jueves, 22 de noviembre de 2012

I bassi prezzi del petrolio hanno influito sulla dissoluzione della Unione Sovietica

Attilio Folliero, Caracas 22/11/2012

Articulo en español

Nel programma "Dall'ombra" andato in onda ieri (21/11/2012) su Russia Today, il conduttore Daniel Estulin ha affrontato la questione del petrolio come arma letale. 

Secondo Estulin e il suo intervistato, James Norman, autore del libro "The Oil Card. Global Economic Warfare in the 21st Century" (in italiano: "La carta del petrolio. La guerra economica mondiale nel 21° secolo"), gli Stati Uniti ed i suoi alleati, tra cui l'Arabia Saudita, hanno spinto verso il basso i prezzi del petrolio dal 1980. I prezzi sono rimasti bassi per tutto il decennio degli anni ottanta, col fine di mandare in rovina l'ex Unione Sovietica.

L'Unione Sovietica dipendeva dalle vendite del suo petrolio per incamerare valuta estera necessaria per acquistare nel mercato internazionale grano e cibo per il popolo. Grazie ai bassi prezzi del petrolio, l'URSS è stata privata delle sue entrate in valuta estera. Gorbaciov, all'epoca presidente, non era in grado di acquistare grano ed alimenti in genere ed ha dovuto fare ricorso al prestito internazionale; in cambio dei prestiti si è impegnato a non usare la forza nel caso in cui fossero esplosi movimenti separatisti in alcune repubbliche dell'ex Unione Sovietica e in alcuni stati dell'Europa dell'Est.

Effettivamente, quando i movimenti nazionalisti hanno alzato la voce nei vari paesi dell'Europa dell'Est, il governo centrale dell'Unione Sovietica non interviene per reprimerli.

Alla fine tutti i regimi filosovietici sono caduti e la stessa Unione Sovietica si è dissolta. Praticamente i prezzi bassi del petrolio sono stati una delle principali cause della dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Secondo James Norman oggi i prezzi del petrolio sono spinti al rialzo per frenare l'ascesa della Cina. 

Il libro dimostra con dati e fatti che petrolio e politica sono strettamente vincolati.
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1 comentario :

  1. Io vorrei osservare che se è corretto quanto riferisce James Norman non è il prezzo del petrolio che ha fatto crollare l'Unione Sovietica, bensì l'incapacità di mietere al sio unterno cibo sufficiente per sfamare la popolazione.
    La Russia il terreno sufficiente ce l'ha. Infatti in alcuni anni addirittura di grano ne esporta. In altri, invece, se i raccolti vengono danneggiati, deve importarne, ma la cosa non è sistematica, come, forse, ai tempi di Gorbaciov.

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