttamento delle risorse della nazione e la stragrande maggioranza muore di fame. Quando in un paese ricco di risorse, ma con profonde disuguaglianze sociali, arriva al governo qualcuno che cerca di distribuire le ricchezze fra tutte le classi sociali, permettendo anche ai più poveri di usufruire della sanità, del diritto ad istruirsi, ad andare a scuola ed all’università, del diritto ad una abitazione dignitosa, del diritto ad una pensione quando diventa anziano, ecc., la classe dominante si oppone con tutte le forze e con ogni mezzo, perché in sostanza distribuire il più equamente possibile i benefici derivanti dallo sfruttamento delle risorse del paese significa che alla classe dominante gli arriverà un po meno. Insomma, la classe dominante non è mai disposta a cedere, neppure in minima parte; vuole sempre e solo tutto per se.

La classe dominante contro un tale governo umanista reagisce, organizzando, ad esempio un colpo di stato; spesso dietro un colpo di stato c’è la complicità di potenze straniere, che in fin dei conti si beneficiano delle materie prime: loro si beneficiano di prezzi bassi delle materie prime ed alla classe dominante del paese in questione è garantito il potere politico e tutti i benefici derivanti dalla vendita (a basso prezzo) delle risorse naturali.


15/07/2015 - Larga coda per comprare carta igienica in un negozio del popolare quartiere de "La Candelaria", nel centro di Caracas

La guerra economica

Non sempre il colpo di stato è la soluzione più conveniente, per cui prima di attuarlo, la classe dominate tenta di riprendersi il potere politico attraverso un’azione che possiamo definire “guerra economica”. La classe dominante di un paese, ovviamente controlla la produzione e/o la distribuzione della maggior parte dei beni, per conseguenza quando un “governo umanista” arriva al potere attraverso la via del voto, per abbatterlo usa prima di tutto i mezzi di cui dispone: fa sparire dal mercato i prodotti più importanti di cui qualsiasi essere umano ha bisogno, con l’obiettivo di creare un profondo malcontento nella popolazione, malcontento che poi si riverserà nelle urna al momento delle elezioni, penalizzando il governo.

In qualsiasi paese del mondo, la maggior parte dei prodotti sono fabbricati o importati e quindi distribuiti dalla classe dominante; per cui ad un certo punto, soprattutto quando si avvicinano scadenze elettorali importanti, tali prodotti spariscono dai negozi. La classe dominante con una qualsiasi scusa o smette di produrli a sufficienza o smette di distribuirli e li tiene accaparrati nei propri magazzini. Il fine è ovvio: i prodotti scarseggiano, cresce il malcontento del popolo ed ovviamente la colpa ricade sul governo.

Ricordiamo anche che la classe dominante, in qualsiasi paese del mondo, è sempre proprietaria dei più importanti mezzi di comunicazione ed attraverso i suoi media alimenta l’idea di un governo inefficiente; la colpa che i prodotti scarseggiano sarà sempre attribuita al governo; i loro giornali, giorno dopo giorno hanno sempre titoli a nove colonne contro il governo inefficiente; le loro TV mostrano in continuazione le immagini delle lunghe code che si formano per comprare prodotti che scarseggiano.

Una volta creato un profondo malcontento nella popolazione, il giorno delle elezioni questa ritirerà l’appoggio al governo umanista di turno, evidentemente votando per l’opposizione.

La scarsità di prodotti che maggiormente possono creare malcontento nella popolazione sono i prodotti alimentari di prima necessità e quelli di uso quotidiano. Ovviamente alcuni prodotti variano a seconda della cultura alimentare di un paese; per esempio la base della dieta venezuelana è costituita dalla farina di mais, per cui la classe dominante fa “sparire” dal mercato tale prodotto.

Dunque, scarseggiano prodotti alimentari di prima necessità come latte, carne, pollo, caffe, zucchero, maionese, fagioli, riso, pasta, farina di mais, farina di grano, olio, tonno in scatola, ecc..; scarseggiano anche prodotti assolutamente indispensabili all’igiene personale e della casa, come carta igienica, tovaglioli di carta, detersivo, lavapiatti, sapone, cloro, deodorante, shampoo, dentifricio, schiuma da barba, lamette, assorbenti igienici, pannolini per neonati; spesso scarseggiano anche le medicine, come sciroppi per la tosse, vitamina c, pillole contro il raffreddore e mali di stagione; purtroppo in molti casi anche le medicine salvavita, come l’Eutirox, indispensabile a chi ha subito l’asportazione della tiroide ed altre.

