domingo, 24 de abril de 2011

Il Bilancio USA per il 2012

Negli USA raddoppieranno le imposte nei prossimi sei anni. Obama, come Bush, toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 24/04/2011

Negli USA, dopo mesi di frenetiche trattative sulla legge finanziaría del prossimo anno (anno fiscale 2012, che inizia il primo ottobre 2011), repubblicani e democratici hanno raggiunto l’accordo e scongiurato il pericolo di un blocco dell’attività amministrativa.

L’accordo

L’accordo prevede un taglio di 38 miliardi di dollari. I grandi media USA e del mondo, nel loro patetico tentativo di schierarsi sempre e comunque dalla parte degli USA, non perdono occasione per esaltare questo accordo e parlano di pericolo scongiurato, del più grande taglio, in termini reali, mai operato nella storia degli USA e cavolate del genere. Parlano a vanvera!

Sebbene il taglio in questione possa sembrare alto, nessuno ha specificato l’ammontare del bilancio. Il bilancio presentato da Obama (consultabile on line nel sito della Casa Bianca), per il prossimo anno ascende a 3.729 miliardi di dollari, cifra destinata a salire a 5.697 miliardi per il 2021. Ricordiamo, che accanto al bilancio preventivo per il 2012, il Governo ha presentato anche il bilancio preventivo decennale al 2021. Dunque, un taglio di 38 miliardi rappresenta un misero 1%! Per la stampa USA e mondiale, questo misero taglio è decantato come un miracolo in grado di risolvere i problemi USA! Ovviamente, nessuno ha tenuto a specificare che questi tagli non riguardano in alcun modo le spese militari o gli aiuti alle imprese in crisi di Wall Street.


Per rendersi conto di quanto sia ridicola una cifra del genere basta dire che nell’era Obama, in ben 51 giorni (tabella a lato) gli USA hanno avuto debiti superiori a questi tagli previsti per l’intero anno fiscale 2012! 

Come si vede dalla tabella allegata, in 6 occasioni (30/06/2009, 21/12/2009, 30/06/2010, 31/12/2010, 30/09/2009 e 30/11/2009), durante il governo di Obama, il deficit USA è cresciuto di oltre 100 miliardi, con il massimo toccato il 30/06/2009 quando il debito pubblico è aumentato di 186 miliardi. Cosa possono mai rappresentare 38 miliardi di tagli per un paese che presenta debiti per quasi 14.300 mliardi!

Se i media ufficiali fanno credere ai loro lettori che siamo di fronte ad una operazione praticamente miracolosa, in grado di risolvere tutti i mali degli USA, noi diciamo che tale taglio non avrà nessun effetto; non farà neppure il solletico.

Oltre al fatto che tale cifra è del tutto ridicola, bisogna aggiungere che c’è anche chi dubita che i tagli ammontino effettivamente a 38 miliardi, indicando in 353 milioni di dollari la cifra realmente tagliata! In ogni caso, anche ammettendo che i tagli siano pari a 38 miliardi, la situazione non cambia.

Il raddoppio delle imposte in 6 anni

Il bilancio presentato, oltre ai tagli prevede l’incremento delle imposte, anzi il raddoppio in sei anni. Ovviamente, nessun media ha avuto il coraggio di dire ai propri lettori che a partire dal 2012 iniziano ad aumentare fortemente le tasse e - per ammissione dello stesso governo di Obama - per non annegare è necessario raddoppiarle nei prossimi anni. Semplicemente per rimanere a galla bisogna raddoppiare le tasse. Questo il succo! Come sempre, gli USA anticipano delle tendenze per cui prossimamente questa filosofia sarà portata anche in Europa ed in Italia, perchè la situazione di molti paesi europei ed italiana non è differente da quella USA.

Nei prossimi sei anni le imposte delle persone fisiche raddoppieranno. Nel 2016, infatti è previsto che i cittadini statunitensi paghino imposte per 1.765 miliardi di dollari, contro gli 899 miliardi del 2010. Praticamente un aumento di poco inferiore al 100%. Nello stesso periodo il PIL USA aumenterà del 36%, pertanto l’aumento delle imposte non è imputabile ad un aumento del reddito.

Cinque anni dopo, nel 2021, è previsto che le imposte arrivino ad oltre 2.400 miliardi, il triplo rispetto al 2010. Il PIL, invece tra il 2010 ed il 2021 aumenterà del 70% e pertanto si conferma che l’aumento delle imposte non è dovuto ad un aumento del reddito; anzi, in considerazione di un aumento più che doppio delle imposte, rispetto alla crescita del PIL, gli statunitensi vedranno ridotto il loro potere d’acquisto.

