lunes, 23 de octubre de 2006

Verso le elezioni presidenziali in Venezuela (03/12/2006)

Attilio Folliero, Caracas 23/10/2006

Bambina con la bambola più amata (Chávez)
Cosa può succedere in Venezuela con le prossime elezioni presidenziali? Analizziamo i possibili scenari politici.

Come è a conoscenza di tutto il mondo, Hugo Chávez vincerà le prossime elezioni del 3 dicembre; nessuno, ma neppure il più convinto degli oppositori pensa di poter vincere questa elezione.

L'elezione di Chávez è dunque ampiamente scontata. La campagna elettorale dell'opposizione, in cui comunque gli USA (si gli USA!) hanno investito un sacco di dollari, in realtà è molto blanda ed è portata avanti senza convinzione proprio perché tutti sanno che non possono vincere; tutti sanno che il popolo è dalla parte di Chávez.

I candidati alla presidenza sono tanti: 21 quelli ancora in lizza; ma di questi a parte Chávez, solo Manuel Rosales e Benjamin Rausseu, noto comico conosciuto con il soprannome di Conte del Guachero hanno qualche punto percentuale. Il Conte terzo nei sondaggi non raggiunge il 2%; il secondo dei contendenti, Manuel Rosales, il cosiddetto candidato unico dell’opposizione partiva con una base di circa il 30%; a tanto ammontava, più o meno, la somma dei voti di tutti i partiti di opposizione, stando ai sondaggi di inizio agosto, periodo del lancio delle candidature. Col passare dei giorni, questa percentuale si è via via assottigliata e Rosales oggi è dato a non più del 15/17%.

Rosales è un uomo solo, sempre più solo; il suo comando di campagna, costituito dai principali rappresentanti dei partiti di opposizione ormai da tempo hanno smesso di accompagnarlo. Per non bruciarsi completamente, i suoi compagni di campagna, tra i quali importanti esponenti dell’opposizione, come Julio Borges e Teodoro Petkoff, preferiscono non farsi vedere o fotografare assieme a lui. La sua assoluta solitudine è dunque l’aspetto prevalente della campagna elettorale del candidato di opposizione. Lo scorso fine settimana ha annullato le manifestazioni previste nello Stato Lara, adducendo motivi meteorologici avversi; la verità è probabilmente un’altra: la assoluta mancanza di partecipazione popolare ha convinto il candidato a desistere dall’idea di organizzare manifestazioni nello Stato Lara, fortemente schierato col Presidente Chávez.

L’unica nota di questa campagna viene dalle enormi manifestazioni che accompagnano ogni uscita del Presidente in carica. Qui, in Venezuela quasi ogni settimana si assiste alla inaugurazione di qualche grande opera pubblica: una linea della metropolitana a Caracas o di qualche altra grande città; una linea ferroviaria; un liceo; una università; un grande impianto per la produzione dell’energia dell’elettrica; un impianto di acqua potabile; un ponte ... tutte opere gigantesche che neppure l’opposizione più retrograde (quella della televisione commerciale) riesce più a dire che si tratta di operazioni elettoralistiche. E' imminente l’inaugurazione del Secondo Ponte sull’Orinoco, equivalente per grandezza al Ponte di Messina; i lavori sono iniziati anni fa e per pura coincidenza terminano in questo momento di campagna elettorale; ovviamente nessuno dice che la sua inaugurazione è una operazione elettoralistica.

L’unica stupidità che riesce a dire l'opposizione, o meglio i mezzi di informazione legati all'opposizione, le TV commerciali, è che il Ponte è stato voluto e progettato da governi anteriori a quello di Chávez, come a dire che il merito non è di Chávez. Si, è vero! Molte delle opere realizzate dal Governo di Chávez, come appunto il Secondo Ponte sul fiume Orinoco, erano state pensate 30 o 40 anni fa, ma nessuno si era sognato di realizzarle concretamente. Era necessario l’arrivo di Chávez, che con la sua politica è riuscito a far si che gli ingenti fiumi di dollari derivanti dalla vendita del petrolio e delle altre materie prime, invece di finire nelle mani, o meglio nelle tasche e nei conti bancari di poche famiglie oligarchiche, venissero utilizzati per la costruzione di opere pubbliche e per opere di carattere sociale.