Tutti questi prodotti, o solamente qualcuno di questi, o magari a rotazione, ora uno ora un altro, vengono letteralmente ritirati dal mercato dai produttori e distributori. In certi casi si smette di produrli o distribuirli, in altri casi vengono trasformati in prodotti di minor consumo, ma dai prezzi più alti. Bisogna considerare che in molti paesi, i prodotti della dieta base sono regolati dallo stato, sia per quanto riguarda la qualità che il prezzo. Per aggirare le leggi e trasformare un prodotto alimentare di prima necessità a prezzo regolato in un prodotto al di fuori di quelli regolati si utilizzano degli stratagemmi.

Il latte come tale, indispensabile alla dieta dei bambini e degli anziani, sparisce dagli scaffali dei negozi e si trasforma in yogurt o formaggi, tutti prodotti derivati appunto dal latte che però hanno prezzi superiori; diminuisce la distribuzione della farina di grano, quindi diminuisce la presenza di pane e pasta, però non scarseggiano mai torte, dolci ed altri prodotti realizzati con la farina; lo stesso succede con lo zucchero: la sua presenza sparisce dagli scaffali, però abbondano le bevande a base di zuccheri (cole, aranciate, …) ed i già citati dolci.

In alcuni casi per trasformare un prodotto a prezzo regolato in uno non regolato si ricorre al cambio della forma o si aggiunge qualche sostanza aromatica. Ad esempio il pane invece che fabbricato nella forma del pane a prezzo regolato (in Venezuela è la “canilla”, una sorta di baguette) si fabbrica sotto forma di “panino italiano”, “pane francese”, pan carrè, panino per hot dog o per Hamburger, panini per banchetti o con qualsiasi altra forma ed il prezzo lievita; al riso si aggiunge qualche aroma e si trasforma in riso aromatizzato; al tonno in scatola si aggiunge una goccia di limone ed esce dal novero dei prodotti a prezzi regolati.

La “guerra economica” non consiste solamente nel far sparire dal mercato alcuni prodotti, accaparrandoli, o riducendo la produzione, o trasformando i prodotti a prezzi regolati della dieta base in prodotti al di fuori di quelli regolati. Sempre con l’obiettivo di creare malcontento nel popolo, si rallentano le operazioni di vendita, costringendo i cittadini a lunghissime file. Per esempio, un modo molto semplice per rallentare le vendite nei grandi supermercati, di proprietà della classe dominante, dotati di decine di casse, consiste nel tenere aperte solo pochissime; magari su 50 casse disponibili se ne aprono 3 o 4, meno del 10%; un altro modo per rallentare le vendite, consiste nel costringere gli acquirenti a fare una fila per ogni prodotto, frazionando la vendita all’interno del supermercato; cioè all’interno del negozio in un determinato punto bisogna mettersi in fila per acquisire il latte, in un altro punto per la farina e cosi via.

Esiste anche un ulteriore modo per creare artificialmente la scarsità di un prodotto. La classe dominante, essendo proprietaria dei principali mezzi di comunicazione li utilizza diffondendo notizie false. Infatti, è sufficiente che i media importanti diramino notizie false circa la scarsità di un prodotto o annunciano che si prevede scarsità per un determinato prodotto, immediatamente i consumatori corrono ai negozi e fanno razzia di quel prodotto, creando automaticamente la scarsità.

Quando un prodotto scarseggia ed improvvisamente un negozio ne viene rifornito, davanti a questo locale si forma immediatamente una lunga fila, alimentata dalla presenza stessa della fila! Le persone vedono che si sta formando una fila e corrono ad alimentarla, senza sapere quale sia il prodotto in vendita; hanno comunque la certezza che si sta vendendo un prodotto che scarseggia e quindi bisogna correre a comprarlo. Questa è la psicologia diffusa.

In sostanza, la guerra economica costringe i cittadini ad interminabili file per acquisire magari due pacchi di farina o una confezione di carta igienica.



