Mostrando entradas con la etiqueta Schiavitù. Mostrar todas las entradas
Mostrando entradas con la etiqueta Schiavitù. Mostrar todas las entradas

domingo, 19 de marzo de 2017

Schiavi né vecchi né nuovi: «iSlaves» o «Schiavi 2.0». Nel regno della schiavitù supertecnologica (Dante Lepore)

Dante Lepore, 18/03/2017 - Estratto in anteprima dal Cap. V del libro "Schiavitù del terzo millennio"

Vedi anche "Italia: si è arrivati a pisciarsi addosso per paura di perdere il lavoro"

Nota di Attilio Folliero, Caracas 19/03/2017. Pubblico in anteprima, col consenso dell'autore, questo estratto del Cap. V del libro "Schiavitù del terzo millennio" per l'enorme importanza e l'attualità che riveste il tema trattato. Io vivo in Venezuela e qualcuno qua pensa che i lavoratori europei, statunitensi, i lavoratori dei paesi altamente sviluppati siano dei privilegiati, con orari di lavoro ridotti, tantissimi giorni di ferie, permessi retribuiti a non finire; pensano che le donne, quando rimangono incinte, abbiano diritto a non si sa bene quanti mesi di permesso retribuito prima e dopo il parto e lo stesso permesso viene esteso anche ai mariti. Insomma il lavoro nei paesi sviluppati è visto come una specie di hobby. Recentemente ho avuto una discussione in Facebook con qualcuno che ha postato tutti i benefici, o meglio i presunti benefici di cui godrebbero i lavoratori italiani. Questo libro interviene a fare chiarezza. Il lavoro salariato è sempre stato duro ed oggi, come mai nella storia, è ancora più duro. Con la caduta progressiva dei saggi di profitto, il capitale non fa altro che aumentare lo sfruttamento del proletariato, con turni di lavoro sempre più massacranti e riducendo e smantellando, col consenso dei politici di turno, quei diritti che i lavoratori avevano ottenuto con anni di dure lotte, scioperi, morti, feriti, denunce e condanne a lunghissime pene detentive.

Cap. V. Schiavi né vecchi né nuovi: «iSlaves» o «Schiavi 2.0». Nel regno della schiavitù supertecnologica 

Confesso che ci ho impiegato un po’ a capire cosa fossero gli «iSlaves» e tutto ciò che è «2.0» o, come pure si scrive, «due punto zero». Poi sono dovuto entrare (virtualmente, s’intende!) in Foxconn e in Amazon… (chiamata pure la …4.0, ma qui mi fermo davvero!) ed ho capito la stupidità di questo linguaggio che, usato dalla propaganda, ancora una volta, evita, finché può, di contrassegnare gli elementi di questa figura sociale dello schiavo degli anni dal 2000.

jueves, 29 de septiembre de 2016

C'è chi la chiama libertà, 8 ore chiuso in fabbrica (di Daniele Reale)

Daniele Reale, La schiavitù del lavoro, 26/09/2016

A questo punto siamo ridotti, confondere la vera libertà con la libertà di scegliere un lavoro e il proprio padrone, roba da far rivoltare sulla tomba tutti i grandi rivoluzionari e libertari del mondo che hanno sacrificato la propria vita con al cuore il pensiero fisso di un mondo nuovo, felice, senza sfruttati e senza sfruttatori.

Ma del resto che ne sanno i giovani oggi degli ideali libertari?
Di cosa significa sacrificarsi per il bene degli altri?

Perché un domani nessuno debba più morire di fame o accettare un lavoro di merda perché perennemente ricattato dall'oscuro concetto del "Se non lavori non mangi?"

lunes, 29 de febrero de 2016

La truffa dell’aumento degli anni di lavoro in base alla vita media (Articolo di Eugenio Orso)

Eugenio Orso, Pauper Class, 28/02/2016

Una colossale truffa si sta consumando a danno dei lavoratori italiani presenti e futuri e, di conseguenza, delle sempre più malconce schiere di pensionati. In questa truffa, gli apparati che sostengono il sistema in posizione servile – politici, giornalistici, accademici, giuslavoristici – sono tutti complici ed esecutori di un disegno sopranazionale-elitista che fa riferimento agli onnipotenti Mercati & Investitori. Meno soldi per stipendi e pensioni e più anni di lavoro al volgo, più risorse e potere per la Grande Finanza Internazionalizzata. Il truffato, in tal caso, è rappresentato dalla grande maggioranza della popolazione italiana, che sopravvive grazie  ai redditi da lavoro e alle pensioni erogate.