Subito dopo l’inaugurazione del Secondo ponte sul fiume Orinoco, inizieranno i lavori per la costruzione del terzo ponte, che terminerà fra alcuni anni, sicuramente in prossimità di qualche elezione, visto che qua si vota praticamente tutti gli anni.

Inaugurata, qualche settimana fa, la linea 4 del metro di Caracas, è imminente l’inizio dei lavori per il suo prolungamento che servirà anche una delle zone più esclusive di Caracas, Las Mercedes, zona abitata dalla borghesia, ma fortemente intasata dal traffico, per cui la realizzazione di questa ennesima grande opera non può che far accrescere i consensi verso Chávez anche tra le classi più alte e privilegiate.

Probabilmente l’esempio più evidente di come siano cambiate le cose in questo paese è rappresentato dall’autostrada che collega Caracas all’aeroporto Internazionale "Simon Bolivar". L’autostrada costruita dal dittatore Marcos Perez Jimenez oltre mezzo secolo fa per anni è stata completamente abbandonata, ossia non è mai stata oggetto di attenzione e manutenzione al punto che il ponte più importante è letteralmente crollato qualche mese fa. Si è cercato invano di farlo "sopravvivere" fino al completamento della nuova autostrada, ma tutto è risultato vano: 50 anni di totale abbandono non hanno permesso il suo salvataggio neppure momentaneo, fino all'inaugurazione della nuova autostrada, prevista per il prossimo maggio 2007.

Oltre ai benefici materiali, derivanti dalle grandi opere sotto gli occhi di tutti, c’è un motivo ben più importante che spinge il popolo a votare per il suo presidente: Chávez ha dato dignità e speranza ad un popolo che per i governi precedenti semplicemente non esisteva. In questo paese si sono avuti governi, presidenti, dittatori che si ricordavano del popolo solo per reprimerlo; presidenti/dittatori che chiudevano le poche scuole esistenti affinché il popolo rimanesse nell’ignoranza. Ricordiamo che in Venezuela, sotto i governi "democratici" della IV Repubblica, dal 1961 in poi, nasce la figura dei desaparecidos; è dunque in Venezuela che per la prima volta in America Latina si conosce questa terribile figura.

Come potrebbe il popolo rivoltarsi contro Chávez? Attualmente, non credo esista al mondo un presidente più amato di quello venezuelano. C’è da dire anche che così come è amato dalla maggioranza, altrettanto è odiato dalla minoranza oligarchica di questo paese, abituata a spartirsi le ingenti risorse, lasciando le briciole alla ristretta classe media che qui esisteva e praticamente niente di niente per la stragrande maggioranza della popolazione.

Che dire dell’opposizione? Due sono le certezze: la prima è che nessun candidato dell’opposizione ha la possibilità di vincere queste elezioni; l’altra certezza è che l’oligarchia non accetta e non accetterà mai di cedere il potere. Quindi, nella consapevolezza della sua sconfitta elettorale, è più che certo che abbiano dei piani segreti, preparati col Governo USA e la CIA.

La sparizione di Rosales

Recentemente si è parlato di una possibile sparizione, ossia omicidio del candidato Rosales. Sicuramente molto presto questo candidato Manuel Rosales dovrà sparire, ma dietro le sbarre di una cella; infatti la magistratura ha accertato l’enorme corruzione e sperpero di denaro pubblico che ruota attorno alla sua gestione come Governatore della Regione Zulia: ingenti quantità di denaro pubblico venivano utilizzati per l’arricchimento personale, dei propri familiari e del proprio clan. La magistratura ha scoperto ingenti proprietà di Manuel Rosales in Spagna e negli USA, perfino aerei privati acquistati coi soldi dello Stato, che quindi venivano utilizzati per l’arricchimento personale, invece che per opere pubbliche. Rosales se non sparisce dietro una cella, sicuramente deciderà di sparire per non finire in galera.

Purtroppo c’è da segnalare che in questo paese nessuno finisce in galera! Alla faccia della dittatura di cui Chávez è accusato dall’opposizione. Si può fare un colpo di stato; si può occupare la televisione pubblica; si può organizzare una serrata che provoca migliaia di milioni di dollari di danno al paese; si può occupare una ambasciata. per questi ed altri reati, spesso commessi davanti alle telecamere, davanti agli occhi del mondo, praticamente nessuno ha pagato, nessuno è finito in galera.