20/07/2015 - Coda per comprare carta igienica in un negozio della "Avenida Fuerzas Armadas" a Caracas

Un aspetto importante della guerra economica è il contrabbando, che non consiste solamente nella vendita di prodotti a prezzo maggiorato; questo è l’aspetto diciamo evidente; in realtà, tale fenomeno spesso è alimentato dagli stessi gruppi economici, che da un lato fanno sparire i prodotti dai normali punti vendita e dall’altro alimentano il mercato nero. La carta igienica  o qualunque prodotto sopra citato, incluse le medicine, spariscono dagli scaffali dei negozi o delle farmacie, ma sono facilmente reperibili al mercato nero a prezzi decuplicati. In alcuni casi i prodotti che spariscono dal mercato di un determinato paese finiscono in paesi vicini; ovviamente anche dietro tale fenomeno c’è sempre la mano della classe dominante.

Il contrabbando generalmente è un fenomeno spontaneo che sorge quando c’è scarsità di uno o più beni; però, durante la “guerra economica” contro un governo umanista è alimentato dalla stessa classe dominante, o – come visto – distribuendo i prodotti direttamente alle persone interessate, e più precisamente a mafie e organizzazioni criminali; oppure, la dove non possono evitare di venderli al pubblico, in quantità limitate per ogni persona, a causa di controlli molto stretti, avvisano mafie ed organizzazioni criminali del momento esatto in cui inizieranno la vendita e ancora prima dell’inizio della vendita stessa i membri di queste mafie si presentano alle porte dei negozi, evidentemente per essere i primi della fila. In questo caso, dato che la vendita prevede un numero limitato di prodotti per persone, i membri delle organizzazioni dedite al contrabbando si presentano con tutti i membri della famiglia, padre, madre, figli, zii, nonni… in questo modo queste organizzazioni, pur in presenza di una vendita limitata nel numero di prodotti per persona, riescono ad entrare in possesso di grandi quantità. La maggior parte della popolazione comunque non riesce ad entrare in possesso del prodotto; spesso, oltre al danno, anche la beffa: dopo lunghe ore di fila, magari quando si è in prossimità dell’agognata meta di riuscire a comprare il prodotto, questo si esaurisce.


Video "Guerra Economica: Venezuela 2013 - Chile 1972" (in lingua spagnola)

L’intervento della CIA in Cile

Tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora e che rientra nella “guerra economica” è contenuto in un testo che a buon ragione può essere definito il “Manuale del colpo di stato”.

Tutte le tecniche descritte sono state adottate in numerosi paesi per abbattere i governi di turno non graditi alla classe dominante locale o alle potenze straniere, come gli USA; in particolare furono adottate nel tentativo di impedire l’elezione di Salvador Allende in Cile, ed una volta che questi era stato eletto, nel tentativo di abbattere il suo governo.

Nel 1972, il governo cileno presieduto da Salvador Allende pubblicò un libro intitolato “Documenti segreti della ITT”, dove vengono riproposti documenti originali in inglese, tradotti allo spagnolo, di comunicazioni fra gli alti quadri della multinazionale statunitense “International Telephone and Telegraph”, ITT (oggi ITT Corporation), e suoi agenti dislocati in Cile, con il fine di intervenire sul nascente governo di Salvador Allende.

Il tentativo di abbattere il governo di Allende è una operazione congiunta della ITT e della CIA; il numero due della ITT, John Mac Cone, ex direttore della CIA, sostenne varie riunioni con l’allora direttore della CIA, Richard Helms col proposito di abbattere il governo di Allende Entrambi, anni dopo in una interpellanza davanti al Senato USA riconobbero l’operazione congiunta svolta da ITT e CIA contro il governo cileno.

Il piano per abbattere i governi democratici di Cile ed Uruguay era stato approvato dallo stesso presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, congiuntamente ad Henry Kissinger, Segretario di Stato. In entrambi gli stati sudamericani nel corso del 1973 si produssero i colpi di stato, determinando l’ascesa al potere di due feroci dittature: quella di Bordaberry in Uruguay il 27 giugno e quella di Pinochet in Cile l’11 settembre.

