martes, 2 de octubre de 2007

Venezuela: l'università arriva a Cocorote (Misión "Alma Mater")

Attilio Folliero, Caracas 02/10/2007

Mentre in Italia sono all’ordine del giorno gli scandali degli esami truccati per l’accesso all’università, che si avvia ad essere riservata nuovamente solo alle classi alte, in Venezuela Chávez lancia un programma per permettere a tutti i venezuelani (e non solo) di accedere all’istruzione universitaria.

Un articolo che spiega la nuova missione "Alma Mater" e fa il punto sulla situazione dell'istruzione in Venezuela. Non manca un breve confronto con la situazione italiana.

Cocorote? Sono in Venezuela da circa sei anni e non mi era mai capitato di ascoltare questo nome.

Cocorote è una delle 1.134 parroquias del Venezuela.  Prima di proseguire, per facilitare la comprensione è bene spiegare brevemente la suddivisione amministrativa di questo paese, nel quale con la riforma costituzionale in atto, sarà introdotto un concetto di geografia umana totalmente nuovo.

1 – Suddivisione amministrativa del Venezuela

Il Venezuela è diviso amministrativamente in 24 regioni, che prendono il nome di "Estados", ossia "Stati", tra i quali vi è il Distrito Capital; a queste 24 regioni andrebbe aggiunta una venticinquesima, denominata Dependencias Federales, ossia il territorio costituito dalle isole che amministrativamente non sono autonome, ma come dice il nome sono territori dipendenti direttamente dallo stato centrale.

Ogni regione è divisa in Municipios, equivalente alle nostre provincie. In totale i Municipi sono 336. I Municipi sono suddivisi amministrativamente in "parroquias", ovvero "Parrocchie", equivalenti ai nostri Comuni. Le parrocchie sono in totale 1.114. Infine, la parrocchia può essere divisa in jefaturas, che equivalgono alle nostre circoscrizioni o municipi, come si chiamano a Roma le circoscrizioni. 

Come in Italia, dove solo i Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti possono istituire le circoscrizioni, così in Venezuela solo le grandi parrocchie possono suddividersi in jefaturas.

2 – Cocorote

Precisato ciò, diciamo che Cocorote è una piccola provincia della regione Yaracuy, che prende il nome dell’omonima città capoluogo. Il comune di Cocorote è stato citato da Chávez perché sarà sede di una delle nuove 58 università previste dall’ultima missione lanciata dal governo e denominata "Alma Mater".

Dopo aver ascoltato il nome di questo comune a me del tutto sconosciuto sono entrato prontamente in Internet per cercare informazioni. Ebbene Cocorote è una provincia (utilizzo la terminologia italiana, per essere compreso più facilmente) di recente costituzione che prende il nome dall’omonimo comune capoluogo. Ovviamente sulla scarsa conoscenza di questa provincia, accanto alla dimensione estremamente piccola e la lontananza da qualsiasi centro di influenza incide anche il fatto che sia stata costituita recentemente. La provincia di Cocorote, nella regione Yaracuy è infatti nata dalla separazione della provincia di San Felipe ed ha solamente 135 chilometri quadrati e 35.668 abitanti (dati del censimento venezuelano del 2001) e pertanto rappresenta una provincia piccola. La presenza italiana è alquanto scarsa in questa parte del Venezuela: all’ultimo censimento erano censiti solo 16 italiani. Oggi gli abitanti sono saliti a circa 45.000 abitanti, ma rimane pur sempre una piccola provincia.

Hugo Chávez ha citato il nome di questa provincia in relazione al lancio di questa nuova Missione Alma Mater, che ha per obiettivo il miglioramento della qualità dell’educazione universitaria e la possibilità per tutti i venezuelani (e non solo) di accedere concretamente all’educazione universitaria. Infatti, questa missione prevede la costruzione di 58 nuove università in ogni parte del paese, anche in quelle zone scarsamente popolate e praticamente sconosciute, qual è il caso di Cocorote. 