In questo paese, nel 2002, il Governatore dello Stato Miranda, Enrique Mendoza, occupò la televisione pubblica e continua a circolare liberamente; il sindaco del Municipio Baruta, Henrique Capriles Radoski, fu protagonista dell’assalto ad una ambasciata, l’ambasciata di Cuba, eppure dopo essersi fatto qualche giorno di carcere è uscito in attesa di un giudizio che probabilmente non ci celebrerà mai! Lo stesso Manuel Rosales è uno dei firmatari del famoso decreto con il quale il dittatore Carmona il breve (per essere rimasto in carica solo 47 ore) aveva dissolto tutti i poteri pubblici; è di fatto uno dei principali golpisti; eppure circola liberamente ed è addirittura candidato alla Presidenza della Repubblica!

In Italia, per fare un paragone, quei quattro scalmanati leghisti che qualche anno fa salirono sul Campanile di Venezia, dichiarandolo territorio libero della Serenissima Repubblica di Venezia sono rimasti in carcere per anni. Qua, nessun golpista è finito in galera, tranne il solo Carlos Ortega, poi evaso ed oggi è l’ennesimo uccello di bosco di questa Repubblica.

A dire la verità fino in fondo, non è vero che nessuno finisce in galera: quattro giovani che nel 2004 hanno abbattuto la statua di Cristoforo Colombo sono rimasti 8 mesi in galera e potrebbero essere condannati a numerosi anni di carcere. Purtroppo – e bisogna gridarlo forte - in Venezuela si permette l’impunità. Le principali 4 televisioni commerciali a carattere nazionale, dal 2001 hanno smesso di fare televisione, per occuparsi 24 ore al giorno di politica antigoverno. Se non ci fossero state queste televisioni, il popolo Venezuelano si sarebbe unito completamente attorno al suo presidente riformatore, che con le sue riforme sta favorendo anche la classe media.

Ovviamente, queste televisioni rappresentano l’oligarchia ed è il vero partito di opposizione in Venezuela. In qualsiasi altro paese, Italia compresa, a queste televisioni sarebbe stata ritirata la licenza da anni. Qui si permette di disinformare e di alterare la verità impunemente. Si permette che organizzino colpi di stato, attentati ed omicidi. È certo, per ammissione stessa dei protagonisti ed in vivo e in diretta, la mattina del 12 aprile del 2002 (ed in numerose altre occasioni), che le TV commerciali hanno avuto un ruolo determinante nella realizzazione del Colpo di Stato dell’11 aprile 2002; hanno avuto un ruolo fondamentale nella serrata del dicembre 2002-gennaio 2003; il proprietario di Globovision, principale canale di opposizione, Nelson Mezerhane, banchiere ed oligarca è il presunto mandante dell’omicidio del giudice Danilo Anderson, che indagava su tutti i principali “misteri” del Venezuela.

Questa è la realtà del Venezuela: le 4 principali TV commerciali per 24 ore al giorno, da 5 anni ripetono ossessivamente di essere in un paese dittatoriale che reprime la libertà di stampa! Quando fanno finta di informare, l’informazione è completamente distorta, manipolata. Come esempio della manipolazione dell'informazione operata da queste TV, è sufficiente fornire un solo esempio: tutte le volte che Chávez indice una manifestazione pubblica nella Avenida Bolivar di Caracas, le TV commerciali dicono che è vuota, non ha avuto successo. La Avenida Bolivar è una larga arteria viaria che praticamente attraversa tutta Caracas da est ad ovest e nella parte centrale che va dall’Hotel Hilton al Palazzo di Giustizia, per più di due chilometri, è di solito utilizzata da Chávez per concludere le proprie manifestazioni. Per quanto questa arteria sia immensa, di fatto ogni volta è incapace di contenere tutta la gente che va alle manifestazioni di Chávez. Ebbene, puntualmente ad ogni manifestazione di Chávez nell'Avenida Bolivar, le TV commerciali ripetono lo stesso formato: un giornalista in diretta, sul posto a commentare la scarsa presenza di pubblico, commento accompagnato da immagini totalmente manipolate, registrate tre o quattro ore prima, quando evidentemente l’immenso viale non poteva essere pieno. La realtà è ben diversa ed è sotto gli occhi di tutti.

