domingo, 21 de diciembre de 2014

Cause e conseguenze dei prezzi bassi del petrolio. Gli USA all’attacco di Russia e Venezuela - Terza parte


Attilio Folliero e Cecilia Laya (*), Caracas 17/12/2014

Terza parte: L’attacco al Venezuela

Mentire è manipolare, veritare è rivoluzionare

Lunga coda in una farmacia di Caracas
Per il Venezuela, i prezzi bassi del petrolio determinano una situazione difficilissima, che potrebbe sfociare anche in forti tensioni sociali. L’economia venezuelana è fortemente legata al petrolio, anzi negli ultimi quindici anni è cresciuta la sua dipendenza dal petrolio.

Se analizziamo i dati dell’ultimo quarto di secolo (1989-2013), il Venezuela non è mai stato così dipendente dal petrolio come attualmente (Vedasi tabella 7).

Nel 1998, alla vigilia dell’avvento di Hugo Chavez al governo, le esportazioni di petrolio ammontavano a 12 miliardi di dollari; nel 2013 hanno superato gli 85 miliardi e nel 2012 erano arrivate ad oltre 96 miliardi. Quindi negli ultimi 15 anni si è registrato un considerevole aumento delle esportazioni di petrolio in termini economici, essendo aumentati i prezzi; è altrettanto vero, però che le esportazioni petrolifere rappresentavano meno del 69% delle esportazioni totali nel 1998, mentre nel 2013 rappresentano più del 96%. Oggi, a parte il petrolio, il Venezuela esporta ben poco, mentre importa tantissimo. Le importazioni sono passate dai 17 miliardi del 1998 agli oltre 65 miliardi del 2012; nel 2013 si sono contratte del 33%, passando appunto da 65 a 43 miliardi.

La riduzione dei quantitativi importati ha determinato una scarsità di beni sul mercato ed un forte aumento dell’inflazione. Ovviamente, non abbiamo ancora i dati del 2014, ma possiamo senza ombra di dubbio anticipare che le importazioni sono ulteriormente scese; ciò ha contribuito alla scarsità generalizzata di prodotti ed all’aumento vertiginoso dell’inflazione; quest’anno l’inflazione ufficiale sarà vicina al 100%; l’inflazione reale però è ben superiore, perchè l’inflazione ufficiale è calcolata tenendo in conto prodotti che nella realtà non si trovano e quindi il venezuelano è costretto a sostituirli con altri più cari o rocorrendo al mercato nero.
Tab 7
Esportazioni, Esportazioni petrolifere e Importazioni in Venezuela
Anni 1989-2013

Se il prezzo del petrolio continuasse a scendere, il Venezuela si ritroverebbe in seri problemi: minori entrate di dollari significa meno dollari destinati all’importazione e per conseguenza aumento dell’inflazione, impoverimento generale della popolazione e possibilità di forti tensioni sociali.

Inoltre, il governo venezuelano di fronte alla crescente necessità di introiti, ha fatto ricorso all’indebitamento; il debito, sia interno che estero è decisamente aumentato in questi ultimi anni, a fronte di una riduzione delle riserve internazionali (Vedasi Tab 8).

Nel 1998, anno anteriore all’avvento di Hugo Chavez al governo, il debito pubblico venezuelano era di 27 miliardi, che rappresentava il 30% del PIL; le riserve internazionali erano 14 miliardi e rappresentavano il 53% del debito; il debito estero era 23 miliardi e quello interno 4 miliardi.

Dal 1998 ad oggi, il debito estero è praticamente raddoppiato arrivando a 44 miliardi, alla data del 31 marzo 2014, ultimo dato disponibile; il debito interno è letteralmente esploso, arrivando a 77 miliardi di dollari. In totale, il debito pubblico venezolano al 31 marzo del 2014 era pari a 122,25 miliardi di dollari, il 58% del PIL stimato per l’anno 2014.

E’ bene precisare che che non solo il debito estero è contratto in dollari, ma anche quello interno è emesso in gran parte in dollari.