Estado Yaracuy
Municipios Estado Yaracuy: (1) Municipio Arístides Bastidas; (2) Municipio bolívar; (3) Municipio Bruzual; (4) Municipio Cocorote; (5) Municipio Independencia; (6) Municipio José Antonio Páez; (7) Municipio La Trinidad; (8) Municipio Manuel Monge; (9) Municipio Nirgua; (10) Municipio Peña; (11) Municipio San Felipe; (12) Municipio Sucre; (13) Municipio Urachiche; (14) Municipio Veroes

3 – Le missioni in Venezuela

Ricordiamo che le missioni sono nate come strumento per interventi straordinari, per affrontare e risolvere problemi sociali urgenti, che se avessero seguito le normali procedure burocratiche, nell’ambito delle azioni dei rispettivi ministeri competenti, avrebbero necessitato di molto tempo e sicuramente non avrebbero raggiunto l’obiettivo. Con la riforma costituzionale in discussione, se approvata, le missioni assumeranno rango costituzionale e da interventi straordinari e momentanei diventeranno strumenti permanenti dello stato, sia pure inquadrati nei rispettivi settori dell’amministrazione pubblica (ministeri). In sostanza assumendo il rango costituzionale, se cambia il Governo questi strumenti sociali non potranno essere smantellati, a meno che non si modifichi la costituzione.

Tra le missioni più famose, ricordiamo:
  • nel campo della sanità, Misión Barrio Adentro nata per garantire l’accesso alla sanità a tutti i venezuelani, indipendentemente dal proprio ceto sociale; tra l’altro, grazie a questa missione tutte le famiglie hanno la possibilità di accedere ad un medico di base, l’equivalente del nostro medico di famiglia; la Mission Milagro, che ha permesso alle persone più umili di poter essere operate alla vista; anteriormente erano moltissimi i venezuelani che non venivano operati per esempio di semplice cataratta, per mancaznza di possibilità economiche ed erano quindi condannate alla cecità; tale missione, come molte altre, è aperta non solo ai cittadini venezuelani, ma anche ai cittadini poveri di altri paesi latinomericani ed e´del tutto gratuita; 
  • nel campo dell’educazione: la Misión Robisnon, con cui è stato affrontato e sradicato l’analfabetismo; la Misión Ribas e la Misión Sucre sono nate per permettere l’accesso alla scuola superiore ed all’università, a tutti gli studenti che in passato erano esclusi dall’acceso agli studi superiori;
  • per affrontare il problema della povertà e la sottoalimentazione furono create le Case di alimentazione e soprattutto la Misión Mercal, per la distribuzione di beni alimentari di prima necessità a prezzi controllati.
Per un quadro completo delle missioni, vedasi la sezione dedicata a questo argomento.

4 - Misión Alma Mater

La Misión Alma Mater ha dunque per obiettivo l’accesso all’università per tutti i venezuelani, senza doversi muovere dalla propria zona di residenza. È prevista la costruzione di 58 nuovi istituti universitari in 5 anni, da qui al 2012. Anche questa missione prevede la solidarietà internazionale: tra i 58 nuovi istituti universitari c’è l’Università del Sud, cui potranno accedere i giovani di altri paesi dell’America Latina, per esempio del Perù o del Messico, dove i locali governi liberali non hanno piani di sviluppo dell’educazione universitaria per tutti. 

Ogni università sarà dotata di tutti i servizi indispensabili, comprese mense, residenze universitarie e strutture sportivo-ricreative. Emblematico di questa missione è l’enorme spazio dell’ippodromo di Caracas: 60 ettari adibiti solamente alle corse dei cavalli e che adesso saranno utilizzati per costruire una grande struttura universitaria nella periferia di Caracas, in una zona in forte sviluppo, servita dal metro e dalla nuovissima stazione ferroviaria centrale. 

Accanto a questi 58 nuovi istituti universitari, la missione prevede lo sviluppo ed il miglioramento delle aldee universitarie, che già oggi ascendono a 1.435 in ogni parte del paese. Le aldee universitarie di fatto sono dei corsi universitari istituiti senza costruire università, ma utilizzando strutture esistenti, come scuole e licei, dove i corsi saranno svolti in orari serali e comunque senza compromettere la normale attività scolastica. 