Fino al 2002, anche l’opposizione utilizzava questo spazio, con un successo di pubblico certamente non paragonabile alle manifestazioni di Chávez; lo utilizzava perché comunque aveva un seguito abbastanza consistente. Oggi, Rosales per la sua manifestazione elettorale più importante, la manifestazione di Caracas non ha utilizzato questo spazio: il suo seguito è cosi scarso che avrebbe fatto una figuraccia se avesse indetto la manifestazione in questo luogo così grande. È una verità inconfutabile.

Chávez vincerà con una maggioranza schiacciante queste elezioni. L’oligarchia e, dietro di lei il governo Bush e la CIA, non lasceranno niente di intentato per cercare di sconfiggere Chávez. Certamente non possono sconfiggere Chávez sul terreno elettorale.

Come si diceva prima, si è parlato di un possibile piano per uccidere Rosales ed addebitare la colpa a Chávez. In questo caso si potrebbero sospendere le elezioni. Questo più o meno si è detto e scritto, riportato anche da più parti in Italia. L’assassinio di Rosales per mano della stessa opposizione e della CIA, per far ricadere la colpa su Chávez, è una ipotesi che circola. Molti esponenti del Governo si sono detti preoccupati; oggi stesso il sindaco di Maracaibo, la capitale della Regione Zulia, di cui è Governatore Rosales, il signor Giancarlo Di Martino, di chiare origini italiane e appartenete alla coalizione che appoggia il presidente Chávez, ha dichiarato che bisogna proteggere il candidato Rosales.

Personalmente non ritengo che questa sia la soluzione che adotterà la CIA e per un motivo molto semplice: nessuno, ma proprio nessuno crederebbe alla accusa che Chávez possa essere il mandante di un simile omicidio. Il popolo sa bene che Chávez è in netto vantaggio, quindi non ha nessun interesse ad eliminarlo fisicamente. Inoltre, per Chávez, Rosales rappresenta il candidato ideale; non avrebbe potuto sperare di meglio; qualsiasi altro candidato sarebbe stato capace di raccogliere più consensi, quindi Chávez non ha proprio nessun interesse alla sua eliminazione fisica ed il popolo è pienamente cosciente di questo.

L’omicidio di Chávez

L’opposizione ha sicuramente pianificato delle azioni sporche, tra le quali indubbiamente la più sporca di tutte è l’omicidio dello stesso Chávez. L’oligarchia venezuelana, il governo di Bush e la CIA, sanno perfettamente che l’unico modo per sbarazzarsi di Chávez è eliminarlo fisicamente, ammazzarlo.

Proprio ieri, il presidente Chávez, parlando ad una immensa marea umana nella piazza più grande del Venezuela, a Valencia, nella Regione Carabobo, ha dichiarato che in caso di una sua eliminazione fisica, il popolo sa cosa deve fare: accelerare la via al socialismo.

Alla CIA ed alla oligarchia venezuelana non interessano le conseguenza di un possibile assassinio del presidente Chávez, che per certo determinerebbe una guerra civile; alla CIA ed alla oligarchia interessa solo eliminarlo.

Il Colpo di Stato

Altro possibile scenario: una ripetizione del colpo di stato dell’11 aprile del 2002. L’opposizione sta già gridando all’imbroglio elettorale; negli Stati Uniti stanno circolando falsi sondaggi elettorali in cui si afferma che il candidato Rosales è dato fortemente in vantaggio su Chávez; ovviamente quanto di più falso. Perché stanno circolando all’estero questi falsi sondaggi, così lontani dalla realtà? Semplice: per preparare il terreno; diffondendo l’idea che Rosales sia in vantaggio, la sera del tre dicembre, di fronte al risultato reale (la maggioranza assoluta di Chávez) l’opposizione griderà all’imbroglio e l’opinione pubblica mondiale crederà all’imbroglio perché tutti i sondaggi che gli erano stati somministrati davano in forte vantaggio il candidato oppositore. Chávez ha vinto grazie ad un imbroglio! Pertanto l’opinione pubblica mondiale non si opporrebbe alle possibili azioni di forza e violenza che l’opposizione metterebbe in atto in Venezuela.

