sábado, 12 de septiembre de 2015

I media italiani manipolano e disinformano sul caso di Leopoldo Lopez

Attilio Folliero, Caracas 12/09/2015

La miseria umana: ancora una volta i media dell’oligarchia italiana all’unisono difendono un delinquente.  

Vedasi anche:

In Venezuela, il processo contro Leopoldo Lopez è terminato con una condanna a 12 anni e 9 mesi di carcere. Leopoldo Lopez, un  rampollo dell’oligarchia venezuelana, era accusato di istigazione alla violenza, associazione a delinquere e numerosi altri delitti.

All’inizio del 2014 lanciò un piano denominato “La salida”, in italiano “L’uscita”; un piano inserito in un tentativo di rivoluzione colorata che doveva portare alla caduta del governo di Nicolas Maduro (1). Praticamente Leopoldo Lopez incitò i simpatizzanti dell’opposizione ad incendiare le strade del Venezuela.

A seguito del suo incitamento, a partire del 12 febbraio 2014, l’opposizione venezuelana, con in testa il partito che dirige Lopez, “Voluntad popolar”, partito di estrema destra, scatena un’ondata di violenza nelle strade di Caracas e di alcune importanti città del Venezuela.

È bene precisare che dopo le prime azioni violente davanti al palazzo della Procura, nel centro di Caracas, tutte le altre manifestazioni violente furono circoscritte ai quartieri ricchi di Caracas e di alcune importanti città del Venezuela.

Questi atti di inaudita violenza provocarono la morte di 43 persone ed il ferimento di circa mille cittadini venezuelani, dei quali un paio di centinaia sono rimasti invalidi, paralizzati a letto, immobilizzati su una sedie a rotelle, privi di un arto, di un occhio, ecc…; insomma circa 250 famiglie piangono la morte di un proprio congiunto o si ritrovano con un familiare totalmente invalido. Leopoldo Lopez è stato giudicato colpevole per aver istigato queste manifestazioni di inaudita violenza e per associazione a delinquere.

Durante il giudizio si è comprovato in maniera certa, attraverso l’analisi dei discorsi pubblici, filmati, interviste, articoli di giornali ed i messaggi nelle reti sociali, che l’imputato abbia incitato alla violenza. Per esempio, uno studio dei sui twitter ha accertato che l’imputato, tra il primo gennaio del 2014 ed il 18 marzo dello stesso anno, ha inviato 707 twitter, dei quali in 688 si riscontra un incitamento alla violenza ed a disconoscere le istituzioni pubbliche ed i poteri dello stato venezuelano (2).

Dopo che Leopoldo Lopez chiamò alla violenza, quale unica via d’uscita – secondo lui – per farla finita col governo costituzionale di Nicolas Maduro, l’opposizione scese in strada e la violenza fu tanto brutale quanto difficile da fermare. Le zone “bene” di Caracas e delle altre città ricche del Venezuela tornarono alla totale normalità solo dopo vari mesi. Tra i tanti episodi di violenza ricordiamo l’assalto e l’incendio del Ministero dell’Abitazione, all’interno del quale funzionava anche un asilo nido; al momento dell’assalto da parte dei “vandali” nell’asilo erano presenti 89 bambini fra i sei mesi ed i 3 anni di vita; solo il pronto intervento dei vigili del fuoco ha scongiurato il dramma (3).

Va aggiunto che oltre ai tanti morti e feriti, la violenza scatenata da Lopez ha provocato anche un enorme danno economico, non solo per il danneggiamento  di strutture pubbliche (ospedali, scuole, strade, edifici adibiti a ministeri ed altri enti pubblici, mezzi di trasporto pubblico…) ma anche per le attività imprenditoriali presenti nelle zone in cui avvenivano queste manifestazioni violente. A titolo di esempio citiamo il caso del Centro culturale “Tina Modotti” di Caracas; si trattava di una iniziativa imprenditoriale portata avanti da alcuni italiani residenti a Caracas che è stata costretta al fallimento, perchè si trovava in prossimità della Piazza Altamira, nel centro delle manifestazioni violente. Questo centro, tra le tante inziative culturali realizzava anche corsi di lingua italiana e trovandosi nel centro delle violenze. gli studenti non hanno più potuto raggiungere la sede; senza entrate economiche per mesi e con costi ovviamente fissi ed onerosi (come gli affitti dei local) il centro è stato costretto a chiudere.

Dunque Lepoldo Lopez è stato condannato perchè ritenuto il principale istigatore di queste violenze. Lopez ovviamente non ha agito da solo: era accompagnato da altri due noti esponenti dell’estrema destra venezuelana, Antonio Ledezma e Maria Corina Machado (4).

La “Salida”: Antonio Ledezma (al centro), Maria Corina Machado (a sinistra) e Leopoldo Lopez (a destra)

Subito dopo la lettura della sentenza importanti personaggi e la maggior parte dei media dell’oligarchia mondiale si sono pronunciati contro la condanna di Leopoldo Lopez; nel tentativo di screditare il governo e la magistratura del Venezuela hanno totalmente manipolato i fatti, facendo passare il delinquente Leopoldo Lopez per un angioletto perseguitato dal regime per reati di opinione.