La missione Alma Mater non si limita alla costruzione di nuove università, ma rappresenta un approccio completamente diverso verso l’accesso all’istruzione universitaria. Ogni Venezuelano che si diploma avrà un posto garantito all’università. Ed è prevista anche la totale eliminazione delle prove d’ingresso, degli esami d’accesso e di tutti gli inutili sbarramenti, che trovano giustificazione solamente nella necessità di assicurare l’ingresso ai privilegiati quando l’accesso all’università è limitato e non è garantito a tutti. Quando i posti sono limitati è necessario selezionare ed introdurre esami d’accesso, che hanno sostanzialmente non la finalità di selezionare i migliori (come si affannano a giustificare i paladini delle politiche neo-liberali), ma garantire l’accesso ai privilegiati. 

Grazie a questa missione, l’educazione superiore ed universitaria non è più vista come uno strumento per il raggiungimento di uno status sociale, per ascendere nella scala sociale. L’individuo deve potersi superare, crescere individualmente per poter far crescere la collettività. In sostanza la crescita dell’individuo rappresenta la crescita di tutta la collettività, ossia la sua crescita apporta benefici a tutti, a tutta l’umanità.

5 – La Concentrazione della popolazione ed accenni alla geografia umana

Con questo strumento, l’educazione universitaria di qualità e gratuita arriverà concretamente in ogni angolo del paese, a tutta la popolazione venezuelana, anche a quella che vive nelle zone più sperdute e spopolate dell’immenso territorio venezuelano, grande tre volte l’italia, ma con una popolazione che è meno della metà e soprattutto fortemente concentrata (Vedasi Tabella 1). Uno dei grandi problemi del Venezuela è proprio la forte concentrazione e lo spopolamento della maggior parte del territorio. Facendo un confronto con l’Italia, scopriamo che la popolazione concentrata nelle 13 principali città è il 15,97% in Italia ed il 37,30% in Venezuela. I dati riguardano i rispettivi censimenti del 2001 e sicuramente il fenomeno si è accentuato in Venezuela in questi ultimi anni. 

In una economia capitalistica, i servizi (dagli ospedali, alle università, alle scuole superiori, alle biblioteche, ai grandi uffici pubblici, ecc.) sono fortemente concentrati nelle zone ad alta densità; con la scusa che non sarebbe redditizio investire in zone scarsamente popolate, di fatto si discrimina questa parte di popolazione, la quale di fronte alla mancanza di opportunità e la necessità di accedere a determinati servizi, reagisce spostandosi anch’essa verso i grandi centri urbani, aggravando la situazione delle grandi città del mondo che stanno letteralmente scoppiando. 

La nuova geografia umana proposta da Chávez mira a decongestionare le città, costruendo città a misura d’uomo (abbiamo già anticipato che approfondiremo il tema). La politica di Chávez sta pensando ad assicurare i servizi essenziali direttamente in loco, senza importare se la zona è scarsamente abitata. Per evitare che i giovani di Cocorote, che ho adottato come simbolo del riscatto dei piccoli centri, abbandonino la propria residenza, ad esempio per poter studiare, ecco che lo stato interviene a costruire in loco una moderna università. Ovviamente i frutti di questa politica non saranno visibili nel breve periodo, ma sortiranno effetti nel medio e lungo termine. 

Tabella 1
Popolazione nelle principali 13 città d’Italia e del Venezuela
Dati dei rispettivi censimenti del 2001
Italia
Venezuela
Città
Popolazione Censimneto 2001
Città
Popolazione Censimneto 2001
Roma
2.546.804
Caracas
2.762.759
Milano
1.256.211
Maracaibo
1.219.927
Napoli
1.004.500
Barquisimeto
895.989
Torino
865.263
Valencia
742.145
Palermo
686.722
Ciudad Guayana
646.541
Genova
610.307
Maturìn
404.649
Bologna
371.217
Maracay
396.125
Firenze
356.118
Barcelona
359.984
Bari
316.532
Cumana
304.823
Catania
313.110
Ciudad Bolivar
292.833
Venezia
271.073
Puerto la Cruz
206.957
Verona
253.208
Guarenas
188.135
Messina
252.026
Los Teques
178.702
13 Grandi Città
9.103.091
13 Grandi Città
8.599.569
Totale Italia
56.995.744
Totale Venezuela
23.054.210
% pop. 13 su Totale
15,97%
% pop. 13 su Totale
37,30%

È importante precisare che al progetto di aldee universitarie non sono interessate solo piccole e sperdute città, ma anche grandi città, come Caracas, dove le aldee sono già attive e dislocate sul territorio, al fine di decongestionare le università esistenti e trovare spazio per i nuovi iscritti.