Bisogna ancora aggiungere, che nel 2012 scade il provvedimento di Bush che prevedeva un congelamento delle imposte per le grandi imprese ed in particolare per le imprese petrolifere e per le famiglie con i redditi alti, con oltre 250.000 dollari. Pertanto, per il 2012 rispetto al 2011 è prevista una crescita del 65% delle imposte pagate dalle imprese: i 198 miliardi di dollari in imposte del 2011 saliranno a 327 miliardi nel 2012.

Obama, come Bush, toglie ai poveri per dare ai ricchi

Obama, il primo presidente negro della storia, eletto anche coi voti delle classi più deboli, vuole apparire come una persona giusta che non fa favoritismi ai ricchi, come faceva Bush e quindi elimina il provvedimento del suo predecessore. Tale provvedimento era considerato ingiusto, in quanto favoriva sfacciatamente i ricchi. Obama è differente dal suo predecessore che toglieva ai poveri per dare ai ricchi? Niente di più falso. Obama effettivamente, per il 2012, elimina, o meglio non ripropone questo provvedimento sommamente ingiusto che faceva pagare meno tasse ai ricchi ed alle grandi imprese, ma negli anni successivi le imposte pagate dalle imprese diminuiranno progressivamente, in modo da favorirle nella stessa proporzione del suo predecessore.

Nel 2010 le imposte pagate dalle imprese ammontarono a 191 miliardi, contro gli 899 miliardi pagati dalle persone fisiche, ossia le imprese pagarono il 21% di quanto pagarono le persone; nel 2011, ancora in vigore il provvedimento di Bush, le imprese pagheranno 198 miliardi contro i 956 miliardi dei cittadini; si conferma, anche per il 2011, una quota del 21% di imposte pagate dalle imprese rispetto a quanto pagato dai cittadini. Nel 2012, con lo scadere del provvedimento di Bush, anche le grandi imprese torneranno a pagare le imposte e pertanto complessivamente le imposte pagate dalle imprese ammonteranno a 327 miliardi, contro i 1.145 miliardi di imposte pagate dalle persone fisiche; la quota delle imposte pagate dalle imprese sale al 29% rispetto elle imposte pagate dalle persone fisiche.

Negli anni successivi, senza introdurre provvedimenti ritenuti ingiusti, il volpone di Obama riduce progressivamente le imposte alle imprese, riportandole esattamente alla stessa quota di quando era in vigore il provvedimento di Bush! Nel 2021, è previsto che le imprese paghino 502 miliardi, contro i 2.404 miliardi delle persone fisiche. Ciò rappresenta esattamente il 21%, come nel 2010 e nel 2011. Quel furbacchione di Obama, che voleva apparire differente dal suo predecessore, che voleva apparire un pacifista ed un uomo giusto che aiuta i più poveri con la falsa riforma sanitaria e riporta la giustizia, facendo pagare le imposte anche ai ricchi, in realtà non è differente in niente dal suo predecessore, o meglio per essere precisi è peggiore perché è più spendaccione di Bush.

Il presidente Bush nei suoi 2.922 giorni di governo, dal 20/01/2001 al 19/01/2009, ha fatto crescere il debito pubblico USA di 4.899,10 miliardi di dollari, in media 1,68 miliardi al giorno; il furbacchione di Obama in soli 819 giorni, dal 20/01/2009 al 19/04/2011 ha fatto crescere il debito pubblico di 3.693,59 miliardi di dollari, ossia 4,51 miliardi al giorno. Se analizziamo gli ultimi 819 giorni di governo di Bush, dal 24/10/2006 al 19/01/2009, riscontriamo una crescita del debito pubblico USA di 2.072,39 miliardi di dollari, ossia 2,53 miliardi al giorno. Praticamente, il pacifista Obama nei suoi 819 giorni di governo ha raddoppiato il deficit rispetto agli ultimi 819 giorni del governo di Bush.

I principali dati del bilancio di previsione 2012.

Nella tabella, riportiamo non solo i principali dati del bilancio di previsione del 2012, ma anche quelli per i successivi 10 anni, fino al 2021, oltre ai dati dell’ultimo bilancio chiuso, relativo al 2010, ed a quelli dell’anno in corso.


I redattori del bilancio USA, per il prossimo decennio, prevedono un aumenta costante del PIL, attorno al 4/5% all’anno; le uscite, invece, aumentano consistentemente per l’anno in corso, il 2011, quindi dopo la diminuzione prevista per il 2012, aumentano in maniera costante, attorno al 5% annuo; le entrate aumentano in maniera sostenuta nel 2012 a causa dell’aumento delle imposte per le imprese (in virtù dello scadere del provvedimento di Bush); negli anni successivi, anche per le entrate sono previsti aumenti costanti dell’ordine del 5% annuo.

