domingo, 24 de septiembre de 2017

La Corea del Nord ha il diritto di difendersi (Stefano Zecchinelli)


Il mio articolo contro la cinofobia della sinistra europea ha lasciato perplessi alcuni lettori – prevalentemente di formazione socialdemocratica – per il mio appoggio militare alla Corea del Nord. La questione è complessa e merita una risposta breve ma documentata.

Chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti?

Il governo nord-coreano può non piacere ma la difesa della sovranità nazionale d’un paese è la condizione necessaria per qualsiasi processo di democratizzazione reale. Il filosofo Noam Chomsky ha chiarito che ‘’gli Usa attaccano solo paesi indifesi’’ quindi il deterrente nucleare ha permesso al governo di Pyongyang respingere le minacce imperialistiche. Trotsky spiegò molto bene che la burocrazia staliniana non doveva essere confusa con l’Armata Sovietica, i valorosi militari comunisti che durante la carneficina mondiale sconfissero il nazifascismo. Il rafforzamento dell’esercito nord-coreano e l’eroismo dei suoi soldati sono una garanzia di democrazia nella regione. Per questa ragione la mia solidarietà è rivolta al popolo coreano ed all’esercito che, da oltre sessant’anni, si esercita giornalmente per difendere lo Stato proletario degenerato dalle minacce imperialistiche.

Il politologo marxista Atilio Boron ha messo in ridicolo i media statunitensi: “per iniziare bisogna riconoscere che questo governo bellicoso non ha mai invaso, né minacciato, né aggredito alcun paese!” (1), gli Usa, al contrario, andrebbero processati per aver sterminato il 20% della popolazione coreana. Dean Rusk, Segretario di Stato sotto la presidenza Kennedy, ammise che “bombardammo ogni cosa che si muoveva in Corea del Nord”. Il paese finì diviso, ingiustamente, in due parti.

Un paese nel mirino dell’imperialismo Usa …

Gli Usa sono la principale potenza imperialistica mondiale. La Lega comunista internazionalista registra un aspetto interessante di questo Impero schizofrenico e massacratore: “l’egemonia militare americana, globale e senza rivali, contraddice il rapido declino della sua base economica. La tendenza dell’amministrazione Bush e della ampia fascia della classe dirigente americana che la sostiene, di vedere il mondo attraverso le lenti religiose apocalittiche dell’Armageddon ha le sue radici in questa contraddizione obiettiva” (“Difendere la Cina e la Corea del Nord! Usa giù le mani dal mondo!”, Workers Vanguard n. 843, marzo 2005). Per questa ragione Washington non tollera gli Stati indipendenti e non allineati che si collocano al di fuori della divisione sociale del lavoro capitalistica proiettata su scala globale.

Il gruppo dirigente antimperialistico formato da Kim Il Sung non ha nulla a che vedere con l’apparato burocratico ‘’confuciano’’, una burocrazia ben poco comunista collocata al vertice d’una nazione antimperialistica – la spinta progressista della Rivoluzione anticoloniale non è terminata – ma, nonostante la burocratizzazione, Pyongyang rappresenta un paese sovrano che resiste. Il Partito del lavoro nord-coreano è autoritario ed ha sovrapposto lo juche al marxismo-leninismo ma l’indipendenza nazionale, raggiunta con un tenace antimperialismo reale, gli consente di conservare uno Stato sociale forte ed il sostegno della classe operaia. La Rivoluzione politica ed antiburocratica – per il marxismo rivoluzionario e contro il confucianesimo – è complementare alla sconfitta dell’imperialismo Usa, in Corea e nel mondo ( contro la borghesia imperialistica ).

La Corea del Nord ha ragione politicamente perché le sue azioni si collocano all’interno della legalità internazionale. Il giurista Robert Charvin ha analizzato le cause storiche del conflitto: ‘’La crisi attuale è solo una continuazione della tensione che non cessa da decenni (tranne brevi periodi in cui Seoul e Stati Uniti accettarono di avviare un dialogo). Può essere risolta soltanto mediante negoziati, affinché si concluda il trattato di pace che sopprima lo stato di belligeranza che permane dal 1953. Questo trattato deve garantire le normali relazioni diplomatiche e commerciali, consentendo un progressivo ravvicinamento tra Nord e Sud della Penisola, per la successiva riunificazione, risolvendo numerosi problemi socioeconomici’’ (2). L’occidente è in torto ed in malafede per un motivo preciso: ‘’Se si ha paura delle Forze Armate della RPDC, perché, come ho già proposto, non sostengono un accordo regionale per la denuclearizzazione che ovviamente includa gli Stati Uniti? Quanto ai campioni dei diritti umani, civili e politici, ovviamente occidentali, perché non lo propongono quale unico mezzo per promuovere i diritti del popolo coreano, nel Nord come nel Sud?’’. Per questa ragione io ritengo che la Corea del Nord abbia il diritto di difendersi e colpire gli aggressori compreso l’imperialismo straccione italiano. I ‘’comunisti colonialisti’’ che si astengono dal prendere posizione – quindi i ‘’pacifisti’’ che si rifiutano d’appoggiare lo Stato proletario degenerato nord-coreano contro l’imperialismo italiano – sono, fregandomene del politicamente corretto, dei ‘’social-sciovinisti’’ un po’ come i laburisti inglesi che, di fatto, appoggiarono Mussolini contro il Negus d’Etiopia.