Tra i personaggi intervenuti a commentare a caldo la sentenza, citiamo il sacerdote venezuelano Jose Palmar, che in un twitter (che riproponiamo di seguito) incita al colpo di stato. Palmar è uno squallido sacerdote praticamente impegnato in politica e totalmente schierato con l’opposizione di estrema destra.

Il Twitt del sacerdote Jose Palmar che scrive: "Questi narcoterroristi sono dei disgraziati delinquenti che condannano un innocente come Leopoldo Lopez. Colpo di stato subito! E' finita".

E veniamo ai giornali italiani, la maggior parte dei quali essendo di proprietà dell’oligarchia sono schierati con l’oligarca Leopoldo Lopez.

Diciamo subito che fa letteralmente vomitare l’articolo a firma di Massimo Cavallini pubblicato dal quotidiano “Il fatto”, da sempre schierato con l’opposizione fascista venezuelana, che chiama "progressista" e di tutti i delinquenti venezuelani scappati all’estero (5).


Questo giornale quando deve screditare il Venezuela si affida a Cavallini, che in precedenza ha scritto per l’Unità e Liberazione; quest’ultimo era l’organo ufficiale di Rifondazione Comunista, partito, che sotto la gestione di Fausto Bertinotti attuava di fatto in favore dell’oligarchia italiana. Fortunatamente per il proletariato italiano, questo partito è sparito. Qual è la missione di Massimo Cavallini? Ben lo descrive Gennaro Carotenuto: “La missione di Cavallini, quella per la quale sta a Miami, è riposizionare la sinistra italiana contro i governi integrazionisti latinoamericani e in particolare contro il governo venezuelano. Solo casualmente la sua missione coincide con gli interessi della CIA, delle mafie cubane di Miami, del Grupo Prisa spagnolo, delle multinazionali che depredano da decenni il continente, e ainda mais” (6).

Nel suo articolo il nostro Cavallini si diletta come sempre a screditare il Venezuela e a cercare di manipolare i suoi lettori, portandoli lontano dalla realtà. Cavallini arriva addirittura a dire che il quotidiano “Últimas Noticias” di recente è passato nell’orbita chavista. È una affermazione totalmente falsa. Per gli italiani che magari non sono completamente a conoscenza dei fatti venezuelani, specifichiamo che il quotidiano citato dal Cavallini apparteneva a Miguel Ángel Capriles Lopez. Il 24 di ottobre del 2013 questo quotidiano e tutto il gruppo editoriale viene acquistato dalla “Latam Media Holding”, che a sua volta appartiene alla “Hanson Asset Management”, una multinazionale con sede a Londra. Cavallini, che ignorante non è, cerca di manipolare i propri lettori confidando sul fatto che magari molti di loro non possono conoscere nei dettagli le vicende venezuelane e meno quelle economiche. Se prima questo quotidiano era schierato apertamente con l’opposizione venezuelana, la nuova proprietà, una multinazionale, che avendo come fine il profitto, deve aumentare le vendite del giornale e degli altri prodotti editoriali e quindi necessariamente deve cercare di catturare anche i lettori diciamo più di sinistra; per questa ragione ha cercato di confezionare un prodotto meno fazioso di prima. Cavallini trasforma una ragione economica in politica, facendolo diventare un giornale al servizio di Maduro. Per il resto Cavallini fa solo vomitare, come sempre.

Anche il “Corriere della Sera“ nel suo articolo “Venezuela, il leader dell’opposizione condannato a 13 anni e 9 mesi”, ovviamente si schiera con l’oligarca venezuelano e come gli altri media, parla di un processo irregolare. Per avvalorare la sua tesi, come tutti gli altri media, italiani e del mondo, al servizio dell’oligarchia, ovvero dei proprietari dei rispettivi giornali, cita anche organizzazioni internazionali ed ONG come “Amnesty International” e “Human Rights Watch”. Su queste ONG che si spacciano per difensori dei diritti umani abbiamo scritto degli articoli in passato, ai quali rimandiamo (“Amnesty International e le presunte violazioni dei diritti umani in Venezuela”; “I mercenari dei diritti umani”).

Quando arriviamo a “La Stampa” ci accorgiamo che l’articolo “L’oppositore venezuelano Leopoldo Lopez condannato a 13 anni e 9 mesi di carcere” è una fotocopia dell’articolo pubblicato dal Corriere! I nostri lettori cliccando sui titoli dei due articoli possono facilmente comprovare che il Corriere di Milano e  La Stampa di Torino hanno pubblicato lo stesso articolo. Cosa possiamo dedurre? Che esiste un unico “scrittore”, anzi una unica regia internazionale, perché il caso appena individuato non riguarda solo Il Corriere e La Stampa, ma anche gli altri giornali internazionali, che in lingua differente riportano praticamente lo stesso articolo.

