sábado, 29 de julio de 2017

Siccità e razionamento per tutti gli italioti, ma non per il Vaticano (Luigi Tosti)



Tutte le reti della RAI, alias Televaticano, e tutti gli organi di stampa asserviti come pecore alla Chiesa, al Papa di turno e al Vaticano, strombazzano ogni giorno i problemi della siccità e la necessità di ricorrere al razionamento.

Nessuno dice, però, che lo Stato del Vaticano non paga né le bollette dell'acqua, né le bollette della raccolta rifiuti dell'ACEA, né le bollette dell'energia perché i nostri augusti Politici, a cominciare da quel delinquente di Benito Mussolini, le pagano con i soldini dei contribuenti italioti i quali, guarda caso, le "loro" bollette sono costretti a pagarsele coi loro soldini, anche se in stato di più assoluta povertà.

Di più: la mistificazione della VERITA' da parte della RAI e degli organi di stampa è giunta al punto tale da diffondere la "notizia" che il Vaticano ha deciso di interrompere l'erogazione dell'acqua alle sue fontane: e questo per far credere agli italioti che il Vaticnao è "buono", che è "bravo", che è "sensibile", che è quello che dà sempre per primo il "buon esempio".

Che dire? Nient'altro se non che gli italioti si meritano questo ed altro. Ben venga dunque la siccità e ben vengano i cumuli di monnezza, sia a Roma, la capitale della Mafia & C., che in tutte le altre città degli italioti. Riporto per buona memoria qui di seguito un articolo tratto dal sito dell'UAAR.

Siccità: razionamento per tutti, ma per il Vaticano “tutto gratis”
di Roberto Grendene, Fonte: UAAR

Milioni di cittadini romani rischiano il razionamento idrico. Ma tra i destinatari dell’acqua erogata dall’Acea qualcuno è sempre stato più uguale degli altri. Non paga la bolletta e annaffia 23 ettari di lussureggianti giardini. In parte visitabili pagando un salato biglietto (esentasse), e in parte riservati alle meditazioni del pontefice. Meditazioni che beffardamente possono diventare propaganda generica di una vita povera e onesta. O propaganda del momento: farsi passare come benefattori spegnendo per qualche giorno fontanedove scorre acqua pagata probabilmente da chi davvero conduce una vita povera e onesta.

Già, per i suoi 44 ettari di superficie la Città del Vaticano, in base all’articolo 6 dei Patti Lateranensi, scroccaall’Italia «un’adeguata dotazione di acque in proprietà». Non solo: anche l’energia è gentilmente offerta dai contribuenti. Un totale stimato in 5 milioni l’anno di costi pubblici a favore di uno degli stati proporzionalmente più ricchi del pianeta e contemporaneamente più povero in termini di diritti.

Ma i governi italiani vanno addirittura oltre gli onerosi vincoli di fascista memoria dei Patti Lateranensi. Quando nel 1999 l’azienda idrica romana Acea fu quotata in borsa, ci pensò il governo a pagare i 25 milioni che la società chiedeva al Vaticano per arretrati non legati all’effettivo utilizzo di acqua, quali la manutenzione delle fognature e la gestione dei liquami. Per pagare il conto del Vaticano anche negli anni a venire, poi, la legge finanziaria per il 2004 fissò un versamento annuo all’Acea di 4 milioni di euro.

In tempi di crisi i privilegi e le immunità risaltano per la loro plateale ingiustizia sociale: da un lato onesti contribuenti che pagano l’acqua e conseguentemente ne limitano i consumi per non gravare sul bilancio familiare. Dall’altro una lussuosa e religiosa enclave che può permettersi sprechi, tanto pagano i contribuenti di cui sopra. Sia chiaro: la responsabilità non è tanto degli scrocconi di turno, ma è principalmente di una classe politica clericale che non prende in esame la riforma costituzionale più ragionevole e necessaria: abolire il Concordato e gli anacronistici privilegi e immunità su base religiosa che si porta appresso, in tutta evidenza incompatibili con i principi di una democrazia liberale.
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