I diritti umani e la propaganda occidentale

La Corea del Nord garantisce al proprio popolo uno Stato sociale progredito ed una relativa libertà d’espressione. La libertà non è assoluta ma la colpa è ascrivibile, prima di tutto, all’accerchiamento imperialistico e soltanto in ultima istanza alla diffusione del confucianesimo nella elite al potere non priva di responsabilità. La Corea del Sud, al contrario, non offre garanzie sociali e la libertà politica delle forze di sinistra è fortemente limitata per non parlare dei comunisti seppelliti vivi nelle carceri dopo essere stati sottoposti a torture criminali.

Lo storico Davide Rossi, d’orientamento staliniano, ci dà una visione molto diversa di Pyongyang rispetto a quella dei media venduti ( senza virgolette ) occidentali: ‘’I miei viaggi in Corea e la collaborazione culturale da me realizzata a nome dell’ISPEC, l’Istituto di Storia e Filosofia del Pensiero Contemporaneo della Svizzera Italiana, con le istituzioni culturali coreane confermano del tutto la realtà di un paese sereno e laborioso, chiaramente indirizzato ideologicamente’’ (3). L’antimperialismo dell’esercito offre ‘’serenità’’ e permette la ‘’laboriosità’’ di questo popolo fiero ed orgoglioso. Che cosa chiede la Corea del Nord? Davide Rossi è puntuale nel rispondere: ‘’In Corea non sta succedendo nulla e non succederà nulla, il popolo coreano e il suo governo stanno semplicemente ribadendo la loro autonomia e indipendenza e nel farlo manifestano una disponibilità strategica difensiva considerevole. Ciò a cui aspira il governo coreano è la possibilità di trattare, come l’Iran, direttamente con gli Stati Uniti, senza la mediazione di Cina e Russia e senza la presenza di Giappone e Sudcorea. È difficile che questo si realizzi e forse il tavolo “cinque più uno”, che comprende tutte queste nazioni è maggiormente auspicabile, tuttavia l’attuale tensione internazionale è soltanto il risultato di questa ricerca di dialogo diretto, tutte le parti lo sanno e infatti nessuno paventa il rischio di uno scontro armato’’. Il governo nord-coreano è criticabilissimo ma, da un punto di vista del diritto internazionale si sta muovendo bene. I predoni sono i soliti noti: gli Usa, Israele ed i loro alleati.

La burocrazia confuciana non ha mai rinunciato alla repressione – al contrario di quello che fece il marxista Kim Il Sung – ma i media ‘’atlantisti’’ e le prostitute della disinformazione pro-Israele si rendono ridicoli. Leggiamo cosa scrive lo scrittore Roberto Quaglia: ‘’La visione che i media occidentali danno della Corea del Nord è caricaturale, addirittura fumettistica, e senza offesa per i fumetti. Il leader Kim Jong-un viene tratteggiato come uno psicopatico, dedito sì ad azioni crudeli, purché rigorosamente surreali. Ci raccontano che una volta all’anno egli faccia giustiziare qualche alto papavero con la contraerea. La prima volta niente di meno che il capo delle forze armate, reo di essersi addormentato durante una parata, e sulla seconda vittima i nostri giornali non concordano neppure sul nome. Con la contraerea? – per i nostri giornalisti non c’è nulla di strano, e così non mi stupirei se al prossimo giro Kim Jong-un facesse giustiziare i prossimi malcapitati con il siluro di un sommergibile, possibilmente atomico dato che così suona più spaventoso’’ (4). Le notizie che i ‘’nostri’’ pugilatori a pagamento ( come Marx chiamava i giornalisti borghesi ) danno, d’un paese da loro così lontano, non sono verificabili e, troppo spesso, condizionati dai dispacci della CIA e del Pentagono come quando l’International Business Times scrisse che ‘’I bambini disabili vengono soffocati negli ospedali. Stessa sorte per i ragazzi più grandi: le policy del governo sanciscono che in Pyongyang non possono esserci disabili’’ usando come fonte dei disertori anonimi alla Free North Korea Radio. La verità è che ‘’Nel Luglio 2002, il Comitato internazionale della Croce Rossa, in cooperazione con il Ministero della Salute Pubblica e la Croce Rossa della Corea del Nord, ha lanciato un programma di riabilitazione per gli amputati nel nuovo centro protesi di Songrim, a 30 chilometri a sud dalla capitale di Pyongyang’’ come riportato dal Comitato internazionale della Croce Rossa, Report Annuale 2003 (5). Possiamo dare credibilità a chi mente in questo modo? La risposta è, ovviamente, no. Gli Usa comprano; Kim Jong-un non ha nessuno al suo servizio da questa parte del mondo.

Kim Jong-un non è un folle ma un leader nazionalista, a tratti antimperialista ( quindi contro gli Usa svolge una funzione positiva ) che ha seguito le orme del padre abbandonando il marxismo per un misto di patriottismo ( gli riconosco il merito di saper tenere testa all’imperialismo statunitense ), confucianesimo e Stato sociale ma senza rinunciare alla repressione che, con la massima indignazione politica, condanno. Come al solito l’analisi deve precedere la propaganda ed è questo il metodo che da sempre, non senza contraddizioni, cerco di seguire.

Trotsky amava citare Spinoza il quale diceva ‘’non ridere, non piangere ma comprendi’’. I trotskisti moderni preferiscono tutt’altri riferimenti. Quinte colonne.


Stefano Zecchinelli
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