Le riserve internazionali, secondo l’ultimo dato disponibile (11/12/2014) alla data di stesura di questo articolo, erano 21,36 miliardi e rappresentano il 17% circa del debito totale. Ricordiamo che le riserve internazionali superavano i 43 miliardi alla fine del 2008, quindi si sono letteralmente dimezzate.
Tab 8
PIL, Debito pubblico e Riserve internazionali in Venezuela
Anni 1996-2014

Una annotazione riguardante il PIL. Nelle tabella 2 e 3 abbiamo considerato il PIL riportato dalla OPEC; nella Tabella 8 quello riportato dall’FMI. Nel corso degli anni e fino al 2011, i dati del PIL riportati dall’OPEC e dall’FMI sono sostanzilamente identici; per il 2012 ed il 2013 i dati differiscono. In Venezuela a partire dal 2012 si introducono vari tipi di cambio, che a volte sono modificati in corso d’anno; nel 2014 i cambi ufficiali diventano tre: il cambio a 6,30 (ossia 6,30 bolivares per un dollaro) utilizzato per le importazioni di prodotti di prima necessità (alimentari e medicine), poi c’è il cambio SICAD1 a circa 12 e il cambio SICAD2 a circa 50. L’OPEC per il 2013 ha utilizzato per la conversione in dollari del PIL venezuelano, ovviamente espresso in Bolivares il cambio a 6,04; mentre FMI utilizza una media; le stime per il 2014 sono riportate unicamente da FMI.

Si tenga anche presente che la Banca Centrale del Venezuela e gli altri organismi statali che diffondono dati, quest’anno stanno ritardando la pubblicazione dei dati. La banca centrale, alla data odierna, non ha emesso alcun dato sul PIL dell’anno in corso, quando in passato è sempre stata puntuale a diffonderli alla fine di ogni trimestre ed ogni semestre; è in ritardo di vari mesi sui dati dell’inflazione, quando negli anni scorsi, all’inizio di ogni mese forniva il dato del mese anteriore; l’Ufficio Nazionale del Credito Pubblico (ONCP) che fornisce i dati sul debito, dopo aver fornito puntualmente i dati del debito pubblico alla fine del primo trimestre del 2014 ha smesso di aggiornarli.

Riguardo il bilancio per il 2015, preparato a partire da giugno/luglio, il governo è stato molto cauto, prevedendo, come negli anni anteriori, un prezzo del petrolio a 60 dollari, ben al di sotto del prezzo (8) che aveva al momento in cui era predisposto il bilancio (Vedasi Tab. 9).

Tab 9
Prezzo del petrolio venezuelano, media OPEC, WTI e Brent
Periodo 2012-2014 (al 13/12/2014)

Quando si è cominciato a preparare il bilancio del 2015, i prezzi del petrolio erano ancora attorno ai 100 dollari, per cui ipotizzare un prezzo a 60 significava essere molto cauti; ma la realtà è riuscita a superare le previsioni più caute; a dicembre il prezzo del petrolio venezuelano è già mediamente al di sotto dei 60 dollari previsti nel bilancio per il 2015. Quindi se la tendenza al ribasso dovesse persistere, il governo si ritroverebbe a dover fare delle manovre correttive e probabilmente far ricorso a nuovi debiti, nel caso non volesse tagliare le spese previste.

In realtà il bilancio 2015 prevede già un forte indebitamento. La legge di bilancio è accompagnata dalla legge sull’indebitamento (9) e tale legge per il 2015 prevede:
  • Progetti per circa 59 miliardi di bolivares nei settori della difesa, dei trasporti, dell’ambiente, della cultura, della produzione, dell’energia elettrica, dell’agricoltura e della modernizzazione dei servizi doganali finanziati attraverso il ricorso al debito;
  • Il pagamento di debiti in scadenza pari a circa 51 miliardi di bolívares;
  • Circa 43 miliardi di debiti in scadenza saranno finanziati con nuovi debiti (una ristrutturazione del debito);
  • Emissione di Buoni del tesoro per circa 20 miliardi di bilivares (altro debito).
Il 15 diciembre, la Russia a causa della caduta dei prezzi del petrolio e la svalutazione della propia divisa, il rublo, ha deciso di rivedere il bilancio per il 2015, tagliando investimenti e spese del 10%. Al momento, il governo venezuelano continua a mostrarsi ottimista, ma se il prezzo dovesse continuare a scendere o rimanesse al di sotto dei 60 dollari per molto tempo, difficilmente potrebbe esimersi da tagli, o dal ricorso a nuove tasse, o dal ricorso a nuovi debiti, o tutti e tre gli strumenti contemporaneamente.