Riguardo le imposte, detto del forte aumento di quelle per le imprese nel 2012, successivamente le imprese saranno nuovamente favorite, prima con riduzioni (2015 e 2016) e poi con aumenti minimi dell’ordine dell’1%/2% (tra il 2018 ed il 2021). Mediamente nei 9 anni successivi al 2012 le imposte per le imprese aumenteranno del 5,9% all’anno, mentre quelle delle persone fisiche aumenteranno del 12,2% all’anno.

Come preannunciato da Obama, per rimanere a galla, per non affondare è necessario raddoppiare le imposte. E dunque, fra il 2010 ed il 2016, raddoppieranno le imposte sul reddito delle persone fisiche.

Il deficit fiscale, nell’anno 2010 è stato di 1.293 miliardi, ossia il 37% delle spese governative ed il 9% del PIL; per il 2011 il deficit rappresenterà il 40% delle spese e l’11% del PIL; nel 2012 rappresenterà il 30% delle spese ed il 7% del PIL; negli anni successivi si stabilizzerà attorno al 14/15% delle uscite ed al 3% del PIL.

Il dato del deficit ci spiega esattamente il cancro che si annida all’interno della società statunitense. Di fatto, il governo USA spende più di quanto possa permettersi: nel 2010 le spese sono state del 60% superiori alle entrate; per l’anno in corso, a fronte di entrate per 2.174 miliardi, addirittura sono previste spese superiori del 75%, ossia 1.645  miliardi di deficit. Tale modello di spendere molto di più di quanto si abbia a disposizone si riscontra non solo a livello di govenro centrale, ma in tutta la società statunitense, a livello di governi locali, famiglie ed imprese.

Insomma, negli USA tutti vivono al di sopra delle proprie possibilità. Fino ad ora c’erano paesi come Cina, Giappone e Regno Unito disposti a finanziare il suo deficit, attraverso l’acquisto di buoni del debito pubblico, ma adesso la pacchia sembra essere finita.

L’analisi del bilancio ci dice che nelle intenzioni cercheranno di ridurre il deficit, ma non possono azzerarlo e quindi sostanzialmente il deficit, anche se in maniera meno accentuata degli ultimi anni, continuerà ad aumentare; in sintesi, gli USA pensano di poter continuare a spendere più di quanto hanno a disposizione e per continuare a farlo non possono fare altro che incrementare la stampa di dollari, accellerando quel processo di svalutazione della propria moneta già in atto.

Numeri al lotto

I dati dei bilanci successivi al 2012, con le ottimistiche previsioni di una crescita costante del PIL e delle entrate, ed una diminuzione delle uscite sembrano in realtà più dei numeri al lotto, che i dati di bilancio di quella che un tempo fu la prima economia del mondo, avviata verso un inesorabile tramonto.

I redattori del bilancio, ad esempio, si fregano le mani pensando alle entrate che arriveranno sotto forma di imposte da parte delle imprese e non hanno pensato che più realisticamente le imprese, di fronte alla ulteriore caduta del saggio di profitto (aumentano le imposte, quindi si riducono i profitti; ma i profitti si riducono anche perché i cittadini dovendo pagare più imposte avranno meno soldi da spendere in beni e servizi) decideranno di incrementare gli investimenti all’estero. Così come di fronte ad un raddoppio delle imposte dei cittadini, è ipotizzabile una caduta della domanda e quindi della produzione e conseguente aumento della disoccupazione. In sostanza, tutto sembra indicare che le cose andrano di male in peggio e sostenere una crescita abbastanza sostenuta del 5% annuo sembra ipotesi azzardata.

Noi pensiamo che gli USA andranno incontro a problemi dal prossimo mese di giugno, quando di fronte alle difficoltà di trovare i finanziatori del loro deficit, non potranno fare altro che ricorrere alla stampa dei dollari, come ha già lasciato sottintendere la Federal Reserve. Dal prossimo autunno, poi vedremo un acuirsi della crisi e le possibilità di un default si faranno sempre più concrete. E’ bene ricordare un nostro precedente articolo "Il macrobuco del debito USA", in cui analizzavamo come il debito reale USA non fosse di 14.000 miliardi, secondo quanto riportato dai dati ufficiali, ma probabilmente il doppio. Sta per iniziare la vera crisi degli USA e dell’occidente. Prepariamoci.

Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 24/04/2011
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