Angela Nocioni, Liberazione, 20/11/2007
L'eroe della "revolución bonita" contro la riforma costituzionale
Venezuela, Baduel critica Chavez: «Così si tradisce la rivoluzione»
Angela Nocioni. Caracas. Eccolo qui "il cavallo di Troia della rivoluzione". Così lo chiamano nei circoli chavisti gli stessi che fino a ieri lo osannavano come "l'eroe del Venezuela bolivariano". Teso, apparentemente sfinito, il generalissimo Raul Isaías Baduel soppesa le parole: «La rivoluzione sta diventando un progetto di potere senza controlli né contrappesi. Le modifiche alla Costituzione sono un passo molto grave verso l'autoritarismo. Attribuiscono al presidente poteri che sono del popolo». Ha la voce rotta, il generale. «Non abbiamo vissuto per questo. Non abbiamo combattuto per questo - dice - il progetto bolivariano è un sogno di liberazione, non un regime autoritario. La rivoluzione ha tradito se stessa. Questa deriva va fermata. Con metodi pacifici. L'unico strumento utile in mano al popolo è il voto. Chiedo ai venezuelani di partecipare al referendum del 2 dicembre sulla nuova Costituzione e di votare No». Baduel parla con l'amarezza del militare trattatato da traditore. Amico storico del presidente Chávez, ex capo dell'esercito ed ex ministro della difesa, è il primo critico interno di rilievo con cui il presidente venezuelano si trova a fare i conti. Le seconde file del governo gli hanno detto di tutto. Che è un venduto. Una spia. Un servo dell'opposizione. Chávez però fa fatica a liquidarlo in due parole. Baduel è molto amato nelle forze armate, adorato tra i militanti di sinistra nell'esercito. Ed è forse l'unico, nel chavismo, a non vivere della luce riflessa del presidente. segue a pagina 8


