Intanto la moneta venezuelana, così come il rublo, continua a svalutarsi. Con il controllo del cambio, il prezzo ufficiale rimane fisso fino a quando non lo decide il governo. Maduro ha annunciato che sicuramente rivedrà il cambio SICAD2, attualmente a circa 50, mentre non sarà variato il cosiddetto cambio “Cencoex”, ossia il cambio praticato per l’acquisto di dollari destinati all’importazione di prodotti di prima necessità (alimenti e medicine).

Con il ribasso del prezzo del petrolio e la mancanza di dollari, per un cittadino venezuelano l’unico modo di rifornirsi di dollari (per proteggersi dalla inflazione e dalla svalutazione del bolivar) è attraverso il mercato nero, il cui prezzo è scandito dalle agenzie di cambio esistenti in Colombia, in particolare alla frontiera col Venezuela. In queste agenzie, fino al 2011 il Bolívar sostanzialmente era scambiato al doppio del cambio ufficiale; nel 2012, mentre il cambio ufficiale rimane fermo a 4,30 il cambio nelle agenzie di Cucuta (Colombia) passa da 9,46 a 17,43, con una svalutazione dell’84%; nel 2013 il cambio ufficiale si svaluta del 46,5%, passando da 4,30 a 6.30, il cambio parallelo passa a 64,10 con una svalutazione di quasi il 270%; nel 2014, si arriva ai tre cambi ufficiali: quello riservato alle importazioni di prima necessità (Cambio Cencoex), ai prodotti di media importanza (SICAD1) ed a quelli ritenuti meno importanti, come i biglietti aerei per voli internazionali (SICAD2); nel mercato nero il bolívar si svaluta di quasi il 180% arrivando a circa 180 bs per un dollaro (Vedasi tabella 10).

Se il prezzo del petrolio continuasse a scendere o rimanesse al di sotto dei 60, senza gli ingressi in valuta previsti, il governo potrebbe essere costretto a rivedere anche il cambio per le importazioni di prodotti di prima necessità. Se ciò avvenisse il Venezuela potrebbe ritrovarsi a fare i conti con esplosioni sociali; già oggi la situazione è diffcile con larghe file per comprare magari un paio di chili di farina di mais o un pacco di pannolini; molti prodotti sono introvabili da mesi, tipo il detersivo per lavatrice, il sapone, il deodorante, i tovaglioli di carta, i biglietti aerei per voli internazionali, lo zucchero, la carne e molti farmaci, tra cui anche quelli salvavita, come l’Eutirox che prendono le persone a cui è stata asportata la tiroide.

Tab 10
Cambio ufficiale e cambio parallelo del Bolivar
Periodo 2010-2014 (al 14/12/2014)

Indubbiamente la società va verso la dollarizzazione. La compravendita di dollari era un reato penalmente perseguibile, ma dal 24 marzo del 2014, con la legge che ha istituito il SICAD2, c’è stata anche la depenalizzazione del reato di compravendita del dollaro al mercato nero o parallelo, come si chiama in Venezuela.

Cartello in una agenzia viaggi
Da allora, molte transazioni si stanno facendo in dollari ed alla luce del sole; per esempio, gli affitti nelle zone bene di Caracas e la vendita dei biglietti aerei internazionali. Le agenzie di viaggio e le compagnie aeree vendono i passaggi aerei solo in dollari ed a prezzi enormemente maggiorati.

I cittadini del Venezuela quando acquistavano il biglietto aereo lo pagavano in bolívares ovviamente, essendo questa la moneta locale; le compagnie, poi ottenevano dal governo il controvalore in dollari. Il governo, non avendo soldi, ha smesso di pagare le compagnie e ad oggi si ritrova con debiti superiori ai 4 miliardi di dollari. Recentemente è intervenuta la IATA, l’Organizzazione del Trasporto Aereo Internazionale che ha invitato il governo a trattare con le compagnie. Nella pratica le compagnie non ricevendo il controvalore in dollari dal governo, hanno deciso di vendere i biglietti solo in dollari ed a prezzi enormemente maggiorati; queste multinazionali, col tacito consenso del governo, non solo stanno discriminando la popolazione favorendo solo l’alta borghesia ed escludendo tutti gli altri che non possono accedere al mercato nero per comprare i dollari, considerati i prezzi proibitivi (con uno stipendio minimo di 4.800 bolivares al mercato nero si comprano ormai 26 dollari circa; ma anche un altissimo funzionario, un professionista, un avvocato, un professore universitario che magari guadagna 20/30.000 bolivares al mese è escluso dalla possibilità di viaggiare, dato che alla fine lo stipendio si traduce in 100/150 dollari), ma si stanno anche rivalendo su chi acquista il biglietto per i debiti non pagati dal governo.