Nel settembre del 1970 Agustín Edwards Eastman, direttore e proprietario del giornale cileno “El Mercurio” ebbe un incontro con Henry Kissinger a Washington. Subito dopo quell’incontro il presidente degli Stati Uniti, Richard ,Nixon ordinò al direttore della CIA, Richard Helms, l’inizio di un’operazione segreta per  destabilizzare il governo di Allende. Per tale fine si destinarono più di 13 milioni di dollari dell’epoca, dei quali oltre 4 furono investiti in propaganda e finanziamento dei mezzi di comunicazione

In pratica si finanziarono differenti attività, dalla semplice manipolazione propagandistica della stampa fino al finanziamento dei partiti politici cileni. Per creare un clima internazionale favorevole al golpe più di 20 giornalisti di tutto il mondo furono trasportati in Cile affinché producessero articoli totalmente negativi su Allende ed il suo governo.

Al fine di provocare un intervento militare, si adottarono una serie di azioni atte a provocare malcontento tra la popolazione ed il collasso economico; si provocò la bancarotta di alcune delle principali banche del paese, producendo una corsa agli sportelli per ritirare i risparmi ed il fallimento di alcune fabbriche, con il conseguente aumento della disoccupazione.

Una vera e propria guerra economica viene messa in piedi per giustificare il colpo di stato militare. Per creare malcontento nella popolazione, si fecero sparire dai negozi i prodotti di prima necessità, tra i quali anche la carta igienica.

La storia ci dice che quando in un paese scarseggia la carta igienica vuol dire che è in atto una guerra economica da parte della classe dominante; in sostanza è in atto un tentativo di colpo di stato. Dal Cile all’Uruguay, dall’Honduras al Venezuela e tanti altri stati dove si sono avuti colpi di stato è sempre sparita dagli scaffali dei negozi la carta igienica, uno dei prodotti più indispensabili, la cui mancanza genera sempre malcontento nella popolazione.

In Cile, dopo il colpo di stato di Pinochet e la caduta di Allende, cessa anche la scarsità di carta igienica. Dunque, con l’avvento di Pinochet al potere, la carta igienica e tutti i prodotti fecero nuovamente la loro apparizione negli scaffali dei negozi, ma il potere d’acquisto delle classi lavoratrici, a causa delle politiche economiche liberiste, era talmente basso che non potevano permettersi l’acquisto di molti prodotti. Infatti, Pinochet attuò una politica economica fortemente liberista, con l'assistenza di un gruppo di giovani economisti cileni, denominati Chicago boys perché formati all’Università di Chicago sotto l'egida di Milton Friedman e Arnold Harberger.

Il caso attuale: la guerra economica in Venezuela

Fin dall’avvento di Hugo Chavez al potere, la carta igienica, congiuntamente ad altri prodotti di prima necessità, è stata usata come strumento di pressione per cercare di abbattere il suo governo democraticamente eletto. Dopo i tentativi di colpi di stato falliti (2002 e 2003), la classe dominante venezuelana passa alla guerra economica: ogni volta che si avvicinava una elezione importante, cominciano a scarseggiare, a rotazione uno o più prodotti, tra i quali ovviamente la carta igienica.

Con la morte di Hugo Chavez, l’oligarchia venezuelana è convinta di potersi riprendere finalmente il potere politico ed invece dalle urna esce vincitore Nicolas Maduro, dello stesso partito socialista di Chavez e continuatore, almeno nelle intenzioni, delle sue politiche.

Dal momento della sua elezione (aprile 2013), congiuntamente ad atti di profonda violenza che costano la vita a tanti venezuelani, inizia una guerra economica che perdura ancora oggi. Anche in questo caso, la mancanza di carta igienica, assieme a tutto quanto descritto sopra, è l’elemento cardine di questa guerra economica in atto.

Sfortunatamente per il Venezuela, alla guerra economica si è aggiunto un elemento negativo in più: la caduta dei prezzi del petrolio, che ha determinato un minor afflusso di dollari e conseguentemente una minor quantità di dollari disponibili per l’importazione di alcuni prodotti; ciò ha determinato che alla scarsità di prodotti indotta artificialmente dalla classe dominante, attraverso la guerra economica, si è aggiunta la scarsità di beni derivanti da una minor quantità di importazioni.

Stando alle dichiarazioni ufficiali dei membri del governo, malgrado la caduta dei prezzi del petrolio, i beni alimentari di prima necessità, medicine e prodotti relativi all’igiene non hanno sofferto diminuzione alcuna, anzi in certi casi hanno subito un incremento nelle importazioni. Ciò evidenzia che per questi beni la scarsità è appunto frutto della guerra economica.


Coda sotto il sole per comprare carta igienica in un negozio di Caracas 

In conclusione nella Venezuela di oggi, come nel Cile di Allende dei primi anni settanta, scarseggiano alcuni prodotti di prima necessità, tra cui la carta igienica, simbolo per eccellenza della guerra economica.

Sicuramente in futuro, quando saranno declassificati i documenti segreti degli USA e della CIA troveremo un loro coinvolgimento in questa guerra economica.
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8 comentarios :

  1. Tutto chiaro e logico. Tuttavia ho un dubbio irrisolto. Uno stabilimento per la produzione della carta non richiede impossibili technologie. Il processo e’ ben noto e lo si studia persino nelle scuole. Come mai il Venezuela non organizza uno scambio risorse (petrolio) in cambio di macchinario, per esempio con la Germania, o la Finlandia? Uno stabilimento di medie proporzioni potrebbe andare in linea in uno o due mesi e risolvere il problema. Chiaramente ci deve essere un errore nel mio ragionamento, ma vorrei sapere dov’e’. Sono un ingegnere. Al limite mi propongo come impiegato del governo a salario minimo per organizzare il progetto. Idea donchisciottesca, chiaramente, ma il sangue mi ribolle quando leggo dei tentativi dell’impero di distruggere i governi umanitari degli altri paesi.
    Cordiali saluti,
    Jimmie Moglia – www.yourdailyshakespeare.com

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    1. Caro Jimmie il problema non è così semplice; lo stato interviene nell'economia (e probabilmente l'esempio più calzante è l'Italia, dove lo stato era presente in quasi tutti i settori, dalle banche alle ferrovie, alle poste, alle auto, alle imprese alimentari), ma non interviene in tutti i settori; generalmente interviene nei prodotti di primissima necessità o in settori dove i privati non arrivano o non arrivavano per l'ingente quantità di investimenti necessari (tipo le ferrovie, o la telefonia... settori che nella maggior parte dei paesi furono sviluppati grazie ad investimenti statali; quindi uno stato non interviene in tutti i settori; in nessun paese ha investito in fabbriche per la produzione di shampoo o carta igienica, che nella pratica si sono dimostrati settori sensibili e l'oligarchia fa sparire questi prodotti esattamente perché sono solamente nelle sue mani. Il governo venezuelano è intervenuto per esempio costruendo fabbriche statali per la produzione di farina di mais (il prodotto più sensile in assoluto in Venezuela, capace veramente di far cadere un governo, perché è la base della cucina venezuelana); nel caso della carta igienica è intervenuto acquistando sui mercati internazionali milioni di rotoli; costruire una fabbrica impone tempi tecnici comunque. Però il problema è che non puo' intervenire in tutti i settori. Adesso per esempio in Venezuela l'oligarchia sta facendo sparire la birra o comunque c'e' questa voce che sparirà la birra. E la birra è un prodotto molto diffuso in Venezuela.Lo stato che fa si mette a produrre birra? Ci sarà sempre un prodotto sensibile. Questa attacco è in atto da 15 anni in Venezuela ed ogni volta il governo ha creato di mettere riparo. Ha creato fabbriche per questo o quel prodotto, ha creato imprese importatrici statali (la dove non era possibile produrre in loco, tipo il grano, e togliere il monopolio dell'importazione ai privati), ha creato tre catene di supermercati... ma non è mai sufficiente; tieni presente che le risorse di un governo sono sempre limitate e c'erano priorità... per esempio in Venezuela l'80% dela popolazione viveva in poverta', non andava a scuola, all'universita', non aveva diritto alla salute.... non c'era neppure un Km di ferrovia, 10 milioni di venezuelani vivevano in baracche, su 30 milioni di venezuelani solo 100.000 erano i pensionati... metropolitane ... Sono state costruiti in questi ultimi 3 anni 600.000 appartamenti (Germania e Francia con 150 milioni di abitanti costruiscono insieme meno appartamenti all'anno); oggi solo Caracas ha gli stessi Km di metropolitana esistenti in tutta Italia; sono nate le ferrovie, università in ogni provincia (oggi in Venezuela ci sono piu' del doppio degli studenti universitari esistenti in Italia, malgrado abbia una popolazione che e' meno della metà) ... il servizio sanitario era tutto privato ed oggi esistono grandi ospedali, i pensionati sonod iventati 3 milioni e cosi via; tre catene di supermercati statali (uno a maggioranza carrefur) e gli altri due interamente dello stato; fabbriche statali di di zucchero, caffe, cemento, farina di mais... ma ci sarà sempre qualche settore che rimarra' scoperto... se non è la carta igienica sarà il deodorante, il sapone, il detersivo per lavatrice, il lavapiatti... L'oligarchia ha sempre il modo di creare malcontento. 100 anni di dominazione statunitense (in cui ha imposto al Venezuela esclusivamente la produzione del petrolio; tutto il resto importato; e' la politica del colonialismo: il monoprodotto. E non sono sufficienti ne 10, ne 15 ne 20 anni di democrazia per correggere gli squilibri. ma questo e' successo in tutti i paesi dell'America Latina. Anche il Brasile, per esempio, che oggi e' un gigante è ancora molto sensibile agli attacchi usa.