Meraviglia il fatto che il Corriere pone anche in fondo a questo articolo il segno del copywrite e la scritta “Riproduzione vietata”, come se l’articolo fosse di sua esclusiva proprietà, quando abbiamo visto che lo stesso è ripreso da La Stampa. Il Corriere citerà in giudizio La Stampa per violazione del Copywrite?

Passando a la Repubblica, il tono non cambia. In pratica dice le stesse cose degli altri anche se indirettamente; infatti, si limita a citare frasi dell’oppositrice Maria Corina Machado e dell’assistente segretario di Stato americano, Robert Jacobson.

Il Messaggero pubblica un breve flash in cui riporta la notizia della condanna, con la solita frase della Machado e poi un breve articolo a firma di Teleborsa in cui Lopez “viene condannato” direttamente da Maduro, che fa tabula rasa! Per Il Messaggero come per molti media italiani, in Venezuela non esiste la divisone dei poteri; fa tutto Maduro.

Stranamente “Il Foglio” nella sua breve nota si limita a dare la notizia della condanna di Lopez, specificando però “con l'accusa di aver incitato le rivolte scoppiate nel 2014, in cui vennero uccise oltre 40 persone”. In passato, il Foglio aveva intervistato la moglie di Lopez, di origini italiane, e aveva presentato la vicenda di Leopoldo Lopez come di un politico perseguitato e finito in carcere per aver denunciato il regime.

In definitiva la stampa italiana, con pochissime eccezioni, difende un delinquente riconosciuto tale da un Tribunale. Si tratta ovviamente di una sentenza di primo grado, quindi ci sarà l’appello ed i familiari delle vittime, che non vedranno mai più i loro congiunti, sperano ancora in una condanna più giusta ed appropriata ai reati commessi da Leopoldo Lopez.

Per finire aggiungiamo un ultimo particolare su cui tergiversano più o meno tutti i media italiani: è vero che Leopoldo Lopez si consegnò spontaneamente alla giustizia venezuelana, ma solo dopo che le autorità venezuelane attraverso trattative con la famiglia, condotte personalmente dal Presidente del Parlamento, Diosdado Cabello, mostrarono le prove di un piano per assassinarlo da parte della stessa destra venezuelana e internazionale. In sostanza il piano consisteva nel sacrificare Lopez al fine di far ricadere la colpa sul governo e convincere l’opposizione venezuelana, la società civile e militare a liberarsi di Maduro attraverso azioni immediate ed ancora più violente ed incontrollabili. Leopoldo Lopez consegnandosi ha sventato il piano dei suoi carnefici. Lopez è costantemente sotto osservazione anche da parte del potere morale, il difensore civico, che in questo ultimo anno lo ha visitato in carcere circa  30 volte.

Note

(1)  Vedasi l’articolo “Il tentativo di rivoluzione colorata in Venezuela”, Url: http://umbvrei.blogspot.com/2014/03/il-tentativo-di-rivoluzione-colorata-in.html;
(2)  Vedasi articolo “Leopoldo López incitó a la violencia el 12F a través del Twitter, aseguró experto”, Url: http://www.noticias24.com/venezuela/noticia/277237/experto-asegura-que-leopoldo-lopez-incito-a-la-violencia-el-12-f-a-traves-del-twitter/
(3)  Vedasi articolo “FOTOS Y VIDEOS: Incendiaron y causaron destrozos en sede del Ministerio de Vivienda, amenazando a 89 niños en su preescolar”, Url: http://albaciudad.org/wp/index.php/2014/04/en-fotos-incendiaron-y-causaron-graves-destrozos-en-la-sede-del-ministerio-de-la-vivienda-en-chacao/
(4)  Antonio Ledezma è finito in galera per un altro tentativo di colpo di stato. Attualmente, in attesa di giudizio, è agli arresti domiciliari. Anche Maria Corina Machado è sotto inchiesta, anche se al momento non sono ancora stati adottati provevdimenti contro di lei. Su Antonio Ledezma vedasi l’articolo “L’arresto di Antonio Ledezma ed il ventiseiesimo anniversario del Caracazo”, Url: http://umbvrei.blogspot.com/2015/02/larresto-di-antonio-ledezma-ed-il.html;
(5)  Varie volte in passato ci è toccato commentare articoli pubblicati da questo giornale; invitiamo a leggere, a titolo di esempio: “Il fatto quotidiano” e le banche (venezuelane e italiane), Url: http://selvasorg.blogspot.com/2010/07/il-fatto-quotidiano-e-le-banche.html; “La morte di Hugo Chávez e le calunnie de IL FATTO“, Url: http://umbvrei.blogspot.com/2013/03/la-morte-di-hugo-chavez-e-le-calunnie_20.html;
(6)  Vedasi articolo di Gennaro Carotenuto “Massimo Cavallini e l’assassino di Roque Dalton“, Url: http://www.gennarocarotenuto.it/1843-massimo-cavallini-e-lassassino-di-roque-dalton/
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