Viene introdotto, dunque un concetto completamente nuovo. Fino all’avvento del governo Chávez, le università esistenti in Venezuela erano pochissime e concentrate nelle grandi città, con pochissimi posti a disposizione, rispetto alla popolazione e di fatto riservate solamente alle classi alte. Con l’avvento di Chávez viene introdotto il principio dell’accesso all’istruzione superiore ed universitaria per tutti e gratuita, attraverso le varie missioni e la costruzione dell’Università Bolivariana.

Con questa nuova missione si fa un notevole passo avanti per il concreto accesso  all’istruzione superiore: l’università arriva in ogni angolo del paese, cercando di rispondere anche ai bisogni formativi del territorio; nelle varie zone e regioni vengono istituite non solo università generalistiche (legge, economia, ingegneria, medicina ...), ma specifiche: se la zona è interessata dall’attività petrolifera o dall’attivtà agricola, o dal turismo, vengono creati corsi legati a queste attività.

È così che un cittadino della piccola provincia di Corocote, che mai prima di Chávez avrebbe sognato di poter accedere all’istruzione universitaria, oggi non solo ha tale possibilità, ma non dovrà neppure spostarsi per frequentare i corsi, perché l’unversità sarà costruita sotto casa!

6 – Spesa pubblica per l’istruzione in Venezuela

Investire in educazione e particolarmente in educazione superiore rappresenta la base per assicurare lo sviluppo di un paese. Il Venezuela è uno stato ricco di risorse; lo è sempre stato, però i proventi derivanti da queste ricchezze, finendo nelle mani di poche famiglie oligarchiche, non erano destinati ad investimenti produttivi e moltiplicatori qual’è l’investimento in educazione, per cui il Venezuela paese ricco si è trovato nel recente passato (Caracazo, 27/02/1989) a fare i conti con una popolazione che letteralmente moriva di fame e che come ultima spiaggia per sopravvivere non ha avuto altra scelta che l’assalto al forno, di manzoniana memoria o per dirla con termini non graditi al liberismo, ha dovuto far ricorso all’esproprio proletario, ossia per poter mangiare non ha avuto altra scelta che assaltare i negozi, saccheggiare quel poco che c’era da saccheggiare e molti sono morti sotto i colpi della repressione del Ministro della Difesa o degli Interni di turno. Migliaia e migliaia furono i morti del Caracazo, il cui numero effettivo non si è ancora accertato e probabilmente non si accerterà mai.

Dall’avvento di Chávez, i proventi delle risorse, in primis quelle petrolifere, sono state investiti in istruzione, salute, alimentazione, sviluppo dell’agricoltura e della produzione in generale.