In sostanza, a parte i riccaccioni, l’alta borghesia, i ladri ed i bottegai speculatori che possono rubare impunemente ed accedere al mercato nero per comprare i dollari, a tutti gli altri cittadini le multinazionali del settore aereo, col tacito consenso del governo, negano il diritto a viaggiare.

Il Venezuela è una polveriera che può esplodere da un momento all’altro. È possibile una insurrezione popolare, tipo il “Caracazo” del 1989, ma con una differenza sostanziale. Nel 1989 ad esplodere fu soprattutto il sottoproletariato che viveva nelle fasce della miseria attorno alle città. Una esplosione sociale odierna riguarderebbe non solo le fasce più povere, ma anche le classi medie, i cittadini delle zone residenziali delle grandi città e perfino i professionisti, che fino a pochi mesi fa svolgevano una vita agiata ed oggi i loro ingressi a mala pena riescono a soddisfare le esigenze alimentari.

Il famoso giornalista e político Jose Vicente Rangel, già ministro della difesa e vicepresidente di Chavez da tempo sta avvertendo sulla possibilità di un colpo di stato e di esplosioni sociali (10). Il 14 dicembre intervistando il presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, gli ha chiesto cosa pensasse della possibilità di un colpo di stato e di una insurrezione popolare in Venezuela. Maduro, mostrando profonda ingenuità ha risposto che lui scarta la possibilità di un colpo di stato perchè la Forza Armata è leale alla costituzione; scarta anche la possibilità di una insurrezione popolare perchè da quindici anni il popolo appoggia la rivoluzione bolivariana; ha aggiunto di conoscere profundamente la realtà perchè lui viene dalla strada ed è in stretto contatto con il popolo.

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e Jose Vicente Rangel

Maduro sembra non rendersi conto che il colpo di stato, o meglio una ribellione militare potrebbe arrivare dai militari di sinistra, quelli che appoggiavano incondizionatamente Chavez. C’è scontento tra i militari su come sta attuando il governo ed il presidente lo sa benissimo, tant’è vero che per cercare di placare il settore militare, a settembre mentre aumentava gli stipendi di pensionati e lavoratori del 15%, alle forze armate concedeva un aumento del 40%.

Per contro, mentre aumentano i proclami a favore del governo da parte dell’oligarchia (11), aumentano sempre di più le critiche della sinistra e dell’estrema sinistra (12); nel popolo c’è malcontento e questo malcontento si è evidenziato nella marcia convocata dal governo il 15 diciembre scorso, in occasione dei 15 anni della costituzione bolivariana. La partecipazione alla marcia è stata alquanto deficitaria.

Le grandi marcie si concludono tutte nel centro di Caracas, e solitamente invadono la grande Avenida Bolivar e tutte le strade adiacenti, trasversali e perpendicolari. La marcia di lunedi non è riuscita a riempire neppure a metà la sola avenida Bolívar; stimiamo la partecipazione in non più di 70/80.000 persone, a dimostrazione che il popolo si sta allontanando dal governo (13).

Le azioni del governo venezuelano per contrastare la caduta del prezzo del petrolio

Ovviamente il governo venezuelano non è stato a guardare. Innanzitutto ha cercato di convincere i paesi OPEC e la Russia a ridurre la produzione e far risalire i prezzi; ma il tentativo è fallito e non poteva essere differentemente perchè – come visto sopra – una parte dei paesi OPEC (Arabia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e Libia) sono coivolti a lato degli USA nella guerra contro Russia e Venezuela. Che gli USA stiano conducendo una “guerra” contro Venezuela si comprende anche dalle recenti sanzioni imposte dal Parlamento statunitense a funzionari degl Governo e dell’Amministrazione pubblica venezuelana.