domingo, 6 de diciembre de 2015

L'origine della schiavitù africana negli USA

Da Eric Williams, Capitalismo e schiavitù, trad. di L. Trevisani, Laterza, Bari 1971

Nei Caraibi la schiavitù è stata identificata in modo troppo esclusivo con i negri. E stato perciò attribuito un carattere razziale a un fenomeno che era fondamentalmente economico. La schiavitù non nacque dal razzismo; al contrario, il razzismo fu conseguenza della schiavitù. Il lavoro non libero nel Nuovo Mondo era di pelle bruna, bianca, nera e gialla; era cattolico, protestante e pagano.

Il primo fenomeno di commercio e lavoro schiavistico apparso nel Nuovo Mondo non investi, dal punto di vista razziale, il negro bensi l'indiano. Gli indiani cedettero rapidamente alla fatica eccessiva loro imposta, all'alimentazione insufficiente, alle malattie dell'uomo bianco e alla stessa loro incapacità di adeguarsi al nuovo modo di vita. 

Abituati a una vita di libertà, la loro costituzione fisica e il loro temperamento mal si adattavano ai rigori della schiavitù di piantagione. [...].

miércoles, 23 de septiembre de 2015

Liberalismo e libertà: l’ossessione della proprietà privata e le origini della schiavitù dell’uomo-merce

Dante Lepore/Ponsinmor, Torino 22/09/2015

Immagine: E. Delacroix, La Libertà che guida il popolo, 1830. L’opera è studiata e realizzata in forma piramidale

Ci sono ancora, tra amici e «compagni», coloro che sostengono che la schiavitù è cosa del mondo antico e che la nostra mentalità ormai è impregnata di liberalismo e le istituzioni democratiche lo sono altrettanto al punto da non permettere un rapporto di lavoro fondato sulla pura coercizione forzata al lavoro. Queste affermazioni sono false e ipocrite al tempo stesso. False perché è un fatto che la costrizione al lavoro anche minorile, persino gratuito nelle condizioni più disumane e spesso mortali, si diffonde nelle metropoli capitaliste e nelle campagne; ipocrite, perché viene contrabbandata o come fenomeno residuale, o come fenomeno razziale, senza nesso con la condizione economica e sociale di sfruttamento che nel capitalismo è trasversale per tutte le razze. L’idea di fondo è che dove c’è libertà e istituzioni liberali e democratiche non ci sarebbe schiavitù. Tutto falso, come spero di dimostrare in questa nota.

jueves, 15 de mayo de 2008

Primo provvedimento del Governo Berlusconi: la detassazione degli straordinari

Attilio Folliero, Caracas 15/05/2008 - Aggiornato 02/06/2008

E' come dire: "ci stiamo incamminando nuovamente verso la schiavitù". Tra i primi provvedimenti del nuovo governo Berlusconi vi è la detassazione degli straordinari. Tutti d’accordo e felici, nessuna voce critica. Il provvedimento è passato come aiuto alle famiglie di operai ed impigati! Di conseguenza nessun sindacato, nessun partito di sinistra o pseudo sinistra ha avuto niente da ridire; nessun lavoratore ha alzato la voce e nessuno sembra ricordarsi della storia dell’umanità, delle lotte per vincere la schiavitù.

Circa 23 secoli fa, Aristotele giustificava la schiavitù e definiva lo schiavo come “essere che per natura non appartiene a se stesso ma a un altro ...” (Politica 1254 a). Per Aristotele lo schiavo è uno strumento, anzi appartiene al genere degli strumenti animati (al quale appartengono anche gli animali domestici) e la sua differenza specifica è che parla. Quanto all'utilità la differenza è minima: entrambi prestano aiuto con le forze fisiche per le necessità della vita, sia gli schivi sia gli animali domestici. Per Aristotele è evidente che taluni sono per natura liberi, altri schiavi, e che per costoro è giusto essere schiavi.