È ciò che sta pensando l’opposizione: azioni di violenza per la strada (la cosiddetta guarimba) ed un possibile tentativo di colpo di stato, ripetendo lo schema dell’11 aprile. L’opposizione sta già organizzando una marcia per l’indomani della diffusione dei risultati elettorali, presumibilmente scaturiti da un imbroglio; una marcia, attizzata dai mezzi di comunicazione, che chiede l’allontanamento di Chávez, vincitore delle elezioni grazie all’imbroglio. Lo schema prosegue con una imboscata da parte di francotiratori, sicari paramilitari fatti arrivare dalla Colombia. Quindi una strage annunciata da addebitare al presidente Chávez. Non si tratta di fantapolitica, ma di uno schema messo a punto dalla CIA e già sperimentato proprio in Venezuela (11/04/2002).

Chávez – e con questo allertiamo l’opinione pubblica italiana e mondiale – non ha bisogno di imbrogli per vincere le elezioni; ha la maggioranza assoluta. Chiunque arriva in Venezuela può rendersene facilmente conto. In ogni caso, anche se l’opposizione, con l’aiuto della CIA, sta organizzando questo tentativo di colpo di stato, preceduto da situazioni di violenza di strada (guarimba) bisogna anche dire che il popolo e lo Stato sono perfettamente consci dei pericoli all’orizzonte; quindi vedo estremamente difficile che possa avere successo un colpo di stato, anche se ovviamente l’opposizione è capace di generare tutta la violenza possibile e pensabile.

C’è ancora uno scenario, che abbiamo lasciato per ultimo perché pone in primo piano l’intervento diretto degli USA. Anche in questo caso, come nei precedenti, non siamo di fronte a delle ipotesi, ma di fronte a piani segreti, scoperti e resi di pubblico dominio nei mesi scorsi.

La possibile invasione del Venezuela ad opera degli USA.

Lo schema, ossia la scusa per intervenire sarebbe data dalla proclamazione dell’indipendenza dello Stato Zulia, in nome dell'autodeterminazione dei popoli. Ovviamente il Governo centrale non potrebbe mai accetattare ciò e quindi interviene a difesa dell'integrità dello Stato. Gli USA avrebbero la scusa per intervenire militarmente a difendere questa supposta autodeterminazione del popolo dello Zulia.

Certo, appare alquanto difficile al momento per gli Stati Uniti aprire un nuovo fronte di guerra sul versante venezuelano. Gli Usa non sono stati capace di porre ordine in Iraq, quindi vedo molto più difficile un intervento diretto in Venezuela. Gli Usa non hanno la forza militare per una invasione in Venezuela, almeno in questo momento che sono impegnati in Iraq e Afganistan ed hanno il problema dell'Iran e della Corea del nord. Gli USA sono una potenza aeronautica, ma con la sola aeronautica e il bombardamento a tappeto non si conquistano i Paesi, i territori; lo ha dimostrato la guerra in Iraq, lo ha dimostrato recentemente l'invasione del Libano ad opera di Israele. Anche questa ipotesi non la vedo praticabile per l’immediato. Sicuramente più avanti, quasi con la imminente scadenza del mandato presidenziale di Bush, che a quel punto non avrebbe più niente da perdere, potrebbe aprirsi la prospettiva di una invasione statunitense.

A mio avviso, per l’immediato, rimane un unico possibile scenario aperto: l’omicidio del presidente.

Ci sono altri avvenimenti che sono denunciati e resi di pubblico dominio: strani incidenti stradali, aumentati enormemente rispetto alla media; pare ci siano camionisti pagati per provocare incidenti di traffico in punti nevralgici della circolazione, non tanto per fare dei morti, quanto per provocare code e ritardi da condurre al nervosismo generale la popolazione; molto spesso e senza alcuna giustificazione si stanno verificando degli scompensi negli impianti di distribuzione dell’elettricità; inoltre sono enormemente aumentate le vendite di alcol e birre, così come delle droghe. Tutte misure per generare un controllo sulle coscienze della gente.

E non dimentichiamo – per concludere – che in Venezuela esiste il voto elettronico; ciò significa che i dati viaggiano lungo le linee telefoniche, di proprietà dell’impresa telefonica CANTV, multinazionale privatizzata, dietro la quale ci sono i più grandi oligarchi del Venezuela.

Caracas, 23/10/2006
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