Il governo non volendo tagliare le spese sociali ed alla ricerca di nuove entrate, per il momento ha deciso di tassare settori fino ad ora esenti, come associazioni e fondazioni; ha deciso di tassare anche il ricco settore bancario, che dalla crisi bancaria del 1994 non ha più pagato tasse; è allo studio anche un possibile aumento delle aliquote IVA e del prezzo della benzina; ci saranno aumenti di tariffe in molti servizi; ad esempio a partire dal 27 dicembre ci sarà un aumento del 167% (da 1,5 bs a 4,0 bs) delle tariffe dei trasporti metropolitani.

Da qualche mese si discute anche l’aumento del prezzo della benzina, la più economica in assoluto al mondo e praticamente ragalata; il prezzo della benzina è fermo da decenni, quindi in teoria sarebbe giusto aumentarlo, almeno per coprire i costi di produzione. Il problema, però è che un aumento della benzina in questo momento già difficile farebbe aumentare i prezzi di tutti i beni e servizi, scatenando una ulteriore ondata inflazionistica. Quindi, con l’aumento della benzina a fronte di un vantaggio immediato che farebbe affluire soldi nelle casse dello stato, il governo per far recuperare potere d’acquisto a pensionati e salariati sarebbe poi costretto ad aumentare pensioni e stipendi, producendo alla fine un esborso maggiore degli introiti. Non aumentando eventualmente pensioni e salari si ritroverebbe a fare i conti con possibili disordini sociali. Dopo una lunga riflessione, Maduro ha deciso di congelare per il momento l’aumento del prezzo della benzina.

L’istituzione delle Zone Economiche Speciali

Il provvedimento più importante adottato fino al momento è un decreto legge del 18 novembre scorso (14) e finalizzato ad attirare capitali stranieri, in particolare cinesi.

Si tratta di una legge con la quale si istituiscono “Zone economiche speciali”, denominate “Zone di sviluppo strategico nazionale”; ogni zona avrà un coordinatore, nominato direttamente dal governo ed i guadagni generati dall’attività produttiva e commerciale di queste zone non confluiranno nel bilancio dello stato, ma saranno amministrati in modo speciale.

Chavez ha dovuto vibrare una lunga lotta contro l’oligarchia per far in modo che i guadagni di PDVSA (l’industria statale del petrolio) confluissero direttamente nel bilancio dello stato e non fossero amministrati in modo speciale; ha subito un colpo di stato che lo ha estromesso dal potere per due giorni (11/13 aprile 2002) e quasi ci rimetteva la vita; adesso, il suo successore trasforma intere zone del paese in aree ad amministrazione speciale, i cui introiti non confluiranno nel bilancio dello stato.

Inoltre, per favorire l’afflusso e l’esportazione di capitali, in queste zone sarà abolito il controllo del cambio; si potrà modificare l’aliquota della tassa sul reddito, l’IVA e le tasse d’importazione ed esportazione. Tra gli incentivi alle multinazionali che investiranno in queste zone è stato previsto anche un regime speciale e straordinario per la contrattazione dei lavoratori. Insomma le multinazionali che decideranno di investire in queste zone speciali del Venezuela oltre a pagare meno tasse ed imposte, potranno contrattare forza lavoro economica e da sfruttare come meglio credono, senza alcun limite.

Nel mondo esistono oltre 400 zone in cui il capitalismo attua impunemente, al di fuori di ogni diritto per il lavoratore. In Venezuela si stanno installando queste zone speciali nello stato Aragua, Carabobo, Tachira e possibilmente in altre regioni.

La Zona speciale di Puerto Cabello, regione Carabobo, si trasformerà in un immenso fornitore di materie prime (benzina, gas, plastica, resine, elettricità ed acqua) per le multinazionali cinesi che si installerano in questa zona.

La zona di Aragua offre alle multinazionali le miniere di nichel e di quarzo; anche alle multinazionali del settore tessile ed elettronico che si installeranno in questa zona sono offerte grandi agevolazioni.

Nel Tachira, si sta avviando la Zona Economica Speciale di San Antonio e Ureña, ai confini con la Colombia; in questa zona speciale l’attività commerciale sarà diretta soprattutto ai colombiani che potranno entrare in Venezuela ed effettuare acquisti direttamente in peso colombiano o dollaro.