Qualcuno semplicisticamente attribuisce la prosperità economica del Venezuela al petrolio ed ai prezzi alti di questo prodotto, per cui vaticina che quando i prezzi scenderanno il Venezuela avrà enormi problemi. Ciò potrebbe essere vero, però dobbiamo fare due considerazioni:
  • prima di tutto i prezzi petroliferi difficilmente potranno scendere sotto i trenta dollari e meno che meno alla vergognosa cifra di 7 dollari, quanto costava il petrolio venezuelano nel momento dell’insediamento di Chávez, nel 1999; anzi è possibile che ai ritmi della domanda esistente, presto il petrolio arriverà a 100 dollari; oggi siamo a circa 80 dollari;
  • in secondo luogo il governo sta investendo massicciamente proprio in istruzione ed attività destinate allo sviluppo endogeno, sostenibile e compatibile con l’ambiente e basato sui prodotti legati al territorio. Prima di Chávez, la spesa pubblica per l’istruzione rappresentava circa il 3% del PIL; con Chávez tale investimento è sempre stato superiore al 4%, per assestarsi ad oltre il 5% nel 2006 (Tabella 2). Per il 2007 dovrebbe crescere ancora, arrivando al 7%. Infatti, se prendiamo in considerazione il bilancio preventivo dello Stato (Tabella 3), la spesa pubblica relativa al ministero dell’Educazione e Sport, assieme a quella del Ministero dell’Educazione Superiore è del 24%. Praticamente in Venezuela quasi un quarto della spesa pubblica è investita in istruzione.
Tabella 2
Venezuela: spesa pubblica in Istruzione (% sul PIL)
Anni 1996 - 2006
Anno
Governo
% spesa per educazione su PIL
1996
Altri
2,2
1997
3,6
1998
3,4
1999
Governo Chávez
4,1
2000
4,5
2001
4,8
2002
4,8
2003
4,6
2004
4,9
2005
4,1
2006
5,1
Fonte: SISOV
Tabella 3
Venezuela: Bilancio Preventivo 2007
(Presupuesto 2007) 
N
Sector
Bolívares
%
Dólares
1
Ministerio del Interior y Justicia
25.301.157.375.413
21,97%
11.767.980.175
2
Ministerio de Educacion y Deportes
18.593.636.935.168
16,14%
8.648.203.226
3
Ministerio de Finanzas
17.472.678.008.588
15,17%
8.126.826.981
4
Ministerio de Educacion Superior
9.042.393.473.041
7,85%
4.205.764.406
5
Ministerio del Trabajo y Seguridad Social
8.799.093.500.000
7,64%
4.092.601.628
6
Ministerio de Salud
6.024.321.650.106
5,23%
2.802.010.070
7
Ministerio de Defensa
5.517.715.527.112
4,79%
2.566.379.315
8
Ministerio de Planificacion y Desarrollo
4.557.742.705.338
3,96%
2.119.880.328
9
Ministerio de Infraestructura
3.282.656.528.316
2,85%
1.526.816.990
10
Tribunal Supremo de Justicia
2.744.553.575.414
2,38%
1.276.536.547
11
Ministerio para la Vivienda y el hábitat
1.660.632.200.000
1,44%
772.387.070
12
Ministerio de Agriculturas y Tierras
1.109.516.729.050
0,96%
516.054.293
13
Rectificaciones al presupuesto
1.065.420.837.707
0,93%
495.544.576
14
Ministerio Participación y desarrollo social
1.051.661.360.000
0,91%
489.144.819
15
Ministerio de Alimentación
1.046.879.100.000
0,91%
486.920.512
16
Ministerio del Ambiente
882.221.441.324
0,77%
410.335.554
17
Ministerio de Ciencia y tecnología
842.059.680.020
0,73%
391.655.665
18
Consejo del Poder Electoral
776.415.100.000
0,67%
361.123.302
19
Ministerio para la Economía Popular
736.144.759.231
0,64%
342.392.911
20
Ministerio Publico
710.722.291.850
0,62%
330.568.508
21
Ministerio de la Cultura
627.208.075.000
0,54%
291.724.686
22
Ministerio de Industrias básicas y minería
626.806.900.000
0,54%
291.538.093
23
Ministerio de Relaciones Exteriores
541.510.500.000
0,47%
251.865.349
24
Ministerio de Energia y Petróleo
531.652.200.000
0,46%
247.280.093
25
Asamblea nacional
359.507.000.000
0,31%
167.212.558
26
Ministerio del Despacho de la Precidencia
324.906.300.000
0,28%
151.119.209
27
Ministerio de Comunicación e Información
311.477.800.000
0,27%
144.873.395
28
Ministerio Industrias Ligeras y Comercio
167.636.700.000
0,15%
77.970.558
29
Contraloría General de la República
135.294.100.000
0,12%
62.927.488
30
Vicepresidencia de la Republica
115.248.000.000
0,10%
53.603.721
31
Ministerio de Turismo
101.319.000.000
0,09%
47.125.116
32
Procuraduria General de la Republica
53.601.100.000
0,05%
24.930.744
33
Defensoria del Pueblo
40.647.400.001
0,04%
18.905.767
34
Superintendencia Nac. Auditoria Interna
20.643.400.000
0,02%
9.601.581
35
Consejo Moral Republicano
3.015.600.000
0,00%
1.402.605
Total
115.178.096.852.679
100,00%
53.571.207.838
Gasto Total Educación
(Min. Educación y Min. Educación Superior)
27.636.030.408.209
23,99%
12.853.967.632
Fonte: Elaborazione dati di fonte ONAPRE

L’istruzione è alla base dello sviluppo, per cui investendo in tale settore si sta lavorando per il futuro del paese. Chávez ripete spesso che il “Venezuela sarà, un giorno, una piccola potenza” e con questi numeri ci sono tutte le premesse. 

