di Ivan Cavicchi-Fonte: quotidianosanità.it

Due medici vengono radiati nell’indifferenza generale, accusati sostanzialmente di reati contro l’ortodossia.Esattamente un anno fa a Rimini si concludeva la terza conferenza nazionale della professione medica (guardiamo al futuro quale medico, quale paziente, quale medicina nel ssn?).Le sue conclusioni politiche furono chiare e unanimemente condivise:
- la professione ha problemi epocali tali da rischiare la compromissione della sua credibilità, del suo prestigio, della sua autorevolezza
- la strada per riaffermare status ruolo identità funzione è quella della propria ridefinizione cioè un programma di autoriforma.
A un anno di distanza due medici vengono, nell'indifferenza generale, radiati dall'albo professionale accusati sostanzialmente di reati contro l'ortodossia, episodi, che, sfrondati dalle loro tecnicalità (sulle quali non intendo soffermarsi) sembrano essenzialmente preludere ad una medicina tutta scienza ma senza coscienza e quindi priva di buon senso. Obbligare a sottomettersi a dei trattamenti sanitari e radiare dei medici che su questo obbligo incondizionato dissentono, è la stessa cosa. In entrambi i casi si ha una manifestazione di impotenza nel senso che la coercizione vale come fallimento della ragione.