A queste zone produttive speciali, si affiancheranno zone destinate all’alloggio dei nuovi schiavi, gli operai, ovvero le città costruite dalla “Gran Mision Vivienda”, finanziata con debito estero. Tale legge prevede infine anche la formazione tecnica di base degli operai. In sostanza alle multinazionali (cinesi) si offriranno le materia prime e tutte le agevolazioni, tra cui forza lavoro estremamente economica e formata per svolgere attività ripetitive con basso conoscimento tecnico.

La legge è disegnata su misura per il capitalismo cinese che quindi potrà estendere lo sfruttamento anche in Venezuela. E’ in definitiva una legge molto criticata da parte della sinistra marxista e chavista (15) perchè in effetti consegna la sovranità nazionale alle multinazionali che faranno confluire i propri capitali a cambio di sfruttamento, forza lavoro economica ed inquinamento.

Il governo venezuelano di fronte all’attacco dell’imperialismo statunitense aveva due alternative: fallire o diventare una colonia cinese. Ha scelto quest’ultima strada. All’imperialismo statunitense ha preferito l’imperialismo cinese.
Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 16/12/2014

(*) Attilio Folliero è un politologo italiano, residente a Caracas; laureato in Scienze Politiche all'Università "La Sapienza" di Roma ha insegnato tra l'altro "Teorie delle relazioni economiche internazionali" all'Università Militare di Caracas. Cecilia Laya è una economista venezuelana, laureata all'UCV di Caracas._______________________
Note e Fonti:

(8) Fonte dei prezzi del petrolio: Ministero del petrolio del Venezuela, Url: http://www.menpet.gob.ve/secciones.php?option=view&idS=45

(9) La legge sull’indebitamento per il 2015 è contenuta nella Gazzetta Ufficiale n. 40.559 del 10/12/2014, URL: www.datossobreeconomia.com/2014/12/consulte-la-gaceta-oficial-numero-40559.html

(10) Vedasi per esempio articolo “José Vicente Rangel advierte que la derecha prepara un golpe parlamentario similar al de Paraguay“, Url: http://umbvrei.blogspot.com/2014/08/jose-vicente-rangel-advierte-que-la.html

(11) Rafael Poleo, editore, político, esponente di spicco della destra venezuelana e riconosciuto agente della CIA che in passato aveva “avvertito” Chavez che sarebbe finito impiccato a testa in giù come Mussolini (Il suo intervento in Globivision, Url: www.youtube.com/watch?v=Sgkeo0Dl3lk),  il 17 novembre ha dichiarato che “rimuovere Maduro porterebbe al caos”, Url: www1.unionradio.net/exitosfm/visornota.aspx?id=17676, insomma sta dicendo ai suoi, alla destra che Maduro debe rimanere al suo posto; l’oligarga Lorenzo Mendoza si è seduto con Maduro per dialogare sulla pacificazione del paese (Mesas de paz); Maduro inoltre, per sua stessa ammissione, ha dichiarato di incontrare spesso il costruttore di origine ebrea Salomón Cohen (Impresa di costruzioni Sambil).

(12) Vedasi ad esempio i numerosi articoli di critica al governo che appaiono ogni giorno su Aporrea, url: www.aporrea.org o la critica espressa da chavisti come TobyValderrama ed il collettivo Antonio Aponte, autore della famosa rubrica “Grano de mais” nel diario Vea, o la attenta marxista Rosa Natalia.

(13) La Avenida Bolivar è lunga 2.000 metri e larga 60, per cui sono 120.000 metri quadri e considerando 4 persone per metro quadro, ai tempi di Chavez questa strada era capace di accogliere non meno di 480.000 persone; oggi erano abbastanza pieni i primi 300/400 metri dopo di che c’erano ampi vuoti; su questa base le nostre stime.

(14) Decreto Legge n. 1.425 pubblicato in Gazzetta Ufficiale Straordinaria della Repubblica Bolivarina del Venezuela n. 6.151 del 18/11/2014.

(15) Vedasi ad esempio articolo “La ley de zonas económicas especiales entrega la soberanía de la patria”, Url: http://trincheraderosas.blogspot.com/2014/11/la-ley-de-zonas-economicas-especiales.html
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