Non è ovviamente un caso che anche l’indice che misura lo sviluppo umano (che prende in considerazione numerosi parametri, economici, sanitari, educativi ...) per la popolazione venezuelana è in crescita. Le politiche economiche del governo Chávez hanno portato tale indice dallo 0,6917 del 1998 allo 0,8144 del 2005 e tutto lascia presupporre che continuerà a crescere. 


Fonte: SISOV

7 – Breve analisi della situazione italiana (Un breve esame comparato con l'Italia)

In Venezuela si stanno adottando politiche completamente differenti da quelle degli stati liberali. Pensando all’Italia, sembrano ormai lontani i tempi in cui l’accesso all’Università era assolutamente garantita a tutti, secondo i dettami della Costituzione, a partire dalla possibilità di iscriversi liberamente a qualsiasi facoltà, senza esami di accesso e sbarramenti inutili.

Anche quest’anno abbiamo assistito ad ogni forma di scandalo, fino ad arrivare ad università che hanno dovuto annullare e ripetere le prove attitudinali per l’accesso; il livello morale della società italiana è seriamente compromesso; la corruzione galoppa e l’operazione “mani pulite”, ormai lontanissima anche nel tempo, è stata solo un fuoco di paglia.

La storia ci ha insegnato che il degrado morale è compagno fedele del declino economico. Il destino dell’Italia, assieme a quello dell’occidente tutto, sembra segnato. Con politiche e politici che fanno finta che tutto scorra come sempre, che si azzuffano per un misero “tesoretto”, il paese sembra avviarsi verso un futuro negativo. Povera, patria! Povera, Italia! L'aspetto peggiore della vicenda è che certi politici pensano che manipolando qualche dato possono mettere a posto le cose!

L’ISTAT, ad esempio, continua a fornire dati sulla popolazione italiana a breve e medio termine fortemente discordanti da quelli previsti da istituti internazionali, primo fra tutti lo U.S. Census Bureau.

Oggi l’Italia ha circa 59 milioni di abitanti e secondo l’Istat scenderanno a 55 milioni nel 2050. Dagli USA diffondono dati per l’Italia più pessimistici: nel 2050 gli italiani saranno al limite dei 50 milioni (Tabella 4) con tutto il significato negativo che ne consegue. Come mai i dati dell’Istat sono cosi differenti? Sembra che qualcuno in Italia abbia interesse a diffondere dati meno allarmistici.

Il fenomeno del calo delle nascite e quindi del calo della popolazione riguarda in genere tutto l’occidente, però mentre vediamo che la popolazione italiana letteralmente crolla, in altri stati, che attualmente sono più o meno allo stesso livello popolazionale dell’Italia, nelle previsioni del U.S. Census Bureau per il 2050 non solo non diminuisce ma cresce, sia pure leggermente. E’ il caso della Francia che dai circa 63 milioni di oggi passerà a 69 milioni, o della Gran Bretagna che passerà da 60 a 63 milioni.

I politici italiani non si sono accorti neppure che adesso l’Italia ha solo 2 città con oltre un milione di abitanti; pochi anni fa erano 4! (Tabella 5). Ovviamente il calo non è il frutto di politiche tese ad evitare la concentrazione nelle grandi città, ma il frutto di una caduta delle nascite. Il numero complessivo della popolazione italiana è sostenuto solamente dall’emigrazione. I politici fanno finta di niente. Magari fanno finta di preoccuparsi solo delle pensioni, la cui spesa è troppo alta, dicono. Ma è veramente così alta rispetto agli altri paesi europei? Stando al Libro verde sulla spesa pubblica presentato dal Ministero del’Economia e delle Finanze il 6 settembre 2007, alla Tabella 1.2 [La spesa pubblica per funzioni principali nel 2004 (in % del PIL), pag. 24], troviamo la comparazione con gli altri paesi europei. Effettivamente se guardiamo il dato riferito alle pensioni, in Italia è più alto. Tale spesa, però  deve essere analizzata non isolatamente, ma nell’ambito della spesa sociale. Si scopre, così che la spesa sociale in Italia è più bassa rispetto agli altri paesi europei: per l’Italia la spesa sociale, nell’anno considerato (2004) era 26,3 conto il 32,6 della Francia, il 29,9 della Germania ed il 27,9 dei paesi dell’aerea Euro. Superfluo ogni commento. 

