Maria Grazia Cultrera/Antro di Chirone (Nuovo sito), 05/05/2015
Vedi anche: Chi sta meglio a Roma, un gatto o un barbone?
“Barboni”. È con questo termine, dal connotato negativo, che spesso ci si riferisce ai senzatetto, abitanti del nostro mondo che sembrano appartenere ad un altro. A loro sono rivolti rapidi sguardi, un’infinità di invasivi sguardi che li deumanizzano, proprio come oggetti da vetrina. Vengono osservati, ma restano invisibili. Una realtà tanto drammatica ci spinge a mettere in atto delle modalità difensive per prenderne le distanze e sentirci diversi. È così che sviluppiamo particolari pregiudizi sugli homeless: “se lo merita perché è un fannullone” (contrapposto al mito tanto diffuso del grande uomo che “partendo dal nulla si fa da sé”), “non si conforma alla società ma sceglie di girare il mondo, perché è assetato di conoscenza” (idea di vagabondaggio dai retaggi romantici), oppure il diametralmente opposto “è una vittima della società”. Ma la realtà è ben più complessa.