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    2. Non ho voglia, oggi di contestare tutte le aberrazioni contenute in questo scritto. Complimenti prof... per la grande verita' che sta sciorinando....Verita' propagandistica pero'!

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    3. Signor Kocis2013, quando scrivo cito sempre le fonti... non faccio propaganda; e' lei che fa propaganda a favore del neoliberismo

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  2. Gentile Attilio,
    Grazie per la chiarificazione, specifica e logica. Avevo posto la mia ingenua domanda anche per un motivo quasi personale. Un paio d'anni fa sono stato sul punto di accettare un posto di insegnamento in Venezuela, in una citta' dell'interno presso impianti di produzine petrolifera. Il direttore della scuola, al telefono, si lamentava della mancanza di vari prodotti al supermercato, dandone la responsabilita' al governo e al movimento bolivariano di Chavez. Speriamo solo che il popolo si renda conto della situazione - anche perche', sia pure solo per sentito dire, importanti reti mediatiche sono nelle mani dei (potenziali) golpisti. E qui negli us of a, non mancano occasione per criticare e/o insultare la "dittatura" venezuelana etc. Cordiali saluti,
    Jimmie

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    1. l'86% delle reti mediaiche sono nelle mani del .... governo dittatoriale di cubazuela, cosi' come il 70% delle attivita' (IM)produttive del paese dopo gli "expropri chabestiani" e nele mani dei veri GOLPISTI al Potere

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    2. 86% delle reti in mano al governo? Tu si che sai contare! Prima di tutto le reti mediatiche statali sono una dozzina. Oltre a VTV e TVES, alcune piccole TV che non e' che sono molto viste: ANTV, Vive, Avila, Conscienza, FanbTV, AlbaTV ed il canale di cartoni animati per bambini 123TV e forse qualche altra cosi poco importante che mi sfugge perfino il nome. Quindi la percentuale sulle circa 400 TV nazionali e regionali è bassisima. Inoltre il conteggio non va fatto sul numero ma sulle frequenze assegnate. I privati in Venezuela gestiscono circa il 95% delle frequenze. Puoi contattare CONATEL. In quanto alle imprese statali queste non arrivano a 900! Includendo per esempio i supermercati Bicentenario che sicuramente lei e molti altri credono sia dello stato; invece lo stato ha solo una piccola partecipazione del 19,9%. Insomma l'80% e' in mano alla multinazionale francese Carrefour . Puoi controllare in wikipedia https://es.wikipedia.org/wiki/Abasto_Bicentenario. Le imprese in Venezuela sono centinaia di migliaia (affiliate alle varie Fedecamaras, commercio ecc...). Delle circa 900 in mano dellos tato c'e' ovviamente PDVSA la piu' importante. Saluti

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  3. Non importanti reti mediatiche, ma la stragrande maggioranza dei media (a qualsiasi livello, nazionale o regionale ed in qualsiasi settore, dalla TV, alla radio, alla sarta stampata) sono nelle mani dell'oligarchia! Lo stato non ha potuto fare altro che potenziare i media pubblici; per poter creare un secondo canale pubblico, nel 2007, quando scadde la concessione a RCTV, una importante TV commerciale nazionale, decise di non rinnovargliela per sopraggiunti motivi di interesse pubblico. A livello mondiale si scatenò un campagna mediatica contro la dittatura di Chavez che chiudeva TV! Malgrado tutti gli sforzi la stragrande maggioranza delle frequenze è utilizzata dai privati, che le utilizzano per i propri fini, come promuovere colpi di stato...

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