Tabella 4
Popolazione italiana fino al 2050
Fonti Census Usa e Istat Italia
Anno
 Fonte Census USA
 Fonte ISTAT Italia
2020
       57.028.224  
  59.050.757  
2030
       55.359.830  
  58.344.002  
2040
       53.231.891  
  57.375.107  
2050
       50.389.841  
  55.936.137  
Fonte: Elaborazione Attilio Folliero su dati di Fonti U.S. Census Bureau e Istat Italia

Popolazione nelle principali città italiane
Confronto 1990 - 2006
Grandi comuni
Popolazione residente al 31.12.1990
Popolazione residente al 31.12.2006
Dif. Assoluta
Dif %
Roma
2.800.883
2.705.603
-95.280
-3,4%
Milano
1.419.403
1.303.437
-115.966
-8,2%
Napoli
1.110.045
975.139
-134.906
-12,2%
Torino
1.020.114
900.569
-119.545
-11,7%
Palermo
710.168
666.552
-43.616
-6,1%
Genova
696.289
615.686
-80.603
-11,6%
Bologna
415.702
373.026
-42.676
-10,3%
Firenze
412.793
365.966
-46.827
-11,3%
Bari
347.383
325.052
-22.331
-6,4%
Catania
345.526
301.564
-43.962
-12,7%
Venezia
316.716
268.934
-47.782
-15,1%
Verona
259.075
260.718
1.643
0,6%
Totale
9.854.097
9.062.246
-791.851
-8,0%
Fonte: Elaborazione Attilio Folliero su dati di fonte Istat

Da un paio di decenni a questa parte, l’Italia è interessata a fenomeni di disaffezione alla politica. I grandi cambiamenti avvenuti a livello internazionale (leggasi crollo del muro di Berlino e fine della guerra fredda) hanno avuto grande influenza nella vita politica italiana, determinando la scomparsa di vecchi partiti e la creazione di nuovi.

La politica oggi legata ai principi del neo-liberismo, ha disatteso i bisogni del popolo e non poteva essere altrimenti. Fino a quando la politica appoggerà il principio economico neoliberale del massimo profitto, per la maggior parte della popolazione non ci saranno che sacrifici e peggioramenti nella qualità della vita.

Questo peggioramento è poco avvertito dagli insensibili partiti che si alternano al potere da 15 anni a questa parte. Centro-destra e centro-sinistra in realtà adottano le stesse politiche liberiste, anche se poi le decisioni più impopolari, da sempre, vengono fatte prendere sostanzialmente al centro-sinistra, i cui partiti controllando o meglio manipolando le grandi masse, frenano possibili reazioni spropositate. Vedasi base Nato di Vicenza, o i sacrifici per l’ingresso in “Europa” del primo governo Prodi, o la soppressione della scala mobile ad opera del governo del "socialista" Craxi.

Il popolo italiano sta arrivando ad un punto che non può obiettivamente sopportare la situazione e sicuramente siamo alla viglia di grandi tensioni, che esploderanno certamente nei prossimi lustri. Per il momento il popolo sta reagendo allontanandosi dai partiti tradizionali, appoggiando il personaggio emergente di turno (Mariotto Segni, Antonio Di Pietro, o Beppe Grillo).

C’è il pericolo che con l'approssimarsi di esplosioni sociali l’Italia possa avviarsi verso un “regime forte”, dopo oltre sessant’anni di falsa democrazia. Certo risulta difficile immaginare un regime più forte di quello attualmente in carica, portato avanti dal funzionario del Banco Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, l’attuale Ministro Padoa Schioppa! La democrazia rappresentativa è ovviamente una falsa democrazia ed è cosa ben differente dalla democrazia partecipativa. Avremo modo di approfondire i temi toccati.

Caracas, 02